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Atlantia in Alitalia per fare pace con il Governo?

FIRSTonline

Per il salvataggio di Alitalia si intensificano i contatti fra il Governo e Atlantia. La sterzata dell’esecutivo rischia di essere una mossa obbligata, perché è chiaro ormai che un intervento congiunto di Ferrovie e Delta – finora l’ipotesi più concreta – non sarebbe sufficiente a coprire per intero il capitale della compagnia aerea, nemmeno se lo Stato convertisse in azioni tutti i soldi prestati all’aviolinea. D’altra parte, il Governo vuole anche evitare di cedere alle pressioni di Lufthansa, che per salvare Alitalia pretende l’uscita completa dello Stato dal capitale e soprattutto vuole un pesante piano di esuberi.

Di qui la decisione di cambiare rotta. In passato, la holding della famiglia Benetton – che controlla, fra l’altro, Aeroporti di Roma – è già intervenuta due volte in favore della compagnia aerea, rimettendoci non pochi soldi. Stavolta le prospettive finanziarie non sono migliori, anche perché Alitalia continua a perdere quote di mercato all’aeroporto di Fiumicino, ma un eventuale accordo avrebbe un importante valore politico, perché consentirebbe ad Atlantia di riallacciare i rapporti con il Governo, ancora ai minimi termini dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, avvenuto lo scorso agosto. In sostanza, Atlantia potrebbe accettare di sacrificare una parte del proprio fatturato per tutelare il suo business più produttivo, quello di Autostrade per l’Italia, a cui il Movimento 5 Stelle vorrebbe ritirare la concessione.

Il problema è che bisogna correre: fra due mesi Alitalia dovrà restituire il prestito ponte, altrimenti Bruxelles aprirà una procedura d’infrazione per aiuti di Stato.

Il governo non ha tempo da perdere anche perché il 26 maggio si terranno le elezioni europee e il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, non può presentarsi alle urne con Alitalia vicina al crack. Su questo dossier il capo politico grillino ha investito una buona dose della propria credibilità politica, spingendo negli ultimi mesi per il passaggio di una quota di controllo allo Stato e la creazione di una cordata che avrebbe dovuto comprendere anche EasyJet, la quale però nel frattempo si è ritirata dalla partita.

La trattativa non è semplice, anche perché il management di Atlantia potrebbe non essere ben disposto al negoziato dopo i ripetuti attacchi a Castellucci da parte dei 5 Stelle. Per questo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, potrebbe decidere di gestire la questione in prima persona.

“Faremo a breve una riunione a Palazzo Chigi perché dobbiamo chiudere quel dossier – ha confermato martedì il capo del Governo – I ministri competenti, in particolare il ministro Di Maio, con il coinvolgimento del ministro dell’Economia ci stanno lavorando. È un dossier molto complesso, che richiede una pluralità di sensibilità e competenze, anche quella dei Trasporti. Per le conclusioni faremo sicuramente un tavolo a Palazzo Chigi. Noi vogliamo rilanciare la compagnia di bandiera, ma lo vogliamo fare con un piano industriale e stiamo lavorando a questo”.

Intanto, giovedì i sindacati avranno un incontro informale con i commissari straordinari della compagnia. E già minacciano una nuova mobilitazione se il Governo non li convocherà al più presto per coinvolgerli nella trattativa.

AGGIORNAMENTO

Tra Atlantia e Ferrovie dello Stato non si è svolto alcun colloquio in merito a una partecipazione al salvaggio di Alitalia. Lo ha detto all’agenzia Reuters il presidente di Atlantia, Fabio Cerchiai, a margine dell’assemblea annuale di Cerved.

“Ci sono stati degli incontri tecnici tra ADR e Ferrovie dello Stato perché ADR gestice lo scalo hub di Alitalia – ha spiegato – ma nessun colloquio in merito a quello che si legge sui giornali. A me non risulta alcun incontro”.

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Categories: Finanza e Mercati