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Auto: garanzie pubbliche a Fca ma anche alla componentistica

Imagoeconomica

Quando si parla del prestito da 6,3 miliardi di euro di Intesa Sanpaolo a Fca su cui il gruppo automobilistico ha chiesto la garanzia pubblica di Sace, ossia in ultima istanza del ministero dell’Economia, è necessario ragionare in modo molto concreto e legarlo alla dimensione e alle caratteristiche della occupazione manifatturiera in Italia. Si deve ragionevolmente evitare di assumere posizioni pregiudizialmente negative in termini di garanzie statali su prestiti a gruppi che hanno sedi fiscali all’estero.

In particolare, sulla vicenda dei prestiti a gruppi industriali credo sia corretto ragionare in una logica di filiera e valutare l’impatto sull’occupazione italiana delle diverse filiere produttive nel loro complesso. Se ad esempio si considera il settore automotive, non si può prescindere dall’importanza che ha per il nostro Paese la componentistica auto.

Le garanzie statali ai prestiti industriali vanno assicurati al complesso della struttura della filiera produttiva, più che alla posizione di una singola Holding. Io penso che la Fiat da anni non sia più un’azienda italiana. Fca ha sede legale a Londra e sede fiscale in Olanda. Va trattata come altri investitori industriali che hanno fabbriche e danno lavoro in Italia. Quindi se c’è una garanzia statale per un prestito ci devono essere contro garanzie che gli investimenti conseguenti vengono fatti in Italia.

Resta aperta la questione della concorrenza fiscale tra Stati che hanno in tasca la stessa moneta. Se la moneta è la stessa anche i trattamenti fiscali e societari devono essere omogenei e se vi devono essere zone franche devono essere condivise e avere una finalità strategica per l’intera area euro comunitaria.

[Leggi anche: Borsa, Fca dribbla le polemiche e vola con Ferrari]

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