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Parigi-Roubaix, il Carneade Hayman brucia Boonen

In 120 anni dalla prima edizione della Parigi-Roubaix l’unico corridore non europeo ad aver vinto la classica-monumento del pavé era l’australiano Stuart o’Grady trionfatore nel 2007. Da ieri un altro canguro dell’Orica Greenedge, Matew Hayman , 38 anni il prossimo 18 aprile, alla sua 16esima stagione da professionista senza mai centrare un traguardo tranne una Parigi-Bourges del 2011, è entrato a sorpresa nell’albo d’oro della celebre corsa francese.

E’ lui che ha alzato al cielo del Vélodrome la classica pietra del vincitore della Roubaix n.114. E se l’è aggiudicata bruciando in uno sprint finale a cinque un gigantesco quanto commovente Tom Boonem che fino all’ultimo metro ha cullato il sogno di fare il pokerissimo. Ha vinto un autentico Carneade come nel passato capitò, per citare due esempi simili, con un certo Dirk Demol o Frédérick Guesdon ma quella che si è svolta ieri sotto un sole e un cielo azzurro, merce rara nel Nord della Francia a un passo dal confine con il Belgio, è stata un’edizione vibrante e incerta fino all’ultimo, massacrante come sempre con le pietre chiamate a fare una selezione naturale dei concorrenti, frazionando il plotone in tanti piccoli gruppi.

E Boonen fin dall’inizio è stato tra i big il più lesto a inserirsi in quello giusto riuscendo a staccare, ancora prima della foresta di Arenberg, Fabian Cancellara e Peter Sagan, i due superfavoriti della vigilia. Sfortunato Cancellara, che nel Mons-en- Pévèle, uno dei tre tratti di pavé più micidiali, aveva azionato il turbo nel tentativo di riagganciare il drappello di testa con Boonen, cadeva senza grosse conseguenze fisiche ma di fatto usciva dal vivo della corsa. Sagan lo evitava per miracolo, grazie a un acrobatico salto della bici, ma anche il campione del mondo, senza più l’apporto di una locomotiva come Cancellara, perdeva terreno dai primi.

Quando si era nel Carrefour de l’Arbre, l’ultimo settore di pavé a cinque stelle, tre km che da sempre decidono la corsa, la Roubaix era nelle mani di un quintetto : con Boonen c’erano il norvegese Boasson-Hagen, il belga Sepp Vanmarke, il britannico Ian Stannard e l’australiano Hayman che dei cinque sembrava lì per caso, oltretutto a corto ormai di benzina essendo l’unicoi superstite di una dozzina di fuggiaschi di primo mattino. «Anche per questo Hayez era il corridore al quale nessuno guardava », dirà Boonen all’arrivo, intervistato dall’Equipe.fr ripercorrendo i chilometri finali della Roubaix quando esplodeva in testa la bagarre e ognuno era pronto a giocare al meglio le sue carte.

Stannard si dimostrava sempre forte e pronto a scattare. Vanmarcke, uno specialista del pavé, ci provava dando l’impressione anche di poterci riuscire. Di Boasson-Hagen si temeva il suo migliore sprint in caso di volata. Ma dopo le infinite scosse provocate dalle pietre, quel che contava era l’energia che ancora si aveva nelle gambe. E Boonen, generoso come non mai, a tre km dall’arrivo, quando ormai c’era solo asfalto prima del Velodrome, scattava riuscendo a fare un piccolo vuoto tra lui e gli altri.

E chi lo ha inseguito fino a raggiungerlo e anche staccarlo ? Proprio quello che non ti aspetti: Hayman. «Quando, dopo il mio attacco, mi ha superato – è sempre Boonen che parla dopo l’arrivo – ho capito per la prima volta che poteva vincere anche lui ». Boonen riusciva a riagganciare l’australiano. Ma anche gli altri tre erano di nuovo alle loro ruote. Nell’immenso Vélodrome di Roubaix era una volata a cinque, da brivido e grande suspence.

A sorpresa Boasson-Hagen è il primo a cedere. Boonen cerca sul rettilineo finale di infilarsi tra Vanmarcke e Stannard per giocarsela con Hayman che gli è davanti : supera di forza il belga e il britannico ma non ce la fa a recuperare su Hayman che vince di mezzo ruota. Terzo è Stannard, quarto Vanmarcke. Boasson-Hagen è quinto cronometrato addirittura con 3 secondi di ritardo. Sagan arriva 11esimo con un gruppetto staccato di oltre due minuti. Il campione del mondo se ne va deluso ma ha voglia di scherzare su come ha evitato Cancellara per terra twittando: “I didnt know that I know how to fly” (Non sapevo di sapere volare).

A mani alzate, salutando il pubblico che gli tributa uno standing ovation, ecco Fabian Cancellara, eroe di tante Roubaix, che pedala per l’ultima volta nel Velodrome che l’ha visto trionfare tre volte. Taglia il traguardo 40esimo a oltre 7 minuti dai primi. Passano tanti minuti anche per Hayman prima che si renda conto dell’impresa che ha fatto, una vittoria che vale una carriera. Si vede che non è abituato ai trionfi. Quasi si scusa di aver vinto fino a dirsi desolato di aver battuto Boonen togliendogli la possibilità di fare una cinquina da leggenda. Ma Boonen, complimentandosi con lui sul podio, ha rassicurato tutti: «Ci proverò ancora l’anno venturo».

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