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Rcs, Cairo: “Tutte le deleghe a me. Il Corriere meno cambia, meglio è”

“Ora bisogna fare un grande lavoro in azienda e ciò che voglio fare è avere tutte le deleghe e capire quando esce un euro, perché esce e come esce”. Si è presentato così Urbano Cairo, confermando la sua fama di taglia costi, all’assemblea dei soci Cairo Communications, convocata per approvare l’aumento di capitale da 70 milioni funzionale all’acquisizione. Il piano dell’editore de La7 prevede la fusione fra Rcs e Cairo entro 12-24 mesi, con l’obiettivo di realizzare nel 2018 un margine operativo lordo (Ebitda) di 215 milioni, su ricavi per 1.340 milioni. Intanto, come da copione, dopo la battaglia si sgonfiano i titoli coinvolti nel duello: Cairo Communications lascia sul terreno il 6,7% mentre Rcs Mediagroup arretra del 4,9%.  

Quanto agli avversari di ieri, sono diventati “buoni compagni di viaggio” con cui, a partire da Diego Della Valle (che, probabilmente, rimpiange di aver declinato l’invito di Cairo di partecipare all’operazione), intende intrattenere buone relazioni. Soprattutto dopo che la cordata Imh (International Media Holding) guidata da Andrea Bonomi ha oggi deciso di ritirarsi dalla battaglia restituendo ai titolari le azioni già ritirate e rendendo così inutile l’intervento della Consob.

L’editore ha garantito nel corso dell’assemblea di non aver alcuna intenzione di snaturare il Corriere della Sera, con il rischio di perdere il suo pubblico di riferimento. “Figuriamoci trasformare un giornale come il Corriere in un tabloid – ha risposto ad un azionista –. Sarebbe folle, così come intervenire sulla sua linea editoriale. Non so esattamente quando entrerò nel Cda di Rcs. Il 4 agosto ci sarà il regolamento per le azioni che ci saranno consegnate dopo essere migrate dall’offerta Bonomi. Solo allora avremo il quadro della situazione complessivo. Poi vedremo il comportamento di questo consiglio, vedremo cosa sarà necessario fare perché io entri con tutte le deleghe. Potrebbe esserci un’assemblea da convocare per fare un nuovo consiglio o magari anche prima, parleremo con il presidente per vedere cosa vogliono fare”.

Relativamente alla direzione del Corriere, alla cui guida intende confermare Luciano Fontana, Cairo si è espresso così: “Mi dite che voglio fare The Sun, mentre Bonomi e soci volevano fare il Washington Post o il NY Times. Nulla di più lontano dalla realtà. Io nel 2003 pensavo all’ipotesi di lanciare un giornale che si ispirasse a giornali inglesi che hanno una grande diffusione poi, non avendo trovato un direttore giusto, ho evitato di farlo. I giornali, come la Tv, hanno un pubblico prevalente che non devi deludere. Non c’è nulla di più abitudinario della lettura di un giornale, che va maneggiato con grande cautela: anche una revisione grafica crea turbamento. Quello che penso è che meno persone si accorgono che io sono arrivato meglio è. O meglio: se ne devono accorgere perché il giornale è più ricco e dà più risposte al bisogno di informazione”.

È con queste premesse che decolla l’avventura. Gli azionisti che hanno aderito all’Opa di Bonomi hanno ora cinque giorni di tempo per consegnare i titoli a Cairo (a partire dalla comunicazione definitiva delle adesioni all’Opas attesa entro le 7.59 di giovedì 21 luglio). È probabile che buona parte dei titoli possa ora essere girato a Cairo, che potrebbe salire fino al 61,8% del capitale. Secondo Equita Sim, “se tutti gli azionisti che hanno consegnato le azioni a Imh le daranno ora a Cairo, escludendo quelle dei partner principali, il costo totale dell’offerta si accrescerebbe a 81 milioni e la quota di Cairo nel suo gruppo scenderebbe al 47,8%”. In questo caso, L’editore ha già anticipato che risalirà con acquisti in Borsa oltre il 51%.

La nuova Cairo si presenta così: per Equita Sim (advisor dell’Opas, rating buy e il prezzo obiettivo a 5,5 euro) “la capitalizzazione di mercato, nel caso di un aumento della quota Rcs al 60%, salirà a circa 590 milioni dagli attuali 344”. La società di Urbano Cairo potrebbe pagare la componente in contanti attingendo alla cassa (108 milioni al 31 marzo prima della distribuzione del dividendo) senza esaurirla completamente e senza utilizzare la linea di credito concessa da Intesa Sanpaolo.

“Ad oggi in base alle azioni apportate, la parte cash dell’offerta (0,25 euro per azione) ci costa poco meno di 65 milioni – ha detto l’editore nel corso dell’assemblea –. All’altra offerta ha aderito circa il 13% del capitale. Se migrassero tutte le azioni, sarebbero altri 17 milioni circa, per un totale di 80,6 milioni di euro. Cairo avrebbe ancora una parte di liquidità e non dovremmo neanche toccare la linea di credito di Intesa da 140 milioni”.

Infine occorre riportare che l’Assemblea straordinaria della Cairo Communication tenutasi stamattina ha approvato l’aumento di capitale da 70 milioni di euro per rafforzare patrimonialmente la società e far fronte alle necessità legate all’Opas lanciata su Rcs.

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