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PRESIDENZIALI USA – Hillary, la scommessa dell Casa Bianca: pro e contro

Hillary R. Clinton non è mai stata assente, per tutti gli ultimi 30 anni o quasi, dalla scena politica nazionale e internazionale. E questo partendo da un angolo modesto come First Lady dell’Arkansas, moglie dell’allora Governatore Bill Clinton, sarebbe come dire First Lady della Lucania, o della Valle d’Aosta. Più della Lucania. Ma anche da laggiù con enorme ambizione, l’occhio lontano, e grandi capacità.

L’ha calcata, la scena, dal 2009 al 2013 come Segretario di Stato e prima, oltre che come candidato sconfitto alle primarie del 2008, come Senatore per un mandato e mezzo dello Stato di New York, senatore che conta quindi, e prima ancora come First Lady nazionale dal 92. Ma arrivando alla presidenza a 69 anni, se dovesse essere (assai probabile) la candidata democratica per le presidenziali 2016 e il prossimo presidente (più che possibile, ma difficile da dire oggi), la sua sarebbe comunque la storia di una lunghissima rincorsa piuttosto atipica nella storia presidenziale americana. Ve ne sono state, basti pensare a Ronald Reagan e allo stesso Franklin Roosevelt. Ma non furono così lunghe e tenaci e giocate nelle convention dei partiti assai più che sulla piena ribalta politica nazionale. Dove a Hillary manca solo lo scranno più alto.

Di fatto però anche Hillary, come Nixon che rientrava nel 1968 e fu ribattezzato Nixon redux, è un reduce. Non solo perché è la consorte di un ex presidente, e quindi il suo sarebbe un ritorno alla Casa Bianca, dove a differenza di varie signore precedenti non sovrintendeva solo alle cucine e all’arredamento. Ma perché è troppo nota. Piace, a una parte. Ma non ispira. Suo marito ci riusciva. E riuscì anche a piegarsi al vento che fu nelle legislative del 94 ad esempio fortemente conservatore e Bill seguì, dopo una campagna 1992 molto “di sinistra”, consegnando con soddisfazione nel 96 i più grossi tagli mai inflitti al welfare americano, cosa che in Europa spesso si dimentica, ma in America si ricordano. Fu fortunato, con l’economia degli anni 90. Lei lo è meno. E quindi la sua vittoria dipende da chi le starà di fronte nel 2016 fra i repubblicani (la lotta interna per la nomination democratica sembra questa volta, a differenza del 2008 obamiano, meno difficile), e dalla situazione generale del Paese fra 15 mesi, economia soprattutto.

La forza della candidatura è prima di tutto nel fatto che sia in proprio, sia come partner dell’insieme fedifrago e fedele Bill, Hillary è l’altra faccia di quel brand Clinton che  piace molto a un certo elettorato democratico, diciamo  il 30% di quanti sempre e comunque votano democratico, alle presidenziali, o piuttosto non votano. Si tratta di circa 20 milioni di elettori sui 65 milioni che ad esempio nel 2012 hanno votato democratico. La simpatia per il brand Clinton è in parte dovuta al fatto che fu Bill Clinton nel 1992 a riportare i democratici alla Casa Bianca dopo più di 20 anni di dominio repubblicano, interrotto nel 1976 per un solo mandato da quel democratico atipico che fu Jimmy Carter.

L’argomento dei clintonites  è che l’elettorato è cambiato, i bianchi erano i l’88% degli elettori nel 1980, il 72% nel 2012 e saranno il 70% nel 2016.  Con le minoranze Hillary ha più appeal di qualsiasi repubblicano. Offre esperienza e carattere. Altri fanno osservare come nel 2014, alle legislative, i repubblicani sono usciti dominanti come non mai nel potere locale, assemblee e Governatori degli Stati. E quindi, se appena riescono a trovare un candidato decente (non facile, per ora hanno una scena affollata ma poco significativa), partono favoriti soprattutto se l’economia continua a procedere tra il benino e il maluccio. Obama resta impopolare dicono i sondaggi,  sotto di 5 punti dice la media RCP (Real Clear Politics) anche se da ultimo è migliorata, e non è semplice per un presidente dai sondaggi negativi lasciare il Paese dopo due mandati a un uomo del proprio partito. Ci sono riusciti nel 900 Coolidge, FD Roosevelt e Reagan. Ma erano molto popolari, quando uscirono di scena.

Ma Hillary è una donna e questo potrebbe voler dire qualcosa. Per quanto veterana, sarebbe una novità. La sua campagna, si dice, sarà come avvocato (lo è stata come professione, e di successo) della classe media impoverita. Ma lei è ceto medio assai arricchito, e questo potrebbe anche funzionare, se le riuscisse di  sfoderare insieme alla comprensione e alla partecipazione “quel tocco di classe che piace alle masse”.  Resta poi da vedere che clima si creerebbe, fra un anno, e come agirebbe sugli umori del Paese, se a confrontarsi saranno due cognomi , Clinton (Hillary) e Bush (Jeb), più che noti e usati.

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