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Mediobanca-R&S: nelle imprese pubbliche costo del lavoro più alto del 20% delle private

FIRSTonline

Dopo un triennio di flessione, il 2015 ha segnato il secondo anno di ripresa per la competitività dell’industria manifatturiera italiana con un +3,6% rispetto all’anno precedente. Restano tuttavia lontani i livelli pre-crisi: rispetto al massimo segnato nel 2007 la flessione è del 9%. Ad indicarlo è l’indagine annuale ‘Dati Cumulativi’ di 2060 società italiane elaborata dall’Ufficio Studi di Mediobanca che prende in esame le sole attività svolte in Italia dalle aziende del manifatturiero, del terziario e dell’energia.

A dare slancio alla competitività lo scorso anno è stato l’aumento della produttività pari al 6% e superiore a quello della crescita del costo del lavoro (+2,8%). Il risultato è stato raggiunto per effetto di tagli occupazionali (-0,6%), ma anche grazie a maggiori investimenti, che nel 2015 sono aumentati complessivamente del 7,9%, con un +4,8% del manifatturiero (dopo +4,6% nel 2014) e un vero boom nel terziario (+26,4%). Gli investimenti manifatturieri restano tuttavia del 19% sotto il picco segnato nel 2008.

La produttività per dipendente supera d’altro canto del 6,5% i livelli del 2007 e sale addirittura del 16% rispetto al 2006, mentre l’occupazione nel manifatturiero perde il 6% rispetto a 10 anni fa. A pagare il conto – a livello complessivo – è soprattutto la base operaia, in calo dell’8% tra il 2015 e il 2008, mentre è minore lo sfoltimento dei ‘colletti bianchi’ (-1,4%). La flessione è maggiore nel settore pubblico (-13,3% nel periodo per le ‘tute blu’ e -4% per gli impiegati) rispetto al privato (-4% e -0,9% rispettivamente). La crisi – spiega l’indagine – ha accelerato la trasformazione produttiva, con il progressivo spostamento della forza lavoro nelle fasi a monte (progettazione e design) e a valle (marketing e assistenza post-vendita), che ricoprono maggiore valenza in termini di vantaggio competitivo, mentre sono state alleggerite le fasi di trasformazione, anche con la loro esternalizzazione.

In base all’indagine ‘Dati Cumulativi’ dell’Ufficio studi di Mediobanca, a tagliare pesantemente le ‘tute blu’ è stata soprattutto la manifattura (-12,3% sul 2008), mentre tiene l’occupazione di impiegati e quadri (+0,3%), che anzi crescono nelle medie imprese (+9,6%), nelle medio-grandi (+4,3%), nei gruppi maggiori (+3,3%) e nel made in Italy (+5,4%). Ad avere la mano più pesante sui tagli della forza lavoro sono comunque le aziende a controllo estero, con -18,8% per le tute blu e -8,6% per i colletti bianchi. Chi ha conservato il lavoro beneficia, d’altro canto, di un aumento del potere d’acquisto dei salari stimato a +0,6% dal 2006, ma l’incremento riflette soprattutto l’andamento nelle aziende pubbliche (+4,6%). Giungono, però, anche segnali positivi dalla manifattura (+2,9%), specialmente nella media impresa (+3,7%) e nel made in Italy (+6,2%).

In ogni caso costo del lavoro delle imprese pubbliche resta di oltre il 20% superiore alle private. Pagano bene, però, anche le manifatturiere a controllo estero (+7,4% reale). Per l’intero aggregato delle 2060 aziende prese in esame, il costo medio del lavoro tra il 2007 e il 2015 è cresciuto del 14% portandosi da 47.500 a 54.200 euro. La variazione risente anche della modifica del mix tra tute blu e colletti bianchi. Le prime si sono ridotte dal 43% del totale nel 2006 al 41% del 2015, le seconde sono aumentate del 57% al 58,9%. Il settore pubblico ha fatto segnare un aumento del costo del lavoro del 18,6%, maggiore del privato (+13,4%) attestandosi a 65.800 euro contro 51.700, anche perchè ha una base operaia contenuta (30%). Il manifatturiero è salito del 16,7% a 57.200 euro, mentre il terziario si è mosso meno (+10,4% a 46.700 euro). Il costo medio del lavoro delle medie imprese risulta inferiore a quello dei maggiori gruppi (50.800 euro contro 54.500), ma nel tempo ha mostrato una dinamica più generosa (+17,5% dal 2007 contro +11,5%), anche per favorire la presenza e il mantenimento nella forza lavoro delle migliori skills.

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