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Rete Tim: Kkr vuole stringere i tempi con le banche, il Tesoro punta al 35% con Cdp e F2i

Imagoeconomica

Il Fondo americano Kkr stringe i tempi per l’offerta sulla rete Tim, ma anche il Tesoro prepara la sua entrata con il 35 per cento nel capitale del gruppo di telecomunicazioni tramite Cdp e F2i.

Rete Tim: Kkr a caccia di 10,5 miliardi

Sono queste le indiscrezioni di stampa sull’avanzamento della complessa operazione legata al futuro della rete Tim (+Sparrkle), pubblicate oggi 1 agosto. Entro il 30 settembre, va ricordato, il fondo americano Kkr dovrà presentare a Tim – questa la decisione presa dal Cda riunitosi a fine giugno – un’offerta conclusiva e vincolante. E il fondo americano sta accelerando i tempi per mettere insieme un finanziamento di 10,5 miliardi con scadenza a 5 anni, afferma un articolo del Sole 24 Ore. Le lettere per sondare la disponibilità delle banche sarebbero già partite con destinazione JP Morgan, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl Paribas, Hsbc, Santander, Crédit Agricole. I tempi sono, a questo punto, orientati verso la fine di agosto per la risposta delle banche. L’offerta di Kkr – che ha tagliato fuori quella di Cdp- Macquarie – dovrebbe attestarsi tra 21 e 23 miliardi.

Rete Tim: il Tesoro vuole entrare nella Netco

Nella partita però, sostiene Repubblica, potrebbe entrare in gioco anche il Mef non direttamente ma attraverso una cordata Cdp-F2i. In questo caso si realizzerebbe la compartecipazione tra investitori privati e istituzionali, auspicata dal governo. Nella Netco, la società della rete che rilevare quella dell’ex monopolista – dovrebbe partecipare un nocciolo di investitori italiani guidati dal Mef insieme a Cdp e F2i con una quota del30-35% dell’infrastruttura. La maggioranza del capitale sarebbe in mano a Kkr che ha chiarito di voler avere il controllo. Il tutto si perfezionerebbe a settembre.

Si tratta per ora di indiscrezioni e non sono pochi i nodi da sciogliere come quello dell’intreccio azionario di Cdp in Open Fiber, la società concorrente sulla rete nella quale Cassa depositi mantiene il controllo con il 60% e Macquarie la restante quota del 40%. Un piano per sciogliere il legame sarebbe allo studio: Macquarie terrebbe le aree nere (quelle in cui il mercato è concorrenziale), lasciando a Cdp tutto il resto. C’è tempo fino al 30 settembre. Ma basterà? Intanto domani, 2 agosto, Tim riunisce il Cda per l’approvazione della semestrale 2023.

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Categories: Finanza e Mercati