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Racconto della domenica: “Lettera della Primavera al Mondo” di Marika Lion

Ramo di pesco

È nei momenti difficili che diventa difficile indossare qualsiasi maschera, costruita negli anni non sempre per difendersi ma spesso per apparire ciò che si voleva far credere. Invincibili, a volte superbi e a volte troppo avidi di raggiungere ogni cosa anche con la forza, il ricatto o con esuberante superiorità. La poca considerazione al mondo naturale che ci ospita ora ci rende quasi inutili al mondo stesso. Ed é lei, la natura, che in questo momento ci osserva e vigila sul nostro futuro, non giudica e attende fiduciosa una risposta.

È la primavera che scrive:

È il profumo della trasformazione prima che l’occhio riesca a cogliere le mutazioni, perché tu uomo non vuoi vedere, ma il cambiamento e la primavera è nell’aria. È qualcosa più della luce che non riesci più a percepire, ma una tiepida giornata. È una sorta di presenza, che si può percepire, di tante piccole cose che per te avevano perso valore come: il profumo ricco e fertile delle foglie secche e degli stecchi marciti nel bosco; il netto odore dell’acqua limacciosa di un ruscello; le esalazioni ricche di vapore delle pietre bagnate; l’aroma umido, quasi verde, del muschio, la fragranza resinosa delle gemme di pioppo e di salice pronte a sbocciare. È il primo sentore della vita che si sta risvegliano, più sottile della nebbia che hai calato senza chiedercelo.

La vita, il miracolo della vita stessa che abbiamo sempre preservato, ora preme contro le pareti scure della tua prigione, tesa verso la luce. Chi avrebbe pensato che sarebbe arrivata la primavera anche per noi, fiori e ramoscelli di salice, fino a ieri gelati e tremanti come ossa nude sotto le raffiche della prepotenza umana. Qui ora puoi vedere, dalla tua finestra, una meraviglia di tinte: foglie appena sbocciate, ancora morbide come l’epidermide di un bimbo, con sfumature rosa, azzurre, color lavanda, gialle, dorate. È il silenzio è finito. Si odono i suoni della nuova vita che presto il vento che ci ha portato lontano i sogni. Gli uccelli hanno ripreso a cantare, non ancora in coro, ma come in una prova generale. E ben presto potrai ascoltare la musica dei migratori, i veri virtuosi. Anche il coro degli insetti potrai udire perché aumenta di giorno in giorno. E in qualche luogo dove il cemento aveva coperto l’erba, tra le crepe tornano a gracidare le rane emergendo dal profondo letargo, inneggiando alla resurreazione della vita. Il richiamo delle oche selvatiche dá ali all’immaginazione. Forse solo per caso l’oca ha fornito la piuma per la freccia è la penna per il poeta. Rappresentano il desiderio è il sogno, l’avventura e la sorpresa.

Per qualche settimana riuscirai a seguire a stento il ritmo della trasformazione, la nostra, quella della natura: esso pervade su ogni cosa. Le sue sottili trasformazioni si avvicenderanno quotidianamente aggiungendo nuove strofe alle poesie scritte sul fianco della collina, nei prati e lungo la riva del fiume; poesie antiche come il tempo ma presentate ogni giorno futuro in una edizione riveduta e corretta.

La natura s’illumina di mille colori, fiorisce il mandorlo e il vecchio mondo ora ammalato cerca conforto in me. Non porto rancore, non ho odio, sappi che ho ancora sufficiente amore per curare ogni tuo male se saprai ascoltarmi.” La primavera

Immagine di copertina: Ramo di mandorlo fiorito (1890) Vincent Van Gogh

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Categories: Arte