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Armstrong, quanto costano le confessioni? Almeno 10 milioni di euro, ma potrebbero diventare 100

Preso atto delle confessioni, che tuttavia tutta la stampa mondiale ha giudicato colpevolmente parziali e non accompagnate da un sincero pentimento, adesso per Lance Armstrong è il momento del conto. E per l’ex campione (o sarebbe meglio dire mai campione?) rischia di essere davvero salatissimo. Una dignità non del tutto riacquistata, e per giunta a carissimo prezzo: è l’ironia del destino che tocca impietosamente all’ex ciclista, uomo, marito e padre perfetto, amato e difeso da tutti, e che nel 2001 era arrivato persino al punto di realizzare per conto dello sponsor Nike un video-choc per una campagna contro il doping.

Non sarà tuttavia solo Nike, che lo ha già ripudiato a ottobre, a battere cassa: solo a giornali, federazioni sportive, comitato del Tour de France (che aveva vinto, barando, per 7 volte) e assicurazioni, l’impostore texano dovrà sborsare una somma vicina se non superiore ai 10 milioni di euro. Per fare solo un esempio, l’assicuratore statunitense SCA Promotions vorrebbe recuperare i circa 5,5 milioni di euro versati ad Amstrong dopo la vittoria della Grande Boucle del 2004.

Ma non è tutto: le ammissioni pubbliche, avvenute la scorsa settimana al microfono di Oprah Winfrey, costeranno ancora di più tra richieste di risarcimento danni e interessi. Dopo la rinuncia alla difesa contro le accuse dell’Agenzia antidoping americana (Usada), gli sponsor si erano limitati a risolvere i contratti, con una perdita economica stimata da Forbes nell’ordine dei 115 milioni di dollari complessivi, di cui 30 milioni per la sola Nike, uno dei principali partner del ciclista. Ma adesso l’imbroglio confessato potrebbe portare tali aziende a chiedere un risarcimento per i danni d’immagine, anche se il percorso giudiziario sarebbe lungo e tortuoso.

Il pericolo più grosso per il fondatore di Livestrong arriva invece proprio dal suo sponsor storico, quella Us Postal Service che dando il nome alla squadra di Lance ha legato il proprio marchio alla maggior parte dei suoi trionfi. Le Poste americane contribuirono infatti per il 65% al budget del team tra il 2001 e il 2004, all’apice dell’era Armstrong, con un contributo di 32 milioni di euro, un’enormità senza precedenti per una compagine a due ruote. Ora l’ente, che oltre Oceano è statale, potrebbe unirsi all’ex compagno Floyd Landis (anche lui reo confesso) nel costituirsi parte civile nel processo contro il capitano del team, chiedendo il risarcimento dei danni.

E in quel caso per l’uomo che sconfisse un cancro ai testicoli sarebbero davvero dolori: la legge statunitense, detta False Claims Act, prevede infatti che la violazione di un contratto stipulato con un’azienda pubblicata obblighi il colpevole a restituire la somma ricevuta moltiplicata per tre. Ossia, calcolatrice alla mano, quasi 100 milioni di dollari: 96 milioni per la precisione, ovvero l’intero patrimonio del texano, stimato esattamente in quella cifra.

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