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Tour: impresa di Bardet. Velleitari gli attacchi a Froome

Questo Tour prometteva battaglie stellari tra i fantastici quattro. Gli organizzatori avevano preparato un percorso per autentici giganti della strada, con una raffica di montagne leggendarie dopo una settimana iniziale esposta ai rischi del vento della Manica e del Mare del Nord senza dimenticare il pavé e i muri d’Huy e di Bretagna. Poche volte il Tour si era presentato ai piedi dei Pirenei con tutti i maggiori protagonisti racchiusi in meno di tre minuti. Ma è bastata una frullata delle sue di Chris Froome sulle rampe inedite di La Pierre-Sainte-Marie per mettere il silenziatore alla Grande Boucle. Un “veni, vidi et vici” del Cesare in giallo che ha tolto la voglia di lottare ai suoi rivali, i quali a loro volta si sono guardati bene dall’attaccarlo temendo ritorsioni punitive dal padrone della corsa.

 Così non ci si credeva ai nostri occhi, quando sull’interminabile ascesa del Glandon, a cinque km dal passo, si è visto Contador schizzare fuori dal drappello di Froome con rabbia e determinazione come se volesse fare saltare il banco, vendicandosi anche della iella che l’ha perseguitato mercoledì facendogli perdere per una caduta oltre due minuti. Il Pistolero, pigiando sui pedali “en danseuse, guadagnava secondi a vista d’occhio fino a sfiorare il minuto di vantaggio. Dietro Froome non dava cenni di reazione lasciando ad altri – a Quintana , Valverde o NIbali – il peso di dare la caccia al leader spagnolo della Tinkoff-Saxo.

Quando però il Tour pareva incendiarsi ecco che Contador  non dava seguito alla sua offensiva facendosi praticamente raggiungere sulla cima del Glandon. Il primo a riagguantarlo era Nibali che nelle ultime rampe della mitica montagna aveva anche lui tentato di scrollarsi di dosso Froome a differenza della coppia dei Movistar, sempre al coperto, con Valverde non in gran giornata e il solito Quintana che finora non ha fatto uno scatto attendendo chissà cosa per esibire le sue indubitabili doti di grimpeur. 

Se la battaglia per la maglia gialla latita ormai da giorni, non per questo la tappa è stata avara di emozioni. A offrirle in gran parte è stato Romain Bardet con la sua superba azione solitaria  dopo essere passato per primo assieme ad Anacona sul Glandon. Una discesa spericolata come quella che il giovane transalpino fece dal Col d’Allos nel Criterium du Dauphinè nella tappa che vinse a Pra Loup: a fondo valle il capofila dell’Ag2r aveva accumulato un vantaggio superiore al mezzo minuto su Pierre Rolland, un altro francese in bella mostra.Si stava concretizzando il giorno del grande trionfo transalpino, un en plein che faceva dimenticare la beffa di Mende con il britannico Cummings sopraggiungere alle spalle come un velociraptor soffiando la vittoria a Pinot e allo stesso Bardet. 

Una rivincita avvenuta nello scenario suggestivo dei “lacets” di Montvernier, diciotto tornanti ravvicinati che fanno sembrare la lunga serpentina d’asfalto come le stringhe di un gigantesco scarpone incastonato nella montagna. Bardet  era imprendibile per Rolland che si doveva accontentare del secondo posto. Dietro nel gruppo dei migliori, le solite punturine di spillo di un Nibali che accelera ma che non fa il buco, di un Valverde che come Quintana pare più interessato a difendere il podio che attaccare Froome, che chiude la seconda giornata alpina senza danni anche se qualche suiveurs ha notato un’impercettibile smagliatura nel suo motore perfetto sugli ultimi tornanti del Montvernier prima di tornare a pieno regime nella breve picchiata verso il traguardo di Saint-Jean de Maurienne.

Oggi, prima dell’assalto finale all’Alpe d’Huez di domani, altre montagne con gli oltre duemila metri della Croix de Fer con pendenze a due cifre prima dell’ascesa finale a La Toussuire: 18 km con le prime rampe assai aspre attorno al 9% e pendenza media al 6,1%.

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