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Scudetto: il Milan non molla, naufragio Juve ormai fuori corsa

AC Milan on Twitter

Il Milan non molla, la Juve invece sì. La domenica di campionato ha visto i rossoneri espugnare Firenze e accorciare sull’Inter, seppur in attesa del recupero contro il Sassuolo, ma soprattutto la clamorosa caduta dei bianconeri contro il Benevento, che segna, a meno di incredibili colpi di scena, la fine di un’epoca dopo nove anni di successi. Il resto della copertina spetta di diritto al Napoli, capace di battere la Roma nello scontro diretto dell’Olimpico, ma anche ad Atalanta e Lazio, a loro volta vincitrici sui campi di Verona e Udinese.

Ma procediamo in ordine di classifica e partiamo dall’importantissimo successo del Milan, capace di avere la meglio su una buona Fiorentina in rimonta nonostante la stanchezza post Manchester. Quando Ribery, a inizio ripresa, aveva firmato il 2-1 viola, in molti avevano pensato che i rossoneri non fossero in grado di reagire, invece è venuto fuori tutto il carattere di un gruppo affamato come pochi. Rispetto ai ko con Napoli e, in parte, United, c’era un Ibrahimovic in più e gli effetti si sono visti dopo appena 9’ quando lo svedese, servito da Kjaer, è scattato sul filo del fuorigioco battendo Dragowski.

Ma i viola erano in giornata da battaglia e così, dopo pochi minuti, ecco il pareggio di Pulgar (17’), a cui ha fatto seguito lo splendido palo di tacco colpito da Pezzella. Meno spettacolare, ma comunque pregevole, la traversa presa poco dopo da Ibra, a dimostrazione di un match apertissimo, che nella ripresa è addirittura migliorato. Al 51’ Ribery ha trovato il sorpasso con un sinistro chirurgico, mandando il Milan sull’orlo del baratro; a tirarlo fuori ci hanno però pensato Brahim Diaz e Calhanoglu, il primo con il tap-in del pareggio sugli sviluppi di un corner (57’), il secondo con lo splendido destro del controsorpasso rossonero, che vale il secondo posto in solitaria (72’).

“La delusione per l’uscita dall’Europa League è stata forte, volevamo andare avanti ma le due prestazioni ci hanno dato più motivazioni e sicurezza – l’analisi di Pioli – Questa forse era la gara più difficile, i ragazzi hanno raschiato il barile per trovare tutte le forze possibili. Scudetto? Ibra fa bene a parlarne, dobbiamo provare a vincerle tutte, il nostro futuro dipende da noi, abbiamo le qualità per provare a vincere ogni singola gara”.

Ma il risultato più clamoroso della domenica è sicuramente quello di Torino, che con ogni probabilità mette la parola fine ai sogni di rimonta della Juve. Del resto parlare di scudetto dopo quanto accaduto ieri sarebbe quantomeno inopportuno, tanto più che la classifica non dà nemmeno la certezza di un posto Champions. Sembra incredibile dopo 9 anni di trionfi, ma la Signora sta pericolosamente alzando bandiera bianca con 10 giornate d’anticipo, incapace com’è di battere squadre tipo il Benevento di Inzaghi, compatto e coraggioso, sia chiaro, ma comunque nettamente inferiore. Ieri poi non c’era neanche la scusa della stanchezza, vista la settimana vuota d’impegni, o delle assenze, alla luce di un 4-2-4 molto offensivo con Kulusevski, Morata, Ronaldo e Chiesa tutti in campo contemporaneamente. Insomma, gli ingredienti per andare a meno 7 dall’Inter c’erano tutti, invece a far festa è stato il Benevento, capace di chiudere tutti i varchi e colpire nel momento opportuno con Gaich, mandato in porta da un passaggio orizzontale folle di Arthur (69’).

Ci sarebbe poi da parlare dell’arbitro Abisso e del rigore, apparso piuttosto netto, non concesso per un contatto sospetto tra Foulon e Chiesa, ma l’episodio, per quanto importante, non basta a cancellare la brutta prova, forse la peggiore di tutta la stagione. In altri tempi, con una classifica del genere e l’eliminazione dagli ottavi di Champions, si parlerebbe già di rivoluzione tecnica, al momento però la società sembra stare dalla parte di Pirlo, anche se è chiaro che il pass per l’Europa che conta è assolutamente obbligatorio.

“Siamo convinti di lui, ma basta errori”, ha tuonato Paratici, mentre il diretto interessato ha puntato il dito contro la mentalità dei suoi giocatori. “Dobbiamo continuare a crederci, a lavorare per cercare di essere sempre lì – ha spiegato in conferenza stampa – L’obiettivo è sempre lo stesso, ma deve cambiare l’atteggiamento: indossiamo una maglia importante e va sempre onorata”.

Ma più che a pensare a chi sta davanti è il caso di guardarsi le spalle, specialmente dopo i risultati di ieri. Dietro infatti corrono tutti, eccezion fatta per una Roma che, ancora una volta, si dimostra piccola al cospetto di un avversario di pari livello, almeno sulla carta. Lo scontro diretto dell’Olimpico ha visto prevalere meritatamente il Napoli, oggi potenzialmente davanti alla Juve: se il 7 aprile dovesse vincere, infatti, ecco che la scavalcherebbe in classifica, piazzandosi addirittura al terzo posto. Merito di Mertens, ritrovatosi con una doppietta (27’, 34’) proprio nella notte più importante, quella in cui poteva decidersi una stagione. Ma più in generale gli azzurri sono in crescita da tempo, come dimostrano le 5 vittorie raccolte nelle ultime 6 partite, le ultime due con Milan e Roma, per giunta senza subire gol. Il tanto vituperato Gattuso, insomma, una volta recuperati alcuni uomini chiave (vedi, appunto, Mertens), è riuscito a rialzarsi e ora corre spedito verso l’obiettivo principale della stagione.

La lotta Champions comunque è di gran lunga la più avvincente degli ultimi anni, visto che nel gruppo ci sono anche Atalanta e Lazio, entrambe vincenti nelle rispettive trasferte di Verona e Udine. I bergamaschi hanno espugnato il Bentegodi con i gol di Malinovskyi su rigore (33’) e Zapata (42’), nonostante la stanchezza post Madrid e diverse assenze importanti, su tutte quella di Gosens.

“È stata indubbiamente una bella prova, contro un’ottima squadra che aveva messo in difficoltà tanti in questo campionato – il commento di Gasperini – Rimaniamo nelle zone alte della classifica e mandiamo un segnale a tutti”.

Lo stesso discorso si può fare anche per la Lazio, a sua volta reduce dalla delusione di Monaco ma capace di riscattarsi in quel di Udine. I 3 punti firmati da Marusic (37’) sono pesantissimi, perché non va dimenticato che i biancocelesti devono ancora recuperare la partita col Torino: vincendola, anche se al momento non si sa nemmeno quando si giocherà, la loro classifica diventerebbe ancora più interessante, rendendo il tutto imprevedibile come non mai.

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