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Usa, Powell: addio tassi bassi, possibile rialzo già a dicembre

Firstonline

I tassi di interesse molto bassi – che hanno aiutato l’economia – “non sono piu’ appropriati”. Lo ha detto Jerome Powell, l’uomo indicato da Trump per sostituire Janet Yellen come prossimo governatore della Federal Reserve. Nel corso dell’audizione alla Commissione bancaria del Senato, Powell (repubblicano) ha detto che un costo del denaro basso “e’ stato un peso” per il reddito fisso. Il costo del denaro si trova all’1-1,25% e il mercato si aspetta che nella riunione della Fed del 12 e 13 dicembre prossimi venga alzato di 25 punti base; sarebbe la terza stretta del 2017, la quinta dal giugno 2006. “Non lo escludo”, ha commentato Powell.

L’economia americana, ha però aggiunto Powell, è “forte” ed è tempo di normalizzare la politica monetaria della Federal Reserve in termini sia di tassi sia di riduzione del suo bilancio. Secondo il successore di Janet Yellen, considerato come la sua versione repubblicana (lei è di estrazione democratica), la pazienza nel rimuovere una politica monetaria accomodante ha fatto bene. Nel corso della sua testimonianza alla commissione Bancaria del Senato, iter necessario per la conferma della sua nomina, Powell ha detto di “sentirsi bene” nell’assumere il ruolo economico piu’ importante al mondo.

Powell ha anche detto che negli Stati Uniti non ci sono piu’ banche troppo grandi per fallire. E si è detto favorevole a una “riscrittura della Volcker Rule” e a una sua applicazione targettizzata. Il riferimento è alla regole parte della riforma finanziaria voluta dall’ex presidente Usa Barack Obama dopo la crisi del 2008 e che impediscono agli istituti di credito di effettuare investimenti speculativi con account propri: esse limitano anche le relazioni dei gruppi con hedge fund. Va detto che lo scorso agosto, nel suo discorso al summit a Jackson Hole, Yellen aveva a sua volta aperto la porta a una alla semplificazione della Volcker Rule (che l’amministrazione Trump sta studiando): “Ci potrebbero essere benefici nella semplificazione di aspetti” della norma parte della Dodd-Frank. Powell conferma dunque la sintonia con l’amministrazione Trump su questo punto. Quanto alle banche,  “Direi di no”, ha risposto a chi gli ha chiesto se in Usa ci siano ancora istituti di credito “too big to fail”.

Il repubblicano che dal 2012 è membro del board della Fed sta testimoniando alla commissione Bancaria del Senato, iter necessario per la conferma della sua nomina da governatore della Fed voluta dal presidente americano Donald Trump. Secondo lui, sono stati fatti “molti progressi” dalla crisi del 2008, la peggiore dalla Grande Depressione degli anni ’30 del secolo scorso. “Il sistema bancario americano è in salute”, ha chiuso Powell.

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