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Ubs: dazi e spesa facile, la grande illusione. Ecco dove investire

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Il no deal Brexit, la guerra dei dazi e il conseguente rallentamento dell’economia globale tengono le Borse e gli investitori con il fiato sospeso. Conviene ancora investire in Borsa e dove? E’ la domanda a cui tenta di rispondere Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer UBS WM Italy, partendo dal Forum annuale di UBS, svoltosi a Milano a fine gennaio.

Confermiamo il nostro sovrappeso sull’azionario globale, mantenendo di pari passo diverse posizioni anticicliche per contenere eventuali fasi di volatilità (yen giapponese, put spread sull’S&P 500). Ogni correzione dei mercati, come quella della fine dello scorso anno, offre delle opportunità. In particolare, ritengo che oggi vi sia la possibilità di posizionarsi sui megatrend, vale a dire sui cambiamenti di carattere ambientale, demografico e tecnologico di lungo periodo. La crescita della popolazione mondiale con il conseguente stress per le risorse naturali, il crescente invecchiamento che metterà alla prova sanità e sistemi pensionistici, la centralità delle metropoli e la rivoluzione tecnologica in corso rappresentano sfide temibili, ma anche grandi opportunità per gli investitori.

A questa conclusione, l’analisi di Matteo Ramenghi arriva partendo dai rischi con i quali oggi si confronta il mercato: i dazi statunitensi, l’ansia per la Brexit e il populismo in Europa, i quali – afferma – “sono il frutto dell’insoddisfazione sempre maggiore della classe media nelle economie occidentali che, a fronte della crescente polarizzazione della società, sente di aver pagato il conto della globalizzazione e indirizza le preferenze di voto verso forze politiche che propongono modelli alternativi, spesso anacronistici: muri, dazi, spesa pubblica incontrollata, autarchia finanziaria”.

Ma tutto questo rischia di portare ad una grande illusione. L’immigrazione è nel mirino delle forze su entrambi i lati dell’Atlantico: Trump minaccia di costruire un muro sul confine con il Messico, l’Italia chiude i porti e molti Paesi nel Nord Europa rifiutano la quota loro assegnata di migranti. E’ difficile che le economie avanzate, in particolare l’Italia, potranno chiudersi a riccio, perché l’invecchiamento della popolazione ridurrà la forza lavoro.Oltre a questo, mancano le politiche di integrazione o sono insufficienti.

Quanto alla Brexit secondo le stime Ubs potrebbe costare al Regno Unito il 7-10% del PIL nel giro di pochi anni.

Veniamo all’Italia: non è immune alle spinte populiste, anzi, si potrebbe definire come un laboratorio politico per il resto d’Europa. Ma soprattutto, rileva Matteo Ramenghi, la peculiarità dell’Italia – caratterizzata da un importante debito pubblico e da risparmi privati che lo quadruplicano in valore – fa sì che creare tensioni sullo spread comporti non solo un contraccolpo per l’economia, ma anche il rischio di maggiori imposte sui risparmi e sugli immobili – ottenendo quindi il risultato opposto rispetto alle istanze iniziali.

 

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