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Meno giornali, più social e fake news: i media in Italia nel Rapporto Censis

FIRSTonline

Gli italiani che leggono regolarmente i quotidiani a stampa per informarsi durante la settimana si sono ridotti nel 2017 al 14,2%. E ad appena il 5,6% tra i giovani. È la fotografia scattata dal Censis che ha presentato questa mattina, a Roma, il 51° ‘Rapporto sulla situazione sociale del Paese’.

I giornali continuano a soffrire per la mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale, prosegue il capitolo “Comunicazione e media” del Rapporto, e oggi solo il 35,8% degli italiani li legge. Anche se una lieve inversione di tendenza ha riguardato, nell’ultimo anno, i periodici, sia i settimanali, sia i mensili, che hanno fatto registrare una piccola ripresa.

Nel giro di quindici anni – certifica il Censis – le copie di quotidiani vendute giornalmente sono passate da quasi 6 milioni, nel 2000, a meno di 3 milioni, nel 2016, con una perdita di oltre il 50%. I tg restano ancora il mezzo d’informazione più utilizzato dagli italiani (60,6%), seguiti dai motori di ricerca su internet. Prosegue la forte espansione dei social network, anche come fonti di informazione.

A più della metà degli utenti di internet italiani, sottolinea poi il Rapporto, è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete: la percentuale scende di poco per le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i più giovani. «Per il 77,8% degli italiani, inoltre, quello delle fake news è un fenomeno pericoloso. Soprattutto le persone più istruite ritengono che le bugie sul web vengono create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e che favoriscono il populismo (69,4%)», spiega il Censis.

Per quanto riguarda, infine, gli altri media, il Rapporto evidenzia la crescita della tv via internet e della mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori. Cresce anche l’ascolto delle trasmissioni radio via web e continua a crescere, anche se a ritmo più lento, l’uso di internet, che ha raggiunto una penetrazione pari al 75,2% degli italiani (+1,5% rispetto al 2016).

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