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Tamburi (Tip) controcorrente: “Alt alla dittatura degli algoritmi”

ImagoEconomica

Infuriano le vendite sui listini, in Europa come in Asia. Piovono le vendite a Wall Street per la paura che l’arresto di Sabrina Meng, vicepresidente di Huawei, abbia spezzato il filo della trattativa sui dazi tra le superpotenze. C’è poca da stare allegri, insomma. Anche per un ottimista ad oltranza come Gianni Tamburi, l’”anima” di Tip. Ma lui, incorreggibile, non si tira indietro. “Ho la sensazione – dice – che sia in atto una forte pressione nei confronti della Fed perché rallenti l’aumento dei tassi. Anzi, di questo passo, non mi stupirei se non li alzasse per nulla”. Proprio quello che, poche ore dopo, lascerà intendere l’edizione elettronica del Wall Street Journal: “I vertici della Federal Reserve – si legge sulla Bibbia Usa di Rupert Murdoch – stanno valutando se annunciare la nuova strategia sui tassi prima o dopo il meeting di dicembre”. Roba da guru, insomma. Etichetta che non rende giustizia al lungo lavoro di ricerca e di analisi sia sui dati finanziari che sul campo, sul fronte dell’economia reale.

“Purtroppo – dice – il tempo è tiranno. Data la mole degli impegni faccio fatica a ripetere l’esperienza di due anni fa, quando sono riuscito a sottrarmi dalla quotidianità e a concentrarmi su “Prezzi e valori”, il libro in cui ho concentrato il succo delle mie osservazioni sui mercati e quello che che sarebbe potuto accadere. Uno sforzo coraggioso, anzi temerario che ho affrontato con testardaggine e con convinzione”.

Ne è venuta fuori un’analisi controcorrente: state tranquilli, per i prossimi due anni andrà tutto bene. Ma adesso?

“Adesso è il momento di aggiornare l’analisi alla luce delle novità, che non sono poche. In attesa di un esame più completo e sistematico, già si possono trarre alcune indicazioni. Innanzitutto, non si può prescindere dal buon andamento dell’economia globale. I dati del Fondo Monetario sono chiari: il mondo viaggia a fine 2018 ad una velocità di crociera del 3,8%, con un margine rassicurante rispetto al rischio di una recessione”.

Si parla molto della frenata cinese, però.

“Seconda osservazione. In queste settimane ho avuto l’occasione di incontrare diversi imprenditori reduci da trasferte in Cina. Il giudizio è unanime: Pechino sta accelerando di nuovo. Anzi, la ripresa dell’economia è per certi versi stupefacente, vista la qualità degli investimenti e della preparazione del management e della forza lavoro. Credo che questo possa rappresentare un driver decisivo per la crescita delle nostre imprese. Anche perché è riduttivo parlare di Cina. Il risveglio sta coinvolgendo tutta l’Asia, dall’Indonesia al Vietnam, oltre al risveglio del Giappone.”

Ma qui parliamo dei dazi. O no?

“E’ importante dotare le aziende di strutture logistiche adeguate per aggirare gli eventuali ostacoli. No, non credo che i dazi possano complicare più di tanto la spinta delle nostre imprese. Del resto, mi hanno appena detto che i tedeschi si stanno inventando un salone dell’arredamento in Cina per sfruttare il successo dell’esposizione dei prodotti italiani. Non sono rari, per nostra fortuna, primati del genere. Non più tardi di ierimattina ho avuto modo di esaminare i budget di due aziende che potrebbero entrare nel giro di Tip. Non posso far nomi, ma i conti sono eccellenti. E non sono certo eccezione”.

Le condizioni dell’economia reale sono buone, dunque. O comunque consentono a voi di continuare a selezionare investimenti profittevoli. Ma tanti segnali fanno pensare ad una prossima inversione di rotta negativa dei listini, anche per volere delle autorità monetarie.

“Francamente non ci credo. Penso che il sistema non abbia intenzione di abbandonare la strategia adottata dopo la grande crisi. Certo, ci possono stare correzioni di rotta più o meno sensibili sul fronte dei tassi come della liquidità da mettere a disposizione dei mercati. Ma non penso che la strategia dei banchieri centrali possa cambiare più di tanto. A partire dagli Stati Uniti. E’ sintomatica la foga con cui Donald Trump è intervenuto per ammonire la Fed a proposito dei tassi”.

In cambio si moltiplicano i focolai di tensione, specie in Europa.

“Ecco, questo è un elemento destinato a pesare nei prossimi mesi che saranno segnati dalla campagna elettorale per le Europee. In termini di mercato, credo che i grandi investitori Usa saranno venditori o, nel migliore dei casi, manterranno le posizioni. Per averne conferma basta leggere i report delle grandi case, critici con l’Italia ma pronti a registrare anche il rallentamento dei consumi in Francia, le incertezze tedesche e così via. Penso che non mancheranno le buone occasioni di acquisto”.

Anche in Italia?

“Senz’altro. Soprattutto in Italia. Le buone aziende non mancano. Ad ogni livello. Penso a quello straordinario vivaio di imprese che è Talent Garden, un’eccellenza anche a livello internazionale. Noi abbiamo una forte presenza in imprese italiane ma spesso con un fatturato estero largamente prevalente. Ma di sicuro continueremo a stare alla larga dalle banche o dai business legati alle tariffe o a business regolati dal settore pubblico. C’è un’ultima considerazione, però, di cui credo si debba tener conto per valutare la congiuntura attuale dei mercati”.

Ovvero?

“I grandi gestori sono ormai condizionati da numeri che faticano a controllare. L’uomo di BlackRock che aveva in mano un miliardo di dollari dieci anni fa oggi ne amministra almeno dieci. Ma è a sua volta in un certo senso ormai una vittima degli algoritmi, sempre più complessi e sofisticati da sfuggire ad ogni controllo. E’ questo il motivo che spiega la violenza di certi movimenti. Com’è possibile che l’arresto di una dirigente di Huawei faccia precipitare nel giro di pochi minuti del 7 per cento Lvmh, un’azienda dai fondamentali solidissimi? Salvo magari invertire la rotta il giorno dopo con effetti negativi per il mercato”.

Difficile far deviare un robot dai parametri programmati.

“Io temo che i sistemi meglio programmati, tipo Aladdin che in pratica guida le scelte di BlackRock, siano diventati un problema, pur con la loro efficienza. Occorre che nell’agenda dei mercati trovi spazio una valutazione più umana, per correggere gli eccessi a valanga provocati dall’accumulo di informazioni che minacciano di trasmettere un quadro magari corretto, ma che, applicato in maniera meccanica, rischia di provocare errori di valutazione”.

Attenti ai numeri, insomma.

“Il rischio è di concentrarsi solo su una parte degli elementi, trascurando il tutto. E’ da seguire l’inversione della curva dei rendimenti, ma non al punto di far trascurare la tenuta del sistema economico globale. Dall’esame della congiuntura emergono dei punti critici. Ma il quadro resta positivo”.

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