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Ocse: ecco i paradisi fiscali che non rispettano le regole sulla trasparenza

FIRSTonline

Lussemburgo, Cipro, le Isole Vergini Britanniche e le Seychelles non rispettano gli standard internazionali sulla trasparenza fiscale. Il sospetto era già forte, la conferma è arrivata oggi. A dirlo è il Global Forum on Transparency and Exchange of Information for Tax Purposes.

Il quartetto non ha collaborato in maniera efficace nel fornire informazioni ad altri Paesi o nel raccogliere dati sulle aziende offshore. Secondo il forum, controllato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, le giurisdizioni di questi stati sono state le uniche, tra le 50 esaminate, a non essere conformi alle regole e buone pratiche internazionali.

Il gruppo delle 20 principali economie planetarie, che ha chiesto all’Ocse di fare un ulteriore sforzo nella lotta all’evasione fiscale globale, ha fatto sapere di voler mettere sotto pressione le “giurisdizioni che non cooperano”.

Il Lussemburgo, che secondo fonti europee citate da Reuters è stato messo sotto indagine da parte della Commissione europea per accordi con le principali multinazionali, ha detto di considerare il giudizio “troppo duro” e che solo “un numero molto limitato” delle sue risposte è stato considerato insoddisfacente dal think tank.

Anche le Isole Vergini Britanniche non gradiscono la bocciatura. Neil Smith, il segretario per le Finanze dello stato, ha fatto sapere alla Reuters che non si è tenuto conto delle regole attuali, quelle in vigore dal 2012.

“Sfortunatamente questa classifica non è precisa – ha dichiarato Smith – Non offre una riflessione accurata sugli standard per la condivisione di informazioni fiscali nelle Isole Vergini Britanniche”.

No comment da parte di Cipro e Seychelles.

Nei mesi scorsi, i politici tedeschi avevano chiesto una maggiore trasparenza nel sistema bancario cipriota, ritenuto troppo debole nei controlli sul riciclaggio di denaro, come condizione per fornire aiuti. 

La lista dei paradisi fiscali, in realtà, potrebbe e dovrebbe essere più lunga. Ma l’Ocse non ha aggiunto altro, per il momento. E bisogna considerare che spesso l’assenza di un Paese è semplicemente connessa a un suo generico impegno a fornire informazioni. La lista delle accuse, invece, è molto più lunga. 

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