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Roma, referendum Atac: la guida in 7 punti

Wikimedia Commons

Domenica 11 novembre a Roma si voterà per il referendum sulla messa a gara del servizio pubblico capitolino, meglio noto come referendum Atac, in quella che sembra essere la consultazione meno pubblicizzata e conosciuta della storia d’Italia. Nessuno – a parte i promotori, ovviamente – ne parla e non ci sono certezze su cosa accadrà durante e dopo. Ciò che è certo però è che per i romani è una data da segnare in rosso sul calendario, magari aggiungendo pure una sottolineatura per porla ancora di più in evidenza perché si tratta di un appuntamento che (teoricamente) avrebbe la possibilità di influire su uno dei problemi peggiori che Roma si trova ad affrontare negli ultimi anni: il trasporto pubblico.

Lo scopo del referendum è infatti quello di chiedere ai cittadini di dire Sì o No alla messa a gara del servizio, togliendo dunque il monopolio della sua gestione dalle mani di Atac per porlo in quelle di altri soggetti che potrebbero gestirlo in maniera diversa e (si spera) più efficiente. Bisogna sottolineare però che si tratta di un referendum consultivo e dunque il Campidoglio non è obbligato a rispettare l’esito della votazione, anche se, in caso di vittoria del Sì, le ripercussioni politiche sarebbero evidenti.

ROMA: COME STA ATAC?

Atac è stata spesso descritta come “la grande malata” tra le partecipate pubbliche capitoline. Negli ultimi mesi, le vicende della società del trasporto pubblico locale guidata da Paolo Simioni sono approdate sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali a causa delle numerose vicissitudini di cui è protagonista l’azienda: dal via-vai continuo di alti dirigenti ai guasti e ai roghi che hanno interessato metro e bus, dagli innumerevoli scioperi del personale ai conti in profondo rosso, per non parlare dei disservizi quotidiani che fanno inferocire gli utenti.

Il dissesto del bilancio in particolare è stato al centro dell’interesse nazionale: Atac ha 1,3 miliardi di euro di debiti cui non riesce a far fronte. Per questo motivo il Comune ha richiesto e ottenuto per l’azienda l’accesso alla procedura di concordato preventivo in continuità che ha evitato il fallimento immediato della società. E’ stato presentato un piano di ristrutturazione aziendale e sono state bloccate le ingiunzioni di pagamento di creditori e fornitori che, secondo quanto previsto dal concordato, verranno ripagati solo in parte e solo in seguito.

Importante sottolineare anche che, al fine di consentire ad Atac di ristrutturarsi, il Comune ha prolungato il contratto di servizio dal 2019 al 2021.

REFERENDUM ATAC: QUANDO SI VOTA E CHI PUÒ VOTARE

Dopo una serie di rinvii la data del referendum è stata fissata per domenica 11 novembre. Per votare ci saranno 12 ore di tempo: dalle 8.00 del mattino alle 20.00. Lo scrutinio comincerà subito dopo la chiusura dei seggi dunque l’esito del referendum potrebbe essere reso noto già nella notte. Hanno diritto a votare i cittadini iscritti nelle liste elettorali di Roma Capitale, ma anche quelli che appartengono ad una delle categorie previste dall’art. 6 dello Statuto a patto che si siano appositamente registrati tra l’1 ottobre e il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di svolgimento dei referendum. Secondo l’art. 6 potranno votare anche:

  • i cittadini non residenti a Roma che godono dei diritti di elettorato attivo ed esercitano in essa la propria attività prevalente di lavoro;
  • gli studenti non residenti a Roma che esercitano in essa la propria comprovata attività di studio, presso scuole o università;
  • gli stranieri che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età, legittimamente presenti nel territorio nazionale e residenti a Roma o ivi aventi il domicilio per ragioni di studio o di lavoro.

Per votare sarà necessario esibire al proprio seggio il documento e la tessera elettorale.

ROMA, REFERENDUM ATAC: I QUESITI

Al suo arrivo al seggio, ogni elettore riceverà due schede di colore diverso, una per ciascun quesito. Sotto le domande ci saranno due rettangoli con all’interno le diciture SI / NO sui quali apporre l’apposita X.

Il primo quesito recita: «Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e su rotaia mediante gare pubbliche, anche a una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e la ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?».

Il secondo invece chiede: «Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?».

ROMA, REFERENDUM ATAC: C’É UN QUORUM? FORSE…

Le polemiche che da mesi si concentrano su questo referendum hanno investito anche il quorum. I due fronti “in battaglia” – Campidoglio da un lato e Radicali dall’altro – non sono infatti d’accordo su quali regole debbano essere applicate.

Fino a pochi mesi fa infatti, lo Statuto di Roma Capitale prevedeva per i referendum consultivi un quorum pari al 33% degli aventi diritto. Il Campidoglio però, proprio quest’anno, ha cambiato lo Statuto, eliminando anche il quorum. Nonostante ciò per il Comune in questo caso si “applica la precedente normativa che prevede il quorum”, per i Radicali invece si applica la nuova.

ROMA, CHI VOTA SI E PERCHÉ

Mobilitiamo Roma

Come detto, a favore del Sì ci sono i Radicali e il movimento “Mobilitiamo Roma” che poi sono anche i soggetti che hanno promosso il referendum raccogliendo le 30mila firme necessarie. Secondo loro infatti: “Dopo anni di inefficienze, sprechi e logiche clientelari, finalmente votando sì potremo porre fine al monopolio di Atac e mettere a gara il servizio di trasporto pubblico, ad una o più aziende, sotto il diretto controllo del comune di Roma che continuerà, ad esempio, a stabilire il prezzo del biglietto e le tratte necessarie per ogni quartiere. Nelle condizioni attuali di Atac, fallita nei fatti, qualsiasi altra proposta sarebbe irrealizzabile e condurrebbe alla svendita del servizio ad un solo privato. Chi dice no a questo referendum sostiene che vuole conservare l’azienda “pubblica”, ma di pubblico in Atac è rimasto solo il debito e i continui disagi dei cittadini”, spiega il comitato del sì sul sito Mobilitiamo Roma. Da sottolineare che i promotori, hanno escluso perentoriamente che l’obiettivo del referendum sia quello di privatizzare l’Atac.

A favore del Sì, dopo aver effettuato una consultazione tra i propri iscritti, c’è anche il Pd romano. “Se io fossi cittadino di Roma, voterei a favore del referendum proposto dai Radicali, cioè contro la gestione scriteriata di Virginia Raggi del trasporto pubblico. Non è possibile che a Roma gli autobus brucino in orario, che il servizio Atac sia così insufficiente. E la responsabilità è dell’azionista, il Comune di Roma”. Queste le affermazioni di Matteo Renzi contenute in un video postato su Facebook.

ROMA, REFERENDUM ATAC: CHI VOTA NO E PERCHÉ

A schierarsi a favore del No c’è il Movimento 5 Stelle romano: “Il Movimento 5 Stelle Roma invita a votare no. Si vuole far credere erroneamente che mettere a gara il trasporto pubblico con l’eventuale entrata di altri operatori” porterà “maggiore efficienza, ma non è così. La città sconta un deficit infrastrutturale” e “noi stiamo lavorando per risolvere questa questione”, ha affermato il presidente della commissione Trasporti Enrico Stefano (M5S).

Ha espresso il suo sostegno pubblico al No anche Gianni Alemanno: “Voterò no al referendum. Si basa sull’equivoco che Atac non funzioni perché è pubblica. Non è così,” ha dichiarato l’ex sindaco di Roma ai microfoni di Radio Cusano Campus.

Nessuna dichiarazione ufficiale invece da parte del sindaco di Roma Virginia Raggi che però ha più volte sottolineato la sua volontà di mantenere pubblica l’Atac.

ROMA, REFERENDUM ATAC: COSA SUCCEDE SE VINCE IL SI? E SE VINCE IL NO?

Il referendum è consultivo e dunque in caso di vittoria del Sì non è automatico che il trasporto pubblico capitolino venga messo a gara. La consultazione serve a fornire un’indicazione bene precisa su quale sia la volontà dei cittadini. Parlando in parole povere, se vincesse il Sì, l’amministrazione pentastellata potrebbe legittimamente ignorare il risultato del referendum, anche se politicamente si ritroverebbe in grossa difficoltà, considerando anche che i 5 Stelle della “democrazia diretta” hanno fatto da anni il loro principio base.

Facendo un esempio di quanto accaduto altrove, anche quello sulla Brexit era un referendum consultivo, ma il Governo Uk ha deciso di rispettare la volontà espressa dai cittadini portando avanti la fuoriuscita del Regno Unito dalla Ue.

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