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Roma-Totti, non si mortifica così un’icona

Gestire un campione e ancor più un’icona sul viale del tramonto non è mai facile per nessuno. Anche l’epilogo delle leggendarie carriere di Alex Del Piero alla Juve, di Paolo Maldini al Milan e di Xavier Zanetti furono cariche di tensione. Ma una rottura come quella che è avvenuta oggi tra l’allenatore della Roma, Luciano Spalletti, e il suo capitano, Francesco Totti fa male a tutti: al giocatore, al mister, alla squadra, alla società e alla tifoseria, proprio in un momento cruciale della stagione.

E’ successo che, dopo la polemica ma rispettosa intervista di ieri di Francesco Totti al Tg1 (“Non chiedo di giocare, ma pretendo rispetto per quello che ho sempre dato e avrei voluto che le cose che leggo Spalletti me le dicesse in faccia e invece tra me e lui c’è solo il buongiorno e il buonasera”), Spalletti ha affrontato il toro per le corna rimangiandosi la promessa di farlo giocare oggi contro il Palermo. Invece non lo ha nemmeno convocato, sostenendo che il caso aperto da Totti avrebbe turbato la squadra. Il capitano ne ha preso amaramente atto e ha subito lasciato il ritiro Trigoria, tra lo sconcerto dei compagni.

Se Spalletti voleva difendere la serenità della squadra, la sua ritorsione ha avuto l’effetto esattamente contrario e stupisce in un allenatore esperto come lui. Ma evidentemente è proprio nei momenti difficili che si misura la qualità e la personalità di un uomo.

Probabilmente Totti, alla vigilia dei 40 anni, non è più in grado di reggere il ritmo del calcio di oggi ma non c’era bisogno di umiliarlo, sia mandandolo in campo a tre minuti dalla fine del match di Champions contro il Real Madrid sia negandogli oggi addirittura la convocazione. Bastava provare a parlargli: Totti è un campione sensibile, verace e forse un po’ bamboccione (lo chiamano il “Pupone”) ma ragionevole. Non merita di essere trattato in questo modo.

Così si fanno male tutti e si dimostra una volta di più quanto pesi la lontananza della proprietà: per gestire una società i soldi sono importanti ma non sono tutto. E umiliare una bandiera come Totti era l’ultima delle follie che la Roma potesse fare.

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