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Primarie Usa, il New York Times punta su due donne

Pixabay

Il New York Times, a grande sorpresa, dà il proprio sostegno a due diverse candidate, Elizabeth Warren ed Amy Klobuchar, per le primarie democratiche che inizieranno il 3 febbraio nell’Iowa e termineranno in luglio con la convention nel Wisconsin. Le elezioni presidenziali si terranno poi a novembre 2020.

Nonostante l’endorsement politico sia una pratica diffusa in America, ciò che stupisce è la modalità con cui il New York Times abbia dichiarato le sue preferenze. Dopo aver intervistato nove candidati alle primarie, registrando il tutto, hanno montato un programma della durata di un’ora. Questa scelta è stata motivata dalla vicedirettrice della sezione opinione, Kathleen Kingsbury, per garantire al meglio la “massima trasparenza” ed evitare la diffusione di false notizie.

In questo modo si capisce la decisione degli opinionisti. Nonostante Joe Biden sia in testa nei sondaggi nazionali è stato ritenuto “troppo vecchio”, Bernie Sanders è stato bocciato per le sue posizioni estremiste, Micheal Bloomberg non ha accettato di sottoporsi all’intervista, Pete Buttigieg che aspira ad essere il primo presidente gay, è solo una promessa per il futuro. Restano le due donne, Warren e Klobuchar, molto diverse tra di loro.

Elizabeth Warren ha 70 anni ed è senatrice del Massachussets, insieme a Sanders, rappresenta l’ala più progressista, ma potrebbe dimostrare grande flessibilità  e pragmatismo. La senatrice del Minnesota, la 59enne Amy Klobuchar, rappresenta i moderati e un punto di partenza per ricucire il Paese, dopo quattro anni della presidenza Trump. Nonostante ciò, sembrerebbe che il quotidiano newyorkese abbia puntato su una delle ultime in gara, infatti, i sondaggi danno Klobuchar al 3%. Meglio Warran con il 14,8%, ma ancora distante da Biden che risulta essere il favorito con il 28,1%.

Tuttavia, la decisione del gruppo di opinionisti potrebbe essere dovuta alle ultime dichiarazioni di Sanders, prontamente smentita da lui stesso, ma confermata da Warren, secondo cui “nessuna donna può vincere le elezioni presidenziali”.

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