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Mps e banche zavorrano Piazza Affari

L’incertezza sul futuro spinge i listini europei in zona rossa, in attesa dell’apertura di Wall Street e degli sviluppi dell’inchiesta FBI sulle mail private di Hillary Clinton. A metà giornata 12 il Ftse Mib segna -0,76%, il Cac 40 -0,75%, l’Ibex 35 -0,58%. Ftse 100 -0,42%, Dax -0,34%.

In Europa le vendite colpiscono soprattutto i settori dell’energia, dei retailer e delle telecomunicazioni, mentre Piazza Affari è zavorrata dai bancari. Sprofonda Mps (-6,02%), ma soffrono anche Unicredit (-2,38%), Bper (-2,63%), Banco Popolare (-2,22%), Bpm (-2,39%) e Intesa San Paolo (-1,48%). Realizzi su Unipolsai (-0,81) e Unipol (-0,99%).

Il nulla di fatto che si continua a registrare sul petrolio e l’incertezza su un accordo fra i paesi Opec a Vienna a fine mese mette sotto pressione i titoli collegati all’oro nero. Il più penalizzato risulta Eni (-1,63%), su cui diversi broker hanno anche abbassato gli obiettivi di prezzo dopo la trimestrale.

Flessione per Generali (-0,93%). Cnh Industrial -0,77% dopo la trimestrale e la conferma dei target 2016. Fra i pochi titoli con il segno più davanti continuiamo a trovare Stmicroelectronics (+1,37%).

Fuori dal listino principale segnaliamo Alerion, al centro di una battaglia per il controllo tra Edison/F2i e Fri-El e Zucchi, che segna in un progresso dell’8%, probabilmente in scia alla comunicazione della diminuzione dell’indebitamento finanziario netto di fine settembre a 23,9 milioni, dai 27,96 di fine agosto.

Lo spread tra Btp e Bund viaggia a 148 punti base con un rendimento del decennale italiano all’1,65%. Il differenziale tra Bonos e titoli di stato tedeschi è pari a 106 punti, con un tasso dell’1,22%.

Sul fronte macro, il Pil dell’Eurozona nel terzo trimestre cresce dello 0,3% rispetto al precedente e dell’1,6% rispetto a un anno prima. Nel secondo era cresciuto dello 0,3% e sull’anno dell’1,6%. Nell’Ue a 28 il Pil sale dello 0,4% sul trimestre e dell’1,8% su anno, mentre nel secondo trimestre aveva segnato rispettivamente +0,4% e +1,8%. Lo rende noto Eurostat nella sua stima flash. L’istituto si attende anche un rialzo dell’inflazione in ottobre, grazie alla politica accomodante della Bce, che sta gradualmente riportando i prezzi su un sentiero di crescita in linea con il target. L’inflazione attesa è in salita dello 0,5% su base tendenziale, dopo il +0,4% del mese precedente, in linea con le stime degli analisti. Lo stesso, purtroppo, non vale per l’Italia, dove invece l’inflazione resta al palo anche nel mese di ottobre. Nessuna variazione su base mensile e -0,1% rispetto a ottobre 2015 (era +0,1% a settembre).

Doccia gelata per la Germania nel commercio al dettaglio, che rallenta ancora, nonostante i segnali di ripresa dell’economia. Le famiglie tedesche hanno contratto ulteriormente le spese a settembre, con un’intensità maggiore del mese precedente, per timore del futuro. La discesa mensile è dell’1,4% in termini reali e dell’1,1% in termini nominali, sotto le stime degli analisti, che erano per un recupero dello 0,2% dopo il -0,3% di agosto.

La borsa di Tokyo chiude in lieve calo (-0,1%): la tendenza moderatamente ribassista viene imputata alla cautela del mercato dopo le notizie dagli Stati Uniti, che potrebbero rimettere in discussione l’esito delle presidenziali di novembre.

Intanto però Il colosso giapponese delle auto, Honda, archivia il primo semestre dell’esercizio 2016/17 con un rialzo del 12% degli utili netti e migliorano le stime per l’intero anno, malgrado il calo delle vendite legato al rialzo dello yen.

Non tutta l’industria nipponica però viaggia a questa velocità, anzi: la stima preliminare del Ministero del Commercio Internazionale e dell’Industria, fornisce un indice destagionalizzato della produzione industriale stabile a livello mensile, dopo il +1,3% del mese precedente. Un dato che delude gli analisti che avevano indicato un aumento dell’1%.

In scia a Tokyo seduta debole per tutte le principali Borse asiatiche. Chiudono poco sotto la parità Hong Kong (-0,09%), Shanghai (-0,12%) e Shenzhen (-0,08%).

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