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Mutui Subprime, torna la paura: Provident Financial ko

FIRSTonline

La società inglese Provident Financial spaventa i mercati internazionali. Basta una parola, una sola, per terrorizzare gli investitori di tutto il mondo: “subprime”. Da Wall Street al London Stock Exchange, nonostante i dieci anni trascorsi dalla deflagrazione della più grande crisi finanziaria mai vissuta dai tempi della grande depressione, il ricordo di quanto accaduto a causa della condotta scellerata dei più grandi istituti finanziari internazionali continua a preoccupare il mondo. Dovrebbero aver imparato la lezione e far in modo che non accada più, ma sui mercati mai dire mai.

Nel 2006 tutto cominciò proprio perché, sgonfiatasi la bolla immobiliare negli Usa, molti possessori di mutui subprime, vale a dire clienti a forte rischio debitorio, divennero insolventi e non riuscirono più a restituire il denaro ricevuto, mandando a gambe all’aria l’intero sistema con gli effetti sull’economia reale che tutti noi conosciamo.

Proprio per questo motivo le vicissitudini borsistiche e finanziarie di Provident Financial, società quotata sul Ftse 100 e attiva proprio nel settore dei subprime sta attirando l’attenzione di tutti. L’azienda di Bradford (West Yorkshire) ha costruito la propria fortuna proprio grazie alla crisi, sfruttando il vuoto creato dalle banche, non più disposte a concedere prestiti a persone sprovviste dei requisiti richiesti. La maggiore accortezza degli istituti ha fatto sì che Provident Financial negli anni sia riuscita ad accumulare 2,5 milioni di clienti, molti dei quali proprio subprime (cioè privi dei requisiti per ricevere un prestito bancario standard), e a consolidare la propria posizione nel settore dei prestiti a domicilio. Ma nel corso degli ultimi mesi la musica sembra però essere cambiata.

La società ha annunciato il secondo profit warning in pochi mesi e ha azzerato il dividendo agli azionisti. Il terzo trimestre è atteso in perdita tra 80-120 milioni di sterline a causa del suo tasso di recupero crediti, crollato dal 90% del 2016 al 57% di oggi. I tre mesi precedenti non sono andati meglio e si sono chiusi con un rosso di 60 milioni di sterline. Notizie che avrebbero fatto traballare le quotazioni borsistiche di qualsiasi colosso, ma come se non bastassero è arrivato anche il colpo di grazia: l’amministratore delegato Peter Crook ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato, al suo posto Manjit Wolstenholme nel ruolo di presidente esecutivo.

“Sono molto deluso dal dover annunciare il rapido deterioramento nell’outlook del business di credito per il settore immobiliare. Proteggere la base di capitale del gruppo cancellando il dividendo a interim e, in tutta probabilità, anche il dividendo annuo, è una risposta appropriata per mantenere i franchising di alto valore di Vanquis Bank, Moneybarn e Satsuma. La mia priorità immediata è di guidare la svolta del business di crediti immobiliari”, ha fatto sapere Wolstenholme tramite un comunicato.

Le novità provenienti da Bradford hanno scatenato il panico sul Ftse100. La seduta di ieri, 22 agosto, si è chiusa per Provident Financial con un ribasso record del 70% con una capitalizzazione di mercato pesantemente ridotta a circa 860 milioni. Un sell off massiccio che non ha risparmiato nemmeno i bond emessi dal gruppo con scadenza a 10 anni, con i tassi che dall’1,9% del 21 agosto, sono schizzati, secondo il Financial Times, al 12,6%. A rasserenare gli animi non basta di certo il rialzo odierno (+2,3% a 603 pence), la strada per recuperare appare ancora lunga ed impervia.

Dopo il crollo borsistico, sono in molti a chiedersi come l’azienda sia passata dal prevedere un utile annuale di 60 milioni di euro solo due mesi fa ad annunciare a perdite che valgono addirittura il doppio. Sul banco degli imputati è finito ovviamente Crook, colpevole secondo molti di aver lanciato una ristrutturazione suicida del gruppo che avrebbe causato danni ingenti. L’ormai ex ceo ha infatti deciso di rivoluzionare la gestione dei prestiti subprime, affidandosi alla tecnologia e rendendo marginale il tradizionale “porta a porta” con il quale la società offriva prestiti e soprattutto riscuoteva i debiti. La scelta ha portato anche al taglio di numerosi posti di lavoro e alle dimissioni di numerosi agenti che, fiutato il pericolo, hanno deciso di lasciare prima che la barca affondasse. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: al pesante ribasso del tasso di raccolta citato in precedenza occorre aggiungere anche il crollo verticale del dato sulla concessione di nuovi prestiti, scesi di circa 9 milioni a settimana.

A prescindere dai motivi alla base del e vicissitudini di Provident Financial, ciò che è certo è che quanto sta accadendo nel Regno Unito ha ricordato a trader ed investitori un concetto molto importante: a prescindere dagli anni trascorsi, la parola subprime rimane sempre e comunque sinonimo di pericolo.

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Categories: Finanza e Mercati