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Pensioni, il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati si riduce sempre di più

ImagoEconomica

L’Italia si trova in una fase di transizione. Fino agli anni 90, il sistema pensionistico del Paese era un singolo piano di benefici definito a livello pubblico. Nel 1995 la riforma pensionistica ha introdotto un piano di contributi completamente sovvenzionato per i nuovi soggetti del mondo del lavoro.

Tutto questo si traduce nel fatto che gli attuali lavoratori, piuttosto che contribuire alle entrate mensili dei pensionati, durante tutta la loro carriera lavorativa si trovano a risparmiare per garantirsi la pensione. I datori di lavoro e i dipendenti rappresentano, insieme, circa il 33% del salario, con un rapporto 1:2. Il capitale pensionistico ha una crescita annua ad un tasso del PIL nominale che deve tener contro dell’inflazione e della crescita economica.

Quando giunge il momento della pensione, la cifra effettiva viene calcolata con un coefficiente di trasformazione deciso dal Governo e che si basa sui contributi versati e sull’aspettativa di vita. La nuova legge stabilisce che la pensione si può ottenere dopo 35 anni di lavoro. Inoltre, il nuovo sistema pensionistico stabilisce che i lavoratori devono accantonare circa il 7% del loro stipendio in un fondo pensione privato, denominato Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

Questo fondo, però, esisteva già in precedenza ma era destinato a coprire i periodi di disoccupazione ed era detenuto dal datore di lavoro. Oggi, invece, viene versato direttamente in un fondo pensione privato.

IL TASSO DI RICAMBIO GENERAZIONALE DIMINUIRÀ

Jane, che è entrata a far parte del mondo del lavoro prima del 1995, quando ancora doveva essere introdotta la  uova riforma delle pensioni, riusciva a ottenere approssimativamente il 67% del suo stipendio, percentuale decisamente più alta rispetto a quello che i giovani lavoratori, coloro che sono entrati sul mondo del lavoro dopo il 1995, possono stimare in base alla nuova riforma.

La pensione di Jane viene calcolata facendo una fusione tra i due sistemi. Questo vuol dire che adesso è costretta a risparmiare, al mese, circa il 41% in un fondo privato per riuscire ad assicurarsi che la pensione copra i bisogni basilari della sua vita a Milano. È importante sottolineare, però, che questo risultato è stato calcolato sulla base della pensione statale, in quanto supponiamo che Jane manterrà il suo TFR nelle mani del datore di lavoro piuttosto che depositarlo sul fondo pensione.

Per i lavoratori più giovani, la somma integrativa versata in un fondo privato dovrebbe compensare la riduzione dell’importo che ricevono dal sistema pensionistico pubblico. L’Italia, come molti altri paesi europei, ha tenuto conto del fatto che l’aspettativa di vita sta aumentando. Per legge, l’età pensionabile aumenterà a 67 anni entro il 2021. L’aspettativa di vita di Jane è di 88 anni.

Questo rende il periodo durante il quale riceverà la pensione relativamente breve, ovvero 22 anni. Questi periodi, però, dovrebbero aumentare per le generazioni future. Negli ultimi 50 anni, in Italia il rapporto tra persone che lavorano e i pensionati è sceso da sette a due e mezzo. Questo fa sì che si verificherà una disparità finanziaria, anche all’interno di uno stesso nucleo familiare. L’utilizzo dei fondi privati volontari diventerà sempre più importante nei prossimi anni.

ULTERIORE AUSTERITY VUOL DIRE CHE LE PENSIONI DIMINUIRANNO ULTERIORMENTE

Sulla scia delle riforme messe in atto negli ultimi 20 anni, il ricambio generazionale, un tempo più copioso, continuerà a diminuire – a tal punto che, secondo noi, raggiungerà il 50% per quelle generazioni che hanno fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro dopo il 1995. Oltre all’incremento dell’età pensionabile, questa modifica farà sì che il sistema resti sostenibile, malgrado i complessi fattori demografici.

Tuttavia, nel breve termine, sussistono i problemi di sostenibilità. La spesa pubblica italiana per il sistema pensionistico, in percentuale di PIL, rimane una delle più alte tra i Paesi del nostro campione. Considerato il suo elevato rapporto con il PIL, il Governo potrebbe prendere in considerazione ulteriori misure di austerity riducendo nuovamente il tasso di ricambio generazionale oppure aumentando ancora una volta l’età pensionabile.

Inoltre, in un contesto economico debole, il capitale pensionistico legato alla crescita del PIL ne risentirà. Stimiamo che la nostra analisi possa avere un margine d’errore del 20%.

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