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Tour de France, a Rouen Cavendish vola per terra e Greipel batte Petacchi

A Rouen tutti attendevano il suo bis, poderoso nella sua maglia iridata, invece quello che taglia il traguardo della quarta tappa del Tour, pedalando lentamente e tutto solo, è un Mark Cavendish deluso e acciaccato. Ancora una volta negli ultimi tre chilometri si è dovuto assistere a un capitombolo generale, in cui a farne le spese tra i big è stato proprio il campione del mondo. La maglietta strappata, una spalla dolente, Cavendish dovrebbe comunque farcela a ripartire domani. Via Cannonball, con il gruppo che si è diviso in più tronconi, la tappa se la sono giocata André Greipel e Alessandro Petacchi con una volata risolta sul filo di lana a favore del velocista tedesco della Lotto. Buon secondo lo sprinter toscano della Lampre che sta recuperando la forma di tappa in tappa tanto da precedere lo stesso Mattew Goss e il sempre più sorprendente Peter Sagan, che con un un numero da circo ha evitato di finir per terra nella caduta generale a un passo dal traguardo. Anche Fabian Cancellara si è trovato la strada sbarrata da un groviglio di bici e corpi ed è arrivato attardato. Ma come è successo ieri per Wiggins a Boulogne-sur-Mer la giuria ha neutralizzato tutti i tempi dei ritardatari essendo l’incidente avvenuto negli ultimi 3mila metri di una tappa non di montagna. Così Cancellara ha conservato la maglia gialla, la sua ventiseiesima in carriera, con 7” di vantaggio sempre su Bradley Wiggins e Sylvain Chavanel, che con Vockler in crisi è divenuto il “portabandiera” del ciclismo francese che mai come in questi ultimi anni denuncia un vuoto di protagonisti. E non c’è città meglio di Rouen che scateni memoria e rimpianti di un passato glorioso per il ciclismo transalpino. Se per la storia Rouen è la città dove fu bruciata Giovanna d’Arco, dove sono nati Pierre Corneille e anche François Hollande, per gli appassionati di ciclismo Rouen è la città di Jacques Anquetil, che nacque nei dintorni e vi morì il 18 novembre 1987 ad appena 53 anni. Il Tour lo ha ricordato oggi, il biondo Jacquot, il grande campione, che la Francia non amò mai fino in fondo, preferendogli il suo rivale, pur sempre perdente, quel Raymond Poulidor, l’eterno secondo che era lì, assieme ad altri campioni come Bernard Hinault, ad onorare l’avversario di tanti Tour.

Domani la quinta frazione, la Rouen-Saint Quentin di 196.5 chilometri. Tappa piatta che non dovrebbe dare alcuna scossa a una classifica, che senza abbuoni, è ferma a quella fissata dal cronoprologo di Liegi. L’unico rischio più del vento sono le strade strette, i rondò e gli spartitraffico: tante insidie che minacciano nuove cadute come quella che a una quarantina di chilometri da Rouen ha obbligato Vincenzo Nibali a una sforzo aggiuntivo per riagganciare il gruppo dei migliori che stava annullando il vantaggio, arrivato fino a 8’ circa, dei due francesi Moncoutié e Dalaplace scattati in fuga subito dopo la partenza assieme al giapponese Arashiro. Quest’ultimo per la cronaca è stato a lungo maglia gialla virtuale. Cancellara, la maglia gialla vera, non dovrebbe perciò faticare a difendere il primato nei prossimi giorni, almeno fino a sabato quando è in programma l’arrivo in salita a La Planche des belles filles. Ma lo svizzero, oltre che un campione, è un duro. E ce la metterà tutta per restare in giallo. Non per nulla lo chiamano “Spartacus”.

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Tags: Ciclismo