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Raggi e Scajola, la coppia delle facce di bronzo

Non so, non c’ero e se c’ero, dormivo. E’ più esilarante la storiaccia della polizza vita da 30 mila euro che un impiegato comunale di Roma come Salvatore Romeo destinò al futuro sindaco Virginia Raggi ricevendone in cambio una promozione a segretario generale del Campidoglio da 100 mila euro l’anno, o è più allucinante la spiegazione che ne ha dato la prima cittadina della Capitale: “L’assicurazione sulla vita? Non lo sapevo, sono sconvolta, ma vado avanti”?

I magistrati indagheranno su questa incredibile vicenda per capire come un funzionario del Comune abbia racimolato 90 mila euro prima delle ultime elezioni di Roma e ne abbia destinati 30 mila al futuro sindaco facendo ingelosire l’ex fidanzata, Alessandra Bonaccorsi, ex M5S e consigliere in un Municipio della Capitale che si vide a sua volta intestare una polizza di minor importo. Ma il sospetto degli inquirenti, come scrive Fiorenza Sarzanini sul “Corriere della sera” di oggi, è che quei soldi servissero a comprare voti e a coprire finanziamenti occulti ai grillini o a chi aveva puntato su Raggi sindaco.

Le indagini chiariranno l’affaire della polizza vita, ma il commento dell’interessata non può non richiamare alla memoria un’altra storiaccia di sfacciato degrado della politica che comportò un’altra esilarante risposta che l’allora ministro dell’Industria dell’ultimo governo Berlusconi, Claudio Scajola, diede quando si scoprì che la bella casa che aveva davanti al Colosseo gli era in parte stata regalata dall’imprenditore Diego Anemone. “Se si dovesse scoprire che a mia insaputa – disse con calcolata spudoratezza Scajola il 4 maggio del 2010 – quella casa è stata in parte pagata da altri, i miei legali annullerebbero il contratto di compravendita e io come ministro della Repubblica non potrei abitare in un’abitazione pagata da altri”.

Scajola si dimise e poi la magistratura lo assolse (in primo grado, prescritto negli altri gradi di giudizio). Ma nessuno gli potrà mai negare un posto d’onore nella galleria delle facce di bronzo. La stessa galleria dove ora entra di slancio il sindaco di Roma.

Dal trio delle facce sporche alla coppia delle facce di bronzo. Alla fine degli anni ’50 gli appassionati di calcio impazzivano per le meraviglie del trio d’attacco della nazionale Argentina, composto da tre fuoriclasse – Humberto Maschio, Antonio Valentin Angelillo e Omar Sivori – che poi furoreggiarono anche in Italia. Era chiamato il trio delle facce sporche.

Ora ci dobbiamo accontentare della coppia delle facce di bronzo, quelli che vivono ”all’insaputa”, che tempacci.

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