X

Messico: se la crescita sprofonda al -10%, per le Pmi la speranza arriva dal nuovo Usmca

Wikimedia Commons

Il Messico è uno dei paesi al mondo con più morti dichiarati per Covid-19, circa 75 mila a fine settembre, a cui va associato l’alto numero di contagiati. Tra le cause anche la politica del governo di Andrés Manuel López Obrador, spesso criticato per essere stato più veloce nel rimuovere le misure di distanziamento sociale che nell’attuarle. Nella sostanza, il presidente messicano non ha avuto una posizione pubblica molto diversa da quella dell’americano Trump o del brasiliano Bolsonaro, dando priorità alla crescita economica sulla salute pubblica. Questo tentativo non è però riuscito e, nonostante l’alto numero di morti, nel 2020 il Pil del Messico subirà una contrazione di circa il 10%, secondo le stime più recenti del Fmi.

Che la contrazione del Pil del Messico nel 2020 possa essere tra le più severe al mondo è in parte spiegato anche dalle scelte di politica fiscale del governo che, secondo il presidente, non si deve indebitare per aiutare grandi imprese private. Il Messico era nella condizione quasi unica di poter spendere per sostenere la domanda aggregata: il paese, infatti, alla fine del 2019 aveva sia un basso disavanzo del bilancio pubblico (2,3% del Pil) che un livello di debito pubblico non preoccupante (53,7% del Pil). Le ultime proiezioni del World Economic Outlook aiutano a capire quanto poco abbia fatto il governo messicano: il Fmi calcola che nel 2020 i paesi emergenti abbiano mediamente risposto alla pandemia con spese pari a circa il 5% del Pil, costituite per circa il 2% da prestiti e garanzie per le imprese e il resto da spese addizionali e minori entrate. Per il Messico entrambe le forme di intervento sono sotto l’1% del Pil.

L’austerità della politica fiscale del governo è riflessa anche nel bilancio per l’anno prossimo: viene previsto un piccolo avanzo primario del bilancio pubblico sia per quest’anno che nel 2021, illustrando come il governo non abbia ripensamenti sulle scelte fatte. Le voci a bilancio che aumenteranno maggiormente sono quelle per spese infrastrutturali: la costruzione del Treno Maya e dell’aeroporto Santa Lucia, mentre la moderata spesa pubblica è giustificata dal presidente come necessaria e funzionale alla riduzione della corruzione nel Paese. Messi di fronte alle decisioni del governo centrale gli Stati messicani che ne avevano la possibilità sono intervenuti direttamente, per esempio sospendendo la tassazione per le imprese; dal canto suo il settore privato ha cercato risorse altrove, per esempio ottenendo dall’Inter-American Development Bank circa 12 miliardi di dollari in prestiti per aiutare le piccole e medie imprese a superare la pandemia. Il governo ha mantenuto quindi le proprie priorità di politica economica, tra cui lo sviluppo infrastrutturale, soprattutto nel sud del paese, una delle parti meno sviluppate, e il sostegno alle fasce più povere della popolazione. All’aumento del salario minimo, che è progressivamente cresciuto negli ultimi due anni, durante la pandemia si sono aggiunti circa 10 mld di spesa pubblica in programmi specificamente orientati ad aiutare i più poveri.

In questo scenario, lo scorso 1° luglio è entrato in vigore l’Usmca, l’accordo commerciale che sostituisce il precedente Nafta e si concentra sull’attuazione degli standard internazionali, cercando di promuovere le migliori pratiche per tutti i settori industriali. L’accordo, considerato dagli analisti molto più moderno del Nafta in materia di proprietà intellettuale, commercio elettronico e ambiente, è stato sottoscritto il 30 novembre del 2018, a Buenos Aires, poco prima dell’apertura del vertice del G20. Successivamente, il 19 dicembre scorso, è stato approvato negli Stati Uniti alla Camera dei Rappresentanti con 385 voti favorevoli e 41 contrari. Circa un mese dopo, il Senato lo ha confermato con 89 voti favorevoli e 10 contrari. Trump ha firmato ufficialmente l’Usmca lo scorso 29 gennaio. A volerlo sono stati, oltre a Trump, il primo ministro canadese Justin Trudeau e l’ex presidente messicano Enrique Peña Nieto. Sebbene per molti aspetti il nuovo trattato assomigli molto al precedente, in realtà per alcuni settori, come automobili o prodotti tessili, i cambiamenti saranno significativi.

Le principali misure contenute nell’Usmca includono:

· Condizioni di parità per i lavoratori, comprese norme di origine migliorate per automobili e camion. In particolare, l’accordo si concentra sulle esportazioni di automobili, alluminio e tariffe d’acciaio: l’aumento di normative ambientali e di lavoro, sono mirate ad incentivare la produzione nazionale di auto e camion.

· Vantaggi agli agricoltori e allevatori, modernizzando e rafforzando il commercio di alimenti e agricoltura nel Nord America.

· Supporto all’economia attraverso nuove protezioni per la proprietà intellettuale dei dati e garantendo un’opportunità di scambio di servizi con l’introduzione di una certificazione più snella per accedere alle tariffe preferenziali.

· Nuovi capitoli riguardanti il commercio digitale, anticorruzione e buone prassi normative: l’accordo si occupa in modo significativo del commercio digitale e vieta l’imposizione di dazi all’importazione su prodotti distribuiti elettronicamente. Inoltre, il nuovo accordo protegge le società web dalla responsabilità per il contenuto delle proprie piattaforme e vieta a Canada e Messico di imporre alle società statunitensi che operano in loco di archiviare i propri dati su server nazionali.

Altre disposizioni con cambiamenti significativi riguardano manodopera, tutela ambientale, accesso agricolo e risoluzione delle controversie tra stato e investitori. Gli importatori dovranno rivedere i propri programmi di conformità doganale, in particolare per le tariffe e i certificati di origine. Per ciò che riguarda le tariffe, tutti i prodotti con tariffe zero ai sensi del Nafta rimarranno a zero anche ai sensi dell’Usmca. Inoltre, il Canada fornirà un accesso nuovo e ampliato a diverse categorie di prodotti lattiero-caseari statunitensi, tra cui: latte, formaggio, crema, latte scremato in polvere, latte condensato, yogurt, eliminando anche i dazi su siero di latte e margarina.

L’Usmca non richiede più un certificato di origine, ma è necessario presentare una serie minima di elementi come prova, presenti anche in una fattura o in un qualsiasi altro documento. Gli importatori devono così mantenere specifici elementi nei propri file per supportare ogni spedizione. È possibile inoltre presentare una richiesta di trattamento tariffario preferenziale, basato su una certificazione di origine, compilata dall’importatore, esportatore o produttore allo scopo di certificare che un bene si qualifichi come “bene originario”: questa può essere completata e presentata elettronicamente con una firma elettronica o digitale e riguardare una o più importazioni di merci identiche, entro un periodo massimo di 12 mesi.

L’importatore è tenuto a prestare ragionevole attenzione all’accuratezza di tutta la documentazione presentata al U.S. Customs and Border Protection (CBP). I nove elementi richiesti come minimo per rivendicare l’origine in Usmca sono:

· Importatore, esportatore o produttore, indicandone il certificatore

· Nome e indirizzo del certificatore

· Nome e indirizzo dell’esportatore

· Nome e indirizzo del produttore

· Nome e indirizzo dell’importatore, se noto · Descrizione del bene ed indicazione della tariffa a 6 cifre identificata nell’Harmonized System Tariff Classification

· Criteri specifici in base ai quali il bene soddisfa i requisiti di origine Usmca

· Periodo di copertura, dove la certificazione è valida fino a 12 mesi nel caso di spedizioni multiple di merci identiche

· Firma e data autorizzate

Non è richiesta una certificazione per le importazioni fino a 2.500 dollari.

Related Post
Categories: Mondo