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Reddito di cittadinanza: addio al lavoro “entro 50 km” da casa

FIRSTonline

All’ultima curva prima dell’arrivo, il reddito di cittadinanza cambia ancora. Il decreto che contiene la misura bandiera del Movimento 5 Stelle doveva arrivare entro fine anno, ma alla fine otterrà il via libera del Consiglio dei ministri solo a gennaio 2019 e il suo contenuto sarà in molti punti diverso dalle aspettative.

IL PROGETTO ORIGINARIO: L’OFFERTA DI LAVORO “CONGRUA”

Le ultime novità in ordine di tempo riguardano i posti di lavoro che saranno offerti ai percettori del reddito. Al terzo rifiuto si perderà il diritto a incassare i soldi: questo concetto di base rimane immutato. Ma il disegno di legge originario precisava che ogni offerta di lavoro dovesse essere “congrua”, ossia “attinente alle competenze segnalate dal beneficiario”, con “retribuzione oraria uguale o superiore all’80% rispetto alle mansioni di provenienza” e soprattutto in un “luogo di lavoro situato nel raggio di 50 chilometri” da casa.

ADDIO AL LIMITE DEI 50 CHILOMETRI DA CASA

Tutte queste postille sono scomparse dalle bozze del decreto. Anzi, la prima offerta di lavoro potrà riguardare un impiego da svolgere entro 100 chilometri dal luogo di residenza. In caso di rifiuto da parte di chi riceve il reddito, alla seconda offerta il raggio d’azione salirà a 250 chilometri, cioè più della distanza che separa Napoli da Roma. Infine, alla terza offerta, chi non ha figli dovrà essere disponibile a spostarsi in qualsiasi punto dell’Italia, altrimenti perderà il reddito. E la stessa cosa accadrà anche a chi ha figli nel caso abbia già concluso un ciclo di reddito (che dura 18 mesi, al termine dei quali bisogna ripresentare la domanda).

IL TABÙ DEL DIVANO

Come si spiega un simile irrigidimento delle norme? È probabile che l’obiettivo sia incentivare chi riceve il reddito ad accettare l’offerta di lavoro il prima possibile. In termini elettorali, il Movimento 5 Stelle ha interesse a rimarcare che il reddito di cittadinanza non è un sussidio regalato a chi passa la vita sul divano. Sempre lui, il divano, la metafora preferita dai detrattori del sussidio di ogni provenienza geografica e politica, ripetuta come un mantra (soprattutto al Nord) da molti elettori (soprattutto di centrodestra) che considerano la misura grillina un immeritato regalo agli sfaticati.

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