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Unioni civili, Renzi: stralcio e fiducia. Ok assemblea Pd

“Meglio un pezzo oggi che tutto mai”. Così il premier Matteo Renzi ha commentato la decisione presa dall’assemblea dei senatori del Partito democratico di stralciare le norme sull’adozione del figlio biologico del partner (cosiddetta stepchild adoption) dal disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, per il quale il governo porrà la questione di fiducia a Palazzo Madama nella votazione in programma giovedì.

Via libera dunque al maxiemendamento che sarà discusso a partire da domani e che esclude dalla riforma non solo la stepchild adoption ma anche le norme che avrebbero voluto parificare unione civile e matrimonio (si tratta degli art. 2 e 3 del ddl originario, che richiamavano alle norme del codice civile), mentre viene confermato l’articolo sulla reversibilità delle pensioni. “Credo sia arrivato il momento di mettere fine al rinvio costante che c’è stato. Siamo dell’idea che bisogna chiudere”, aveva detto già ieri con chiarezza Renzi. L’obiettivo del governo è di chiudere entro la settimana al Senato, per poi completare il doppio passaggio alle camere entro due mesi.

Prevale dunque la strategia di un accordo, dalla minoranza del Pd considerato eccessivamente al ribasso, con Ncd per portare a casa la riforma, seppur monca. Da sempre Angelino Alfano si era detto contrario all’adozione del figlio del compagno e a tutte le norme che rendono sovrapponibili le unioni delle coppie gay al matrimonio, e al Pd mancavano al Senato almeno 49 voti, per i quali inizialmente si era puntato sull’appoggio – poi ritirato – del Movimento 5 Stelle. “I cinquestelle – ha commentato Renzi – hanno fatto un voltafaccia e adesso i rischi della via parlamentare sono troppo alti. Non restava che l’intervento del governo dando spazio a emendamenti concordati”. Adesso la stepchild adoption potrebbe essere riproposta in un nuovo disegno di legge che avrà vita propria e che sarà volto a rimodulare l’intera disciplina delle adozioni.

GRASSO E IL CANGURO – Prima della decisione dell’assemblea Pd il presidente del Senato Pietro Grasso aveva comunicato ufficialmente la sua intenzione di non ammettere tutti gli emendamenti “premissivi”, dunque i “canguri” di Pd e Lega e di limitare al massimo i voti segreti. L’obiettivo del presidente, già fatto filtrare venerdì scorso, era opposto a quello poi imposto dal governo: Grasso aveva intenzione di far fare il suo corso al disegno di legge in Parlamento, senza canguri ma anche senza l’arma atomica della questione di fiducia.

L’operazione sembra non essere piaciuta troppo a Renzi e ai vertici Pd, tanto che il capogruppo Luigi Zanda ha così commentato: “Se avessimo conosciuto questa decisione con maggior anticipo, lo svolgimento della discussione sarebbe stato diverso”. Grasso ha replicato spiegando che, vista la decisione di rinviare il ddl di una settimana, in Aula non c’era stata più alcuna occasione in cui il presidente potesse esprimersi sull’ammissibilità degli emendamenti superstiti, dopo che la Lega ne aveva ritirati 4500. E, in ogni caso, secondo lui le intenzioni della seconda carica dello Stato erano note da venerdì 19 febbraio.

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Categories: Politica