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Nasdaq e Asia al record, ma l’accordo Opec vacilla

The day the dollar dies, cantava nel 1979 Peter Tosh, mitica voce del reggae. Niente di simile all’America di oggi, così come emerge dalla retorica di Donald Trump rispetto a quella di allora, presidente Jimmy Carter, sotto ricatto per gli ostaggi all’ambasciata Usa di Teheran. Ma una cosa in comune c’è: la sfiducia dei mercati sulla leadership degli Stati Uniti. Le Borse percepiscono soprattutto il rischio che nuove turbolenze sui cieli di Washington possano fornire ad una Fed divisa sui temi e sui modi dettaglio del bilancio federali altre ragioni per ritardare ulteriormente la normalizzazione dei tassi.

In questa cornice cresce, se possibile, l’attenzione per le mosse di Mario Draghi. La caduta della valuta Usa offre al banchiere italiano buone ragioni per non accelerare i tempi della fine della politica espansiva. La nuova realtà, destinata a protrarsi nel tempo, rischia però di compromettere la ripresa dell’export.

MONETA UNICA A 1,1543. BORSE CINESI IN RALLY

Il calo del dollaro continua a dominare stamane la scena dei mercati finanziari. In Asia l’euro è trattato a 1,1543 sulla valuta Usa, ai massimi da 14 mesi. Gli operatori esitano a puntare di più sulla moneta unica nel timore di scatenare una reazione da “colomba” della Bce. Il direttorio della Banca centrale europea si riunirà domattina.

Il dollaro è ai minimi da due anni sul dollaro australiano. La Borsa di Sidney avanza (+0,4%) dopo l’esito degli stress test sulle banche: gli aumenti di capitale chiesti dalle autorità saranno inferiori a quanto già previsto.

Alla vigilia del meeting di domani, la BoJ ha tentato di frenare l’ascesa dello yen . La Borsa di Tokyo ha comunque limitato il rialzo allo 0,1% per le difficoltà dei grandi esportatori.

Assai più euforiche le altre piazze: l’indice Asia Pacific (+0,4%) segna un nuovo massimo dall’aprile 2015. La spinta arriva dalla Cina: l’indice delle blue chips di Shanghai sale dell’1%. Hong Kong +0,3% nonostante il calo di Cathay Pacific (-1,6% dopo i conti).

VOLA NETFLIX. GOLDMAN SACHS DEPRIME IL DOW JONES

Più che sulla frana del dollaro o le difficoltà del presidente Trump, le attenzioni di Wall Street si sono concentrate sulle trimestrali. Debole l’indice Dow Jones (-0,25%), frenato dalla performance negativa di Goldman Sachs (-2,6%). Al contrario, il Nasdaq (+0,47%, in serie positiva da dieci sedute) è volato ad un nuovo massimo grazie all’effetto Netxlix (+13,5%, cinque milioni di nuovi abbonati nel trimestre). Il gruppo media-streaming ha ridisegnato il business televisivo al di fuori dei confini Usa, con nuovi record per il secondo semestre sia per il numero di iscritti sia per l’incremento nell’audience internazionale.

Anche l’indice S&P 500 (+0,06%) ha segnato un nuovo record. Arretra Bank of America (-0,50%) nonostante utili in aumento dell’11% dell’utile grazie all’incremento del margine di interesse. Ma sul comparto pesa soprattutto il risultato di Goldman Sachs. La banca archivia il secondo trimestre utili per azione pari a 3,95 dollari, in aumento da precedenti 3,72 dollari, ma accusa un calo del 40% dei profitti nel settore bond e registra il peggior risultato di sempre nelle commodities: la Banca ha sbagliato le previsioni sul petrolio.

Da segnalare ancora la frana di Harley-Davidson (-5,9%), il management ha detto che le consegne di motociclette per tutto il 2017 caleranno dell’8%, rivedendo al ribasso la precedente guidance.

VACILLA L’ACCORDO OPEC. CREDIT SUISSE TAGLIA SAIPEM

Il calo del dollaro non ha aiutato le quotazioni del petrolio, scambiato a New York a 46,22 dollari al barile (+0,56%). Brent a 48,67. Pesano l’aumento delle scorte Usa e i segnali di cedimento dell’accordo Opec. Il ministro dell’Energia dell’Ecuador, Carlos Perez, ha dichiarato di non poter più rispettare l’accordo sancito con l’Opec sul taglio alla produzione di petrolio “a causa delle necessità del Paese”.

A Piazza Affari soffre Saipem (-2,38%) che risente della decisione di Credit Suisse di tagliare il rating ad underperform da neutral, target a 2,55 euro da 3,9 euro precedenti. Il gruppo potrebbe però essere incaricato dalla russa Novatek di costruire una piattaforma nel mar Artico, una commessa che potrebbe valere almeno due miliardi di dollari. 

In calo Eni (-0,5%). In controtendenza Saras (+1,4%) sostenuta dai dati sui margini di raffinazione in risalita.

PERDE COLPI FRANCOFORTE. MILANO -0,59%

Sotto la pressione dell’euro forte, le Borse europee si affidano alle parole che Mario Draghi pronuncerà domani in occasione del direttorio della Bce. Non aiuta, nel frattempo, l’intonazione grigia del mercato Usa. Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,59%, indice Ftse Mib a 21.358 punti. Fanalino di coda dei listini europee è stata Francoforte (-1,25%), frenata anche dal calo della fiducia degli investitori tedeschi. Perdite superiori all’1% anche per Parigi (-1,09%) e Madrid (-1,19%). Il calo della sterlina rispetto alla moneta comunque protegge Londra:La City contiene i danni: -0,19%.

Sale leggermente in luglio la fiducia sull’economia tedesca misurata dall’indice Zew. L’indicatore si è portato a 10,3 punti dai 10 di giugno, in ulteriore crescita rispetto ai 4,8 punti di maggio.

PERIFERIA TONICA: LO SPREAD SPAGNA/GERMANIA SOTTO I 100 BP

Prevale ancora il tono positivo sui Btp in un mercato che attende il meeting Bce di domani. In un contesto di volumi comunque sottili, il tasso decennale italiano ha terminato la seduta poco sopra il minimo di 2,18%, il livello più basso dallo scorso 6 luglio. Lo spread tra Btp e nuovo benchmark Bund decennale (agosto 2027) stringe a 163 pb, dopo un minimo a fine mattinata a 162, sui livelli dello scorso 22 giugno. L’arretramento odierno dello spread è legato soprattutto al “roll” (cioè la sostituzione) del benchmark decennale tedesco. Ieri in chiusura, col vecchio decennale tedesco a febbraio, la forbice si attestava a 172 pb, col nuovo in area 165 pb.

Grazie al “roll” del decennale tedesco, in seduta lo spread decennale Spagna/Germania è sceso sotto i 100 punti base: non accadeva da settembre dell’anno scorso.

Oggi comincia un round impegnativo di offerte da parte dei Paesi dell’Eurozona. Si comincia con la riapertura del Bund trentennale agosto 2046 per un importo indicativo di un miliardo, cui si aggiunge l’offerta a breve portoghese (a 6 e 12 mesi, fino a 1,75 miliardi). Giovedì sarà la volta delle aste a medio lungo francesi e spagnole: fino a oltre 14 miliardi di euro, indicizzati compresi. I mercati, infine, attendono il ritorno degli hellenic bond. Il rendimento decennale della Grecia è sceso al 5,13%, minimo dal 2008: il governo di Atene si prepara a tornare sul mercato primario collocando un bond con scadenza almeno quinquennale.

BENE ENEL E ATLANTIA. RIMBALZA TELECOM

L’avanzata dell’euro ha condizionato anche la seduta del mercato azionario. La discesa dei rendimenti ha causato ulteriori prese di beneficio nel settore bancario, mentre hanno retto bene le società più sensibili alla parabola dei tassi.

Tra le utilities Enel ha chiuso a 4,96 euro, in crescita dello 0,77%. In netta controtendenza Atlantia (+1,48%): Kepler Cheuvreux ha confermato il rating buy e il target price a 26,5 euro. Gli analisti si aspettano “una forte seconda trimestrale grazie alla crescita esterna, al traffico e a minori accantonamenti”. Gli esperti vedono ricavi in progresso del 12% anno su anno a 1,547 miliardi di euro e il risultato netto su del 26,1% a 314 milioni.

La prospettiva di una minor pressione sul costo del denaro ha fatto bene anche a Telecom Italia (+1,17%). Continua intanto la battaglia ai vertici in vista del cda del giorno 27.

MACQUARIE NON SVEGLIA LE BANCHE

Gli investitori hanno invece limato le posizioni sui bancari dopo i recenti progressi. Il paniere settoriale italiano scende dell’1% circa in un contesto di generale debolezza su tutto il panorama bancario europeo, condizionato dal rallentamento dei rialzi del costo del denaro.

A caratterizzare la giornata ha contributo un report di Macquarie. Per il broker australiano “ gli istituti italiani sono troppo a buon mercato per essere ignorati visto che tra l’altro potranno ridurre lo stock di Npl gradualmente senza dover far ricorso ad aumenti di capitale shock”.

Tra i più penalizzati, Bper è in calo del 3,25% anche se il titolo dell’istituto modenese è tra quelli giudicati da Macquarie ‘outperform’. Il broker australiano promuove Unicredit (il ‘top pick’) e Banco Bpm, rispettivamente in flessione dello 0,8% e dell’1,77%. Poco mossa Intesa San Paolo (+0,1%, neutral target a 3,1 euro per Macquarie).

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AUTO SOTTO STRESS: DAIMLER RITIRA 3 MILIONI DI DIESEL

La debolezza del dollaro si è fatta sentire anche nel comparto manifatturiero più legato all’area della valuta americana. Scende Fiat Chrysler (-1,3%), Ferrari e Cnh Industrial entrambe -0,3%.Nell’automotive da rilevare il tonfo di Sogefi (-5,94%).

Sul fronte del dieselgate, Daimler (-0,80%) è sotto assedio della Procura di Stoccarda. cerca di giocare d’anticipo: il gruppo richiamerà volontariamente più di tre milioni di vetture Mercedes per apportare dei cambi ai motori diesel. “Il dibattito pubblico riguardo ai motori diesel sta creando incertezza – ha dichiarato in una nota il Ceo Dieter Zetsche – abbiamo deciso di adottare misure aggiuntive per rassicurare i proprietari di queste vetture e per rafforzare la fiducia nella tecnologia diesel”. Daimler investirà circa 220 milioni di dollari per l’upgrade dei motori in questione.

Tornando a Piazza Affari, la discesa del dollaro ha pesato anche su Buzzi Unicem (-1,3%) e Leonardo (-1,4%).

SOFFRE STM, ZALANDO SCHIACCIA YNAP

Soffre anche Stm (-1,5%), frenata anche dalle voci di ritardo nella presentazione dell’iPhone 8, di cui è tra i fornitori di componenti. Giù Prysmian (-2,1%): si è spenta per ora la speculazione su un0oofeta sull’americana General Cable.

Nel settore lusso arretra Ynap (-2,29%), che ha pagato per i pessimi risultati di Zalando -8,2% il più grande retailer online dedicato alla moda, che ha registrato un rallentamento delle vendite nel secondo trimestre.

Tiene invece Moncler (-0,09%): Société Générale ha confermato la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 27 euro sul titolo. Gli analisti si aspettano una crescita a doppia cifra dei ricavi nel 2017.

AIM, DEBUTTO RECORD DI PHARMANUTRA

PharmaNutra debutta sull’indice Aim Italia con un rialzo eccezionale: +38% a 16 euro. Enertronica (+20%) ha ottenuto una nuova commessa negli Stati Uniti da 10 mln di euro. Il contratto riguarda la realizzazione di una centrale fotovoltaica con una capacità di 27 MW nello stato del Nevada. 

Fincantieri -3,8% dopo aver segnato ieri il nuovo record storico.

Categories: Finanza e Mercati