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Termovalorizzatore, per Roma occasione da non sprecare: sarà un test nel voto per la Regione Lazio

Imagoeconomica

Secondo un sondaggio dell’Agenzia BiDiMedia di un mese fa, il progetto del termovalorizzatore di Roma non sarà condizionato dalle elezioni regionali. Gli elettori di Francesco Rocca (coalizione di centro destra) allo stesso modo di quelli di Alessio D’Amato (coalizione di centro sinistra) non sono preoccupati dalla costruzione di quella che, invece, il vice presidente della Camera di FdI Fabio Rampelli ha definito una maxistufa. Sarà, ma l’equilibrio tra elettori di centrodestra e centrosinistra (con i Cinquestelle contrari) su una infrastruttura da 600 milioni di euro rappresenta meglio di ogni altra valutazione a freddo l’urgenza di dare alla Capitale una moderna organizzazione del ciclo rifiuti. Il Sindaco Roberto Gualtieri, non uscito bene nel sondaggio citato, ha ricevuto dal governo quanto necessario a concludere il progetto entro i tempi stabiliti dal PNRR. Ed è da prevedere che in caso di vittoria alle regionali, il centrosinistra giocherà meglio del centrodestra la partita. Se non altro per rafforzare l’asse Regione-Comune su un tema tanto spinoso, a volte divisivo anche a sinistra e catturare consensi nell’area ambientalista più pragmatica. L’ambiente non sia optional per nessuno si è sentito in campagna elettorale.

I rifiuti per strada incompatibili con lo sviluppo

Il Comitato romano Daje, costituito a favore del termovalorizzatore, sostiene che l’impianto rilancerà lo sviluppo e l’immagine della Capitale nei prossimi 10 anni. Un tempo durante il quale Roma ospiterà il Giubileo nel 2025 e il possibile, eventuale Expo 2030. Ma sarà tutta l’Italia a godere di queste scadenze che – Dio ce ne scansi – sarebbero velate da una Capitale sporca e poco praticabile per inefficienze della pubblica amministrazione e contese politiche. «Il Sindaco Gualtieri sta conducendo una battaglia coraggiosa in uno scenario politico in cui ormai anche le alleanze politiche si costruiscono attorno al si o al no a un termovalorizzatore. Un’assurdità», ha detto Chicco Testa presidente di Assoambiente in un incontro organizzato da Daje e dall’Associazione BASE Italia. L’impianto previsto in località Santa Palomba dai rifiuti genererà anche energia elettrica utile alla città, sull’esempio di quello a 180km di distanza di Acerra. Certo non risolverà tutti i problemi accumulati in anni di gestioni private delle discariche, rifiuti abbandonati in ogni posto, negazioni della realtà, pregiudizi e sottovalutazioni. Sarà comunque l’inizio di una fase storica per 30 milioni di rifiuti all’anno, oltre ad allineare la Capitale d’Italia alle altre Capitali europee.

L’occasione per chiudere con le discariche

Ricorrendo alle odiose discariche che l’Europa ha dichiarato fuori legge, Roma oggi smaltisce solo il 4% dei rifiuti differenziati. Se le voci “contro” riguardano la salute, gli impatti ambientali, le ricadute economiche, le voci “per” fanno di tutto per discutere con dati alla mano ed evidenze scientifiche. Luca Laurenti, biologo e dirigente del Policlinico Umberto I dice che per farsi un’idea concreta sui termovalorizzatori bisogna avere coraggio e selezionare le fonti scientifiche aggiornate. «Evitando, così, di dare credito agli urlatori che senza un adeguato curriculum in materia, diffondono certezze prive di riferimenti scientifici e fonti affidabili». Cosa dicono, allora, le fonti scientifiche ? Quelle più accreditate a livello internazionale “non registrano tassi di mortalità più elevata nei pressi degli impianti, né particolare incidenza sulle patologie nella popolazione che vive intorno a questi impianti ”. La corretta informazione di questi dati potrebbe tranquillizzare il territorio, superando le obiezioni dei detrattori del termovalorizzatore. La memoria va alla Campania del 2008 che non aveva l’impianto di Acerra in funzione.

Perché combattere le strumentalizzazioni

L’ AMA – società che gestisce il servizio rifiuti – a fine gennaio ha lanciato una campagna per far conferire la spazzatura in 15 ecostazioni cittadine. I romani hanno risposto bene e in modo disciplinato consegnando migliaia di sacchetti contenenti 170 tonnellate di rifiuti di vario genere. “Roma è oggi una città sporca e ciò rappresenta un disvalore per le imprese che insistono sul territorio, per gli alberghi così come per le attività commerciali”, rincara Luca Barrera del coordinamento sindacale della CNA in rappresentanza del mondo delle imprese. Il confronto più efficace è con il turismo che vale il 12% del PIL cittadino e che fino all’insediamento di Gualtieri in Campidoglio è stato tutelato solo a parole. Ma sono in ballo anche gli obiettivi dell’Europa con il 65% di riciclo e solo il 10% da portare in discarica. Roma e il Lazio oggi non sono esempi da prendere a modello. Lo possono diventare, ma resteranno esempi avversi finché alle azioni concrete per aumentare la raccolta differenziata, ridurre i rifiuti organici, riciclare quelli industriali, costruire impianti moderni e sicuri, si opporranno argomentazioni strumentali che i cittadino onesti non meritano. Chissà se l’esito del voto regionale confermerà il sondaggio di un mese fa.

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Categories: Politica