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Riciclo plastica, un impegno che conviene: +120.000 impieghi al 2030

Photo by Brian Yurasits on Unsplash

La sostenibilità è un dovere, come ha ribadito il premier Mario Draghi, e in vista degli investimenti del Pnrr in Italia è già in parte realtà, anche se il grosso del cammino va ancora iniziato. Il nostro Paese è già oggi tra i campioni europei di economia circolare e in particolare di riciclo della plastica: il tema è molto caldo e questa estate l’Unione europea ha approvato una direttiva imponendo ai Paesi membri di adeguare le proprie normative per raggiungere l’obiettivo della riduzione dell’impatto ambientale delle plastiche monouso. Si va dal divieto di commercializzazione degli articoli usa e getta in plastica (cotton-fioc, cannucce etc) alla riduzione del consumo dei prodotti in plastica monouso (tazze per bevande, tappi, packaging da asporto, etc) fino al nuovo target di raccolta differenziata per i contenitori per liquidi alimentari (con capacità fino a 3 litri): 77% al 2025 per arrivare al 90% al 2029.

Al netto del fatto che la plastica immessa in mare dal continente europeo rappresenta solo l’1% di quella globale (il grosso del problema è la Cina) e che in Italia al momento c’è polemica sull’opportunità di esonerare da questi divieti la le bioplastiche, a che punto è la situazione nel nostro Paese? Una fotografia del settore è in grado di scattarla è Assorimap (Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di Materie Plastiche), attiva dal 1978 per rappresentare
le aziende che riciclano o rigenerano materie plastiche post-consumo, nell’ambito dei consorzi nazionali previsti dalla
legge e in altri ambiti pubblici e privati. Si stima che oggi le aziende riciclatrici che aderiscono ad Assorimap reimmettendo nel ciclo produttivo rifiuti, scarti o avanzi di materie plastiche rigenerati o riciclati, trattano circa il 90% dell’intera quantità prodotta a livello nazionale.

Nell’insieme, le 300 aziende coinvolte hanno una capacità installata di riciclo pari a quasi 2 milioni di ton, facendo dell’Italia il leader mondiale nella tecnologia e impiantistica per il riciclo e il leader mondiale nella qualità della materia prima secondaria (cioè derivante dal riuso della plastica) prodotta. Questo significa che il Paese è in grado potenzialmente di dissociare sempre di più la crescita economica dal consumo di materie prime e alcuni dati aiutano a capirlo: per ogni tonnellata di plastica riciclata, rispetto alla produzione con materia prima vergine vengono risparmiate 1,9 tonnellate di petrolio; 1,39 tonnellate di CO2 emessa, 3.000 KWh di energia consumata, che rappresenta circa l’1% del fabbisogno elettrico nazionale e l’energia elettrica richiesta da una Regione come la Basilicata.

Il riciclo della plastica, sempre secondo i dati forniti da Assorimap, è anche una interessante opportunità economica. Oggi gli occupati nelle aziende rappresentate sono già quasi 10.000, ma si stima che entro il 2025 quasi 50.000 nuovi posti di lavoro potrebbero essere creati direttamente nella catena del valore del riciclaggio della plastica a livello europeo, con oltre 75.000 posti di lavoro indiretti aggiuntivi a sostegno del settore e delle sue operazioni. Entro il 2030, l’occupazione potrebbe aumentare notevolmente di 80.000 posti di lavoro diretti e 120.000 posti di lavoro indiretti. Il tutto a fronte di costi contenuti: rispettando gli obiettivi Ue gli investimenti necessari per le imprese italiane sono di circa 1 miliardo di euro entro il 2025 e di 1,45 miliardi di euro entro il 2030, pertanto ampiamente copribili con il Pnrr.

“Nei giorni scorsi il Ministero per la Transizione Ecologica – ha commentato a tal proposito Walter Regis, presidente di Assorimap – ha pubblicato i decreti in materia di economia circolare, sulla base delle risorse stanziate nel Pnrr. Si tratta di un primo passo nella costruzione di processi industriali sempre più sostenibili. La previsione di 1,5 miliardi di euro per la realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e l’ammodernamento degli impianti esistenti, assieme ai 600 milioni per la realizzazione di progetti faro, costituiscono una leva per lo sviluppo del settore. Ora l’auspicio è che i bandi siano realmente accessibili alle imprese, alla larga da qualsiasi lungaggine burocratica, sulla base di procedure snelle e semplificate. Sarà un fattore decisivo per un coinvolgimento delle imprese senza barriere all’accesso, per segnare un radicale cambio di passo. Le aziende che operano nel riciclo meccanismo della plastica sono il cuore dell’economia circolare e chiedono quindi che venga creato il terreno affinché possano crescere nell’interesse del Paese”.

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