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Tour, riecco Tony Gallopin: per Nibali tappa senza scosse

Nel Tour di Nibali anche i francesi, abituati da decenni a magre cosmiche in casa propria, cercano di sollevare un po’ la testa. Sono 29 anni che non vincono il Tour. L’ultimo fu Hinault nel 1985. Da ben 17 anni non c’è nemmeno un corridore transalpino sul podio ai Champs Elysées, esattamente dal 1997 quando Virenque giunse secondo dietro a Jan Ullrich e davanti a Pantani: solo una tale carestia di risultati giustifica la patriottica telefonata di François Hollande a Tony Gallopin quando a Mulhouse ha indossato la maglia gialla, proprio alla vigilia del 14 luglio, la festa nazionale della presa della Bastiglia. 

Peccato per lui che già all’indomani Nibali, con l’impresa alla Planche des Belles Filles, si è ripreso il simbolo del primato prestato per un giorno ad altri: così il francese tornava quasi in lacrime nei ranghi dopo aver assaporato un giorno di gloria. Ma Gallopin non deve essere un corridore qualunque, come tanti francesi delle ultime generazioni che non vincono niente o quasi, ed eccolo il giorno dopo la svestizione della maglia, a prendere in contropiede tutti battendo sul traguardo di Oyonnax John Degenkolb e Matteo Trentin. Un ritorno alla ribalta tanto rapido quanto autorevole, sufficiente a scatenare di nuovo gli entusiasmi sopiti della Francia del pedale. 

Lo sconfitto della giornata è ancora una volta Peter Sagan, abile a gestire la leadership della classifica a punti, quella della maglia verde, ma sempre più incapace di vincere una gara malgrado tutti gli sforzi, suoi e della sua squadra, la Cannondale, per centrare l’obiettivo. Il risultato della volata, dove Sagan è finito addirittura nono, è emblematico di quella sorta di legge di Murphy che perseguita il talentuoso campione slovacco. Festeggiano i francesi che adesso puntano a riportare uno di loro sul podio, approfittando dei ritiri di Froome e di Contador. Le speranze transalpine, fin qui delusi da Pierre Rolland, si affidano anche a Gallopin oltre che a Romain Bardet, Thibaut Pinot e Jean Christophe Peraud, i quattro transalpini che sono attualmente nella top ten della classifica generale. Dato per irraggiungibile Nibali, restano da sconfiggere solo Richie Porte e Alejandro Valverde, ottimi corridori ma non irresistibili.

Per Nibali la tappa da Besançon a Oyonnaz è stata una sorta di prolungamento del riposo di martedì. Dopo giornate di fuoco, messe alle spalle pavé e Vosgi e ormai alla vigilia delle Alpi, era prevedibile che il gruppo si concedesse una frazione tranquilla, con l’Astana a controllare la corsa senza mai avvertire il minimo pericolo. Anzi è stato Nibali a mettere pressione a Valverde e Porte quando i due si sono visti staccare dalla stessa maglia gialla agganciata alla ruota di Tony Martin che si era messo a condurre l’inseguimento a Nicolas Roche nella discesa della Cote d’Echallon. 

Tappa tranquilla ma non per tutti. Addirittura drammatica per Andrew Talansky, che è caduto rovinosamente nel corso della tappa. Era il quarto capitombolo in questo Tour, il peggiore per le ferite : tanto era malconcio che i suoi della Garmin-Sharp volevano vietargli di proseguire. Anche Radiocorsa annunciava il suo abbandono, per poi smentirlo perché l’americano, vincitore del Delfinato, ha voluto eroicamente terminare la gara, arrivando dopo oltre 32 minuti dal vincitore. Un autentico guerriero. Meno sofferto l’abbandono del Tour di Spartacus, cioè di Fabian Cancellara che da Besançon ha fatto ritorno nella vicina sua Svizzera. Con le montagne in arrivo e con un Tony Martin che gli precludeva ogni speranza di successo nella crono della penultima tappa, Cancellara ha preferito dire basta al Tour. Farà la Vuelta per prepararsi al mondiale su strada che si svolgerà in Spagna a Monferrada.

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