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Trading sportivo, la nuova frontiera delle scommesse

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Gioco, che passione. Sin dalle prime carte risalenti alla Cina del 2300 a.C., passando per i dadi dell’antico Egitto o i combattimenti dei gladiatori nell’antica Roma, l’umanità ha sentito il bisogno di scommettere, per tentare la fortuna oppure, più semplicemente, per divertirsi. In epoca moderna, com’era inevitabile, tutto questo è diventato un gigantesco business, concretizzatosi nei Casino, nelle varie lotterie e negli eventi sportivi, ma è negli ultimi anni che il giro d’affari è letteralmente esploso grazie all’online, che permette di puntare sull’evento desiderato in pochi secondi, senza nemmeno uscire di casa.

I numeri, restando ovviamente all’interno della legalità, sono da capogiro: basti pensare che nello scorso novembre, ultimo mese di cui si conoscono le cifre complete, il totale delle scommesse sportive online ha superato i 144 milioni di euro, registrando un +89,5% rispetto a ottobre. Ma la prospettiva di vincere, spesso e volentieri, si rivela un gigantesco specchietto per le allodole, visto che la maggior parte di questi soldi non finisce nelle casse di chi li investe, bensì di chi fa da banco, sia il Monopolio di Stato o uno dei tanti bookmaker presenti su piazza.

Qualcuno però ha capito come si fa, trasformando la passione per il gioco (che in alcuni casi, purtroppo, diventa un vizio) in una vera e propria professione, in grado di consentirgli di mantenere la famiglia e dare lavoro ad altre persone. Filippo Accorinti, milanese di 42 anni con un figlio di 6, faceva il magazziniere per una grande catena commerciale e nel tempo libero si dilettava, come tanti altri, con le scommesse, cercando di aumentare le entrate di casa. Ovviamente spesso non ci riusciva, finendo addirittura per ottenere l’effetto contrario. Un bel giorno però assistette alla presentazione di una piattaforma di trading sportivo, termine sin lì praticamente sconosciuto: decise così di studiarlo a fondo, perché questo, è bene chiarirlo subito, è un sistema che richiede metodo e preparazione, altrimenti si tratterebbe di semplice azzardo.

Iniziò a brevettare dei metodi funzionanti e, parole sue, molto redditizi, tanto da ritrovarsi a guadagnare più con questo che con l’occupazione principale. E così, quando nel 2016 l’azienda per cui lavorava gli prospettò la riduzione del personale, non si abbatté, ma anzi prese la palla al balzo e lo fece diventare il suo lavoro a tempo pieno. All’inizio del 2021 Accorinti, ormai trader navigato, capì che poteva estendere le proprie conoscenze anche al pubblico e creò I’M TRADER S.R.L.S., al fine di mettere a disposizione le sue strategie, ovviamente a pagamento.

Il sito Imtrader.it presenta varie opportunità, a partire dal corso “Essential”, pensato per portare chiunque, anche partendo da zero, a essere profittevole nel giro di 4 settimane con delle strategie collaudate, ma anche una semplice consulenza gratuita con un trader professionista: un giro che supera i 1000 clienti, anche grazie ai profili social, dove si possono trovare testimonianze di ogni genere.

Il tutto, ovviamente, emettendo regolare fattura, mentre per le vincite non ce n’è bisogno: i guadagni del trading sono già tassati alla fonte, a differenza per esempio di quanto avviene nel Forex, dove invece sono tassati del 26%, nel mercato delle obbligazioni (12%), ma anche nelle lotterie tradizionali.

Ma in cosa consiste esattamente questo “metodo scientifico”? Partendo dai concetti del classico trading finanziario, adattati a quello sportivo, Accorinti adotta tecniche di Take Profit, nelle quali non si va mai a rischiare una somma maggiore di quella prefissata sul proprio capitale, dunque dal 3 al 5% per generare un profitto del 1% giornaliero, che applicando il concetto dell’interesse composto possono far crescere il capitale in modo esponenziale, dal 30 al 50% al mese. A questo punto viene da chiedersi come un sistema di questo tipo sia poco pubblicizzato, per non dire addirittura sconosciuto e la risposta, evidentemente, arriva dai numeri di cui sopra: il vero guadagno dei bookmakers si basa sulle scommesse tradizionali, dove le perdite dei giocatori, come abbiamo visto prima, superano ampiamente le vincite.

La differenza sostanziale, giusto per fare un esempio pratico e concreto, è che in una scommessa classica il book incassa tutta la puntata, qui invece prende solo il 5%, dopodiché sta al giocatore tutelare ciò che gli resta: è libero di uscire dal mercato in qualsiasi momento dell’evento, sia che si trovi in profitto che in perdita, un po’ come se, da giocatore, si fosse trasformato nell’arbitro della partita. Ovviamente vale pure il contrario, visto che si può anche decidere di entrare a evento in corso e di investire su un qualcosa che si pensa possa accadere (puntare), ma anche su qualcosa che si presume non possa succedere (bancare), trasformandosi così in un vero e proprio bookmaker.

Il sistema richiede una preparazione adeguata, altrimenti si rischia di perdere come e più di prima, ma se fatto bene funziona, come raccontano centinaia di testimonianze verificate. Certo, il brivido dell’azzardo è un’altra cosa, ma qui, del resto, non stiamo parlando di questo, bensì di un metodo già ampiamente utilizzato nella finanza e che, se trasportato su larga scala, si propone di rivoluzionare un intero settore. Anche se, vista la tradizione millenaria di cui sopra, è probabile resti una prerogativa di pochi (bravi) fortunati. 

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  • La preparazione adeguata serve anche nel betting tradizionale, inoltre il bookmakers ha il vantaggio rispetto al betting tradizionale che guadagna sempre il 5% e non perde mai. Viene pubblicizzato ma la domanda piuttosto è: da chi viene comunicato?

    Molti italiani facevano già trading utilizzando la piattaforma .com di Betfair, il vero problema è di liquidità e come detto in precedenza di comunicazione.

    La mentalità di chi ottiene guadagni costanti è uguale, che si tratti di bettign tradizionale o di trading sportivo.

    • Con la differenza che nel Betting tradizionale vai contro a perdite maggiori, quindi la pressione psicologica e più elevata, serve quindi anche un capitale più consistente, cosa che con il trading Sportivo puoi costruire poco a poco, per non parlare del fatto che se vinci anche se poco ma spesso i book bloccano o limitano gli account.. Cosa che invece nel Trading Sportivo non succede. Quindi direi che la mentalità deve essere la stessa la sono attività completamente diverse.

      • Anche il "problema" della liquidità... Basta scegliere bene gli eventi. Anche perche ne bastano veramente pochi al giorno. Quindi la liquidità presente sul .it basta e avanza!