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Abi-sindacati, contratto bancari congelato: tre mesi per trattare

L’Abi ha dato disdetta del contratto collettivo nazionale dei bancari a partire dal prossimo 31 dicembre 2014, ma la trattativa – interrotta lo scorso 25 novembre – sarà riaperta e prolungata di altri tre mesi. Nella lettera inviata ieri ai sindacati al termine della riunione del Comitato esecutivo, l’Associazione scrive che “in caso di mancato accordo” il contratto “sarà disapplicato dal primo aprile 2015”. 

LA POSIZIONE DELL’ABI

Nel testo, firmato da Giovanni Sabatini e da Alessandro Profumo, rispettivamente direttore generale e presidente del comitato per gli affari sindacali e del lavoro, l’associazione ribadisce la “volontà di arrivare a una sintesi tra le varie posizioni”, ricordando come il settore sia in una fase di trasformazione caratterizzata “da una grave caduta della redditività” e dalle “innovazioni in essere dal lato regolamentare e da quello tecnologico”. Profumo e Sabatini sottolineano quindi che il nuovo contratto deve “riflettere i cambiamenti strutturali in atto nel settore e la progressiva differenziazione dei modelli organizzativi”.

Per l’Abi, “l’obiettivo è dunque quello di stipulare un accordo che, in un’ottica di sostenibilità, possa conciliare le esigenze di recupero di redditività e di crescita della produttività a livello aziendale e di Gruppo con la tutela dei salari dall’inflazione e il sostegno all’occupazione, con un’attenzione particolare rivolta a misure più incisive sul fronte del lavoro giovanile”.

La disdetta del contratto “avviene a fine anno perché non si poteva più andare avanti con le proroghe – ha spiegato Profumo –, ma non lo disapplicheremo fino al 31 marzo, con la volontà, non a qualsiasi costo e non a qualsiasi prezzo, di arrivare alla conclusione del nuovo contratto. Il fatto di avere altri tre mesi per discutere credo sia estremamente importante, sapendo che sono tre mesi e non sono di più”.

LA REAZIONE DEI SINDACATI

Secondo Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato di maggioranza dei lavoratori bancari, “l’Abi ha paura di prendersi, di fronte alla classe politica e all’opinione pubblica, la responsabilità di una rottura a causa di posizioni esasperate e intransigenti rispetto ad esempio al tfr, agli scatti d’anzianità e alla stabilità occupazionale dei 309mila addetti del settore e alle politiche occupazionali giovanili. La nota dell’Abi diffusa ieri parla di perdita di redditività delle banche e di nuove tecnologie che incombono: noi rispondiamo che nelle banche ci sono manager profumatamente pagati per trovare delle soluzioni organizzative e non per scaricare i problemi sulle spalle dei lavoratori”.

Il sindacalista sostiene “che la rivendicazione delle banche sia tutta di carattere politico e la ventilata riduzione dei costi rappresenti esclusivamente un alibi per ottenere, invece, la destrutturazione del contratto nazionale e della busta paga dei dipendenti. A breve inizieranno le assemblee dei lavoratori, che sicuramente capiranno i pericoli di quest’attacco ai loro diritti senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali di settore”.

Per Massimo Masi, numero uno della Uilca, “bloccando gli scatti di anzianità e riducendo i tfr è proprio i giovani che si vanno a colpire. E teniamo conto che già oggi i nuovi assunti hanno uno stipendio più basso del 18%” rispetto ai minimi contrattuali.

I TEMI DEL CONFRONTO

L’anno scorso la categoria è tornata a scioperare dopo 13 anni e una nuova mobilitazione è attesa per fine gennaio (probabilmente il 30). Fin qui, la trattativa ha registrato un solo passo avanti: poiché i prezzi non crescono (anzi, alcune città sono in deflazione), i lavoratori hanno ridotto le loro pretese di adeguamento in busta paga da 175 a 130 euro. Ma siamo ancora lontanissimi dall’accordo, visto che le banche non intendono andare oltre i 53 euro lordi al mese. Altre questioni al centro del confronto sono gli scatti di anzianità, il meccanismo di rivalutazione del tfr, l’area contrattuale e gli inquadramenti.

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