La Cina torna ad accelerare sui mercati internazionali. A giugno le 出口 hanno raggiunto il valore record di 412,39 miliardi di dollari, con una 27增长% rispetto allo stesso mese del 2025. Un risultato nettamente superiore al rialzo del 18,2% previsto dagli analisti e il migliore degli ultimi quattro mesi. La corsa delle vendite all’estero conferma quanto il settore manifatturiero cinese continui a fare affidamento sulla domanda globale, mentre l’economia interna resta frenata dalla debolezza dei consumi e dalla lunga crisi del comparto immobiliare. A sostenere le spedizioni sono soprattutto i semiconduttori, l’hardware collegato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e, sempre più, l’industria automobilistica.
Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni cinesi hanno raggiunto complessivamente 2.120 miliardi di dollari, il 17,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un’espansione che mantiene Pechino sulla traiettoria per chiudere il secondo anno consecutivo con un avanzo commerciale superiore al trilione di dollari.
Cina: il surplus sale a 125,6 miliardi di dollari
La maggiore spinta dell’export si è tradotta in un avanzo commerciale mensile di 125,62 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 105,4 miliardi di maggio e ai 113,89 miliardi registrati un anno prima. Il dato ha superato anche la stima di 121 miliardi formulata dagli economisti. A crescere con forza sono state anche le 进口, balzate del 36% su base annua, contro il 24% atteso. Si tratta dell’incremento più elevato degli ultimi cinque anni, ma non necessariamente del segnale di una ripresa generalizzata della domanda domestica.
Una parte importante dell’aumento deriva infatti dal rincaro e dalla maggiore domanda di componenti elettronici. Le importazioni dalla Corea del Sud, uno dei principali produttori mondiali di chip, sono aumentate dell’85%, mentre quelle da Taiwan sono salite del 41,1%.
Nel solo mese di giugno la Cina ha esportato circa 32 miliardi di circuiti integrati. Gli investimenti globali nell’intelligenza artificiale stanno così offrendo una sponda alle fabbriche del Paese, compensando almeno in parte la stagnazione di altri settori dell’economia.
Cina: la crescita dipende sempre di più dai mercati esteri
Dietro i numeri record emerge però uno squilibrio. La produzione cinese continua a espandersi più velocemente della capacità del mercato interno di assorbirla. Nei primi quattro mesi dell’anno le esportazioni hanno rappresentato il 24% delle vendite complessive dell’industria manifatturiera, la quota più alta dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001. Nel 2019 il rapporto era fermo al 18,3%. Anche gli scambi con gli Stati Uniti hanno continuato a crescere nonostante le tensioni commerciali. A giugno le esportazioni cinesi verso il mercato americano sono aumentate del 13,9%, raggiungendo 43,5 miliardi di dollari. Il surplus commerciale nei confronti di Washington si è attestato a 28,9 miliardi.
La forza delle vendite internazionali offre quindi un sostegno decisivo all’economia, ma alimenta nuove frizioni con i principali partner. Il tema riguarda soprattutto 欧洲, preoccupata dall’arrivo di grandi quantità di prodotti tecnologici e veicoli a prezzi difficili da replicare per i produttori locali.
La necessità di trovare clienti all’estero è particolarmente evidente nell’automotive. Il mercato cinese delle autovetture ha chiuso giugno con 2,81 milioni di unità vendute, in aumento rispetto a maggio ma in calo del 3,2% su base annua. Il graduale ritiro degli incentivi, la debolezza dei consumi e la concorrenza tra i marchi stanno spingendo le aziende a cercare sbocchi oltreconfine.
Un milione di auto cinesi esportate in trenta giorni
Il simbolo più evidente della nuova potenza commerciale di Pechino arriva proprio dalle automobili. A giugno la Cina ha esportato per la prima volta più di un milione di veicoli in un solo mese. Secondo i dati della China Association of Automobile Manufacturers, le spedizioni hanno raggiunto 1,037 milioni di unità, con una 增长 11,6% rispetto a maggio e del 75,1% rispetto a giugno 2025. Un traguardo mai raggiunto prima dall’industria automobilistica cinese.
在第一学期 le esportazioni sono salite a 5,096 milioni di vetture, il 65,3%以上 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La cifra rende già superata la previsione formulata all’inizio del 2026 dalla stessa associazione dei costruttori, che indicava per l’intero esercizio 7,4 milioni di veicoli esportati.
Mantenendo l’attuale velocità, la Cina potrebbe avvicinarsi ai 10 milioni di automobili spedite all’estero 到年底. Sarebbe un nuovo salto dopo i 4,91 milioni di veicoli esportati nel 2023 e i 7,1 milioni raggiunti nel 2025.
A guidare l’espansione sono le auto a nuova energia. A giugno le esportazioni di modelli elettrici, ibridi plug-in e alimentati con tecnologie alternative hanno toccato le 523 mila unità, superando per la prima volta la metà delle spedizioni automobilistiche mensili. Nel semestre i veicoli a nuova energia esportati sono stati 2,355 milioni, più del doppio rispetto all’anno precedente e pari al 46,2% del totale. Le sole auto elettriche spedite a giugno sono state 309 mila, mentre le ibride plug-in hanno raggiunto quota 214 mila.
Il vantaggio cinese poggia su una filiera completa, dalla produzione delle batterie ai motori elettrici, fino ai sistemi elettronici e ai software di bordo. Costi più bassi, ricarica rapida, piattaforme a 800 Volt e sistemi avanzati di assistenza alla guida permettono ai produttori di competere sia nei mercati emergenti sia in Europa.
La crescita, tuttavia, rischia di intensificare lo scontro commerciale. L’Unione europea ha già avviato misure e indagini contro i sussidi destinati ai produttori cinesi, mentre ulteriori restrizioni potrebbero interessare anche i modelli ibridi plug-in. Per Pechino l’export resta comunque una valvola indispensabile. Con stabilimenti che in alcuni casi lavorano molto al di sotto della capacità potenziale e una domanda nazionale incapace di assorbire tutta la produzione, la sfida non è più soltanto costruire automobili. È trovare abbastanza navi, porti e mercati disposti ad accoglierle.
