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Alluvione in Emilia Romagna più veloce dello Stato: il Piano per il clima e l’energia ancora non c’è

Screenshot - FIRSTonline

L’alluvione in Emilia Romagna è stata più veloce dello Stato. Molto più veloce della burocrazia e degli studi per prevenire i disastri o, almeno, limitarne i danni. E’ da tempo che l’Italia è senza un Piano clima, sebbene entro giugno 2024 bisogna consegnare alla Commissione europea un testo organico, integrato per fronteggiare il cambiamento climatico: si chiama Pniec.  Le bozze girano ormai da anni tra i Ministeri per giungere alla stesura finale. L’ultimo predisposto è del 2020, contiene 5 macro aree, dalla decarbonizzazione, alla ricerca, agli effetti territoriali, all’innovazione e competitività. Ma è come un pacco di carta bianca. Perché? Perché gli obiettivi energetici e di riduzione dei gas serra riportati nel documento non rispettano i parametri europei. In teoria il Piano contiene più di 350 azioni da mettere a terra, come usa dire oggi. In pratica non ne è stata avviata nessuna. Si parla, per esempio, di energia da rinnovabili per ridurre le emissioni climalteranti. Per l’Ue entro il 2030 si devono ridurre del 55%. Quelle italiane a fine 2021 erano scese soltanto del 20%. Nei prossimi sette anni, quindi, bisogna fare un miracolo per arrivare al 55%. Intanto i privati si muovono più dei poteri pubblici investendo soldi propri.

Il pianeta mostra le sue ferite

Il Professor Antonello Pasini nell’intervista a FIRSTonline dell’altro giorno ci ha ricordato come i gas serra hanno effetti rilevanti su tragedie come quella dell’Emilia Romagna. ” Bisogna limitare le emissioni dei gas serra per evitare situazioni anche peggiori ” ha detto. E tranne qualche voce contraria in questi giorni convulsi, tecnici e scienziati, convergono tutti su un punto che potremmo sintetizzare come il pianeta malato che mostra le sue ferite. Per il Premio Nobel Giorgio Parisi al punto in cui siamo- oggi, domani chissà- c’è bisogno di un Piano mondiale contro i cambiamenti climatici. Una strategia globale che coinvolga anche India e Cina, le quali per mantenere i rispettivi PIL non si danno cura dell’ambiente. Il Prof Parisi sa benissimo che mentre auspica un Piano mondiale, il suo Paese non riesce ad andare al di là di bozze e documenti pasticciati. Anzi, a dirla tutta il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che in Emilia Romagna c’è stato un evento estremo che col cambiamento climatico dovuto al riscaldamento terrestre si può ripetere”. In altre parole è consapevole il Ministro che l’aggiornamento del Pniec è una priorità assoluta che può aiutare a non morire per l’acqua alta, il fango, le frane. Il tragico è che dinanzi ai morti (speriamo siano davvero gli ultimi) abbiamo in mano solo carte, programmi elettorali, Commissari all’emergenza e soldi non spesi. È lo stesso Pichetto a mettere in evidenza che di 126 miliardi dei fondi europei 2014-2019 per il dissesto idrogeologico, la spesa consuntivata è stata appena del 34%. D’accordo, lui non c’era, ma ora si. Nel Pniec da rivedere c’è scritto che “si presterà la dovuta attenzione per assicurare la compatibilità tra gli obiettivi energetici e climatici e gli obiettivi di tutela del paesaggio, di qualità dell’aria e dei corpi idrici, di salvaguardia della biodiversità e di tutela del suolo. Gli interventi necessari per la crescente decarbonizzazione del sistema richiedono impianti e infrastrutture che possono avere impatti ambientali”. E’ stato scritto al Ministero. Quindi ? Ca van san dire.

Il Piano clima sia rapido e concreto

L’Emilia Romagna ha il 15% del territorio ad elevata pericolosità. Sono numeri che vengono fuori sempre dopo i disastri. Annunciati o no che fossero, ce lo ripetiamo da 30 anni osservando un Paese che crolla e che il centrodestra governa in modo approssimativo e confuso. La retorica patriottica non mette al sicuro i suoi cittadini. In questo la sinistra, ahinoi, non è senza colpe.Dopo quello che stiamo vedendo tra Bologna e la riviera adriatica viene da chiedersi a cosa serve un Ministero dell’Ambiente così gestito se sette mesi dopo il cambio del titolare non si ha notizia di un piano di lavoro (anche minimo) per prevenire le emergenze ambientali ? Se questo piano c’è (oltre alla bozza farlocca del Pniec) sia reso pubblico e se ne prenderà atto. Sarebbe sin troppo facile e aspro dubitare delle capacità del Ministro e non porterebbe a nulla di buon. Anche perchè prima di lui c’è stato chi non ha temuto di fare di peggio, cancellando strutture emergenziali solo perchè create da leader “nemici”. Il punto è che quanto prima il governo di Giorgia Meloni nella sua interezza e il Ministro Pichetto Fratin nella sua precisa responsabilità, stabiliscano priorità, tempi e lavori da farsi, meglio è per tutti. L’unica cosa che ha fatto il Ministero dell’Ambiente sul Pniec, è il questionario online per raccogliere pareri e indicazioni da cittadini, imprese, associazioni. Il questionario scade il 26 maggio, ma dopo c’è un altro anno di tempo per la stesura definitiva e presentarlo a Bruxelles a giugno del 2024. Se lo si porta prima di sicuro non lo rimanderanno certo indietro, dopo le devastazioni delle Marche, di Ischia, dell’ Emilia Romagna prima e seconda alluvione. Il centrodestra nel suo programma elettorale aveva individuato la tutela del territorio come primo intervento da compiere ed era arrivato al governo del Paese. Da ultimo, l’impatto dei cambiamenti climatici ci ricordano i fatti dell’Emilia Romagna ha spiegato il Ministro Pichetto Fratin ad un convegno sulla sicurezza energetica. “ L’obiettivo – ha aggiunto – è globale, non ci interessa essere noi una best-practice. O raggiungiamo tutti il risultato o le conseguenze le abbiamo di fronte a noi”. Purtroppo di best practice in sette mesi non se n’è vista nessuna. E per quanto in Emilia-Romagna ci sia stato un evento eccezionale, la Nazione tanto celebrata dalla premier piange altre vittime innocenti.

L’Emilia Romagna ha il 15% del territorio ad elevata pericolosità. Sono numeri che vengono fuori sempre dopo i disastri. Annunciati o no che fossero, ce lo ripetiamo da 30 anni osservando un Paese che crolla e che il centrodestra governa in modo approssimativo e confuso. La retorica patriottica non mette al sicuro i suoi cittadini. In questo la sinistra, ahinoi, non è senza colpe.Dopo quello che stiamo vedendo tra Bologna e la riviera adriatica viene da chiedersi a cosa serve un Ministero dell’Ambiente così gestito se sette mesi dopo il cambio del titolare non si ha notizia di un piano di lavoro (anche minimo) per prevenire le emergenze ambientali ? Se questo piano c’è (oltre alla bozza farlocca del Pniec) sia reso pubblico e se ne prenderà atto. Sarebbe sin troppo facile e aspro dubitare delle capacità del Ministro e non porterebbe a nulla di buon. Anche perchè prima di lui c’è stato chi non ha temuto di fare di peggio, cancellando strutture emergenziali solo perchè create da leader “nemici”. Il punto è che quanto prima il governo di Giorgia Meloni nella sua interezza e il Ministro Pichetto Fratin nella sua precisa responsabilità, stabiliscano priorità, tempi e lavori da farsi, meglio è per tutti. L’unica cosa che ha fatto il Ministero dell’Ambiente sul Pniec, è il questionario online per raccogliere pareri e indicazioni da cittadini, imprese, associazioni. Il questionario scade il 26 maggio, ma dopo c’è un altro anno di tempo per la stesura definitiva e presentarlo a Bruxelles a giugno del 2024. Se lo si porta prima di sicuro non lo rimanderanno certo indietro, dopo le devastazioni delle Marche, di Ischia, dell’ Emilia Romagna prima e seconda alluvione. Il centrodestra nel suo programma elettorale aveva individuato la tutela del territorio come primo intervento da compiere ed era arrivato al governo del Paese. Da ultimo, l’impatto dei cambiamenti climatici ci ricordano i fatti dell’Emilia Romagna ha spiegato il Ministro Pichetto Fratin ad un convegno sulla sicurezza energetica. “ L’obiettivo – ha aggiunto – è globale, non ci interessa essere noi una best-practice. O raggiungiamo tutti il risultato o le conseguenze le abbiamo di fronte a noi”. Purtroppo di best practice in sette mesi non se n’è vista nessuna. E per quanto in Emilia-Romagna ci sia stato un evento eccezionale, la Nazione tanto celebrata dalla premier piange altre vittime innocenti.

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