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Tim, rete unica: si accelera ma resta l’incognita Antitrust

Imagoeconomica

Basterà a Tim rinunciare alla maggioranza del cda della nuova società della rete in fibra, pur mantenendo la maggioranza della proprietà, per portare a casa il via libera al suo progetto di accelerare sulla banda larga? È questo l’interrogativo che regna sui passi avanti che si stanno compiendo in queste ore in Tim, in Cdp e nel Mef in vista del consiglio d’amministrazione del 31 agosto della maggiore compagnia telefonica italiana, con l’occhio all’Antitrust sia italiano che europeo da cui dipende in larga parte il buon esito o meno di tutta l’operazione.

Il 31 agosto il cda di Tim dovrebbe varare Fibercop, la nuova società a cui apportare inizialmente la sua rete in rame e cederne una quota azionaria al fondo americano KKR, ma soprattutto aprire le porte alla Cassa depositi e prestiti (Cdp) e a partner privati come Fastweb e Tiscali, che proprio oggi ha ufficializzato il suo ingresso in Fibercop per la gioia della Borsa. Ieri l’ad di Cdp, Fabrizio Palermo, ha illustrato il progetto che vede la Cassa tra i protagonisti al premier Giuseppe Conte e ai ministri interessati che dovrebbero avallare l’operazione in una lettera ufficiale prima del cda Tim del 31. È un passo importante, ma è solo il primo, sia perché restano da definire le quote azionarie dei diversi partner pubblici e privati in Fibercop, sia le nuove regole di governance. Ma è solo il primo passo soprattutto perché poi il vero salto di qualità si giocherà sulla praticabilità o meno della fusione tra Open Fiber (di proprietà di Enel e Cdp con quote del 50% ognuna) e il resto della rete Tim. Di questo parleranno l’ad di Tim, Luigi Gubitosi, e quello di Cdp, Palermo, nelle prossime ore.

L’obiettivo è grosso è quello di tentare di dar vita a una rete unica che ponga fine alla concorrenza tra le reti Tim e Open Fiber e che, pur avendo Tim in maggioranza nel capitale, sia effettivamente neutrale dal punto di vista funzionale e dia garanzie di indipendenza a tutti gli operatori che vorranno entrare nella nuova società. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli ed è proprio su questo, se si realizzeranno le nozze tra Tim e Open Fiber con Cdp grande protagonista, che allungherà i propri riflettori l’Antitrust, sia quello nazionale che quello europeo. Non per caso la Cdp ha vincolato la sua adesione al progetto all’approvazione di tutti gli organismi di vigilanza, che partono dall’Agcom e dall’Antitrust italiano e arrivano soprattutto all’Antitrust europeo della temibile commissaria Vestager, che già tre anni fa obbligò Wind e Tre, che volevano fondersi, a vendere frequenze per far spazio anche in Italia a Iliad.

Insomma, la partita è più aperta che mai, ma almeno qualcosa si muove e la Borsa, che ieri ha mandato in orbita il titolo Tim, festeggia.

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