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Mantova, classicismo e contemporaneità alla Casa del Mantegna

L’esposizione, che si apre in contemporanea con l’inaugurazione del Festivaletteratura 2016, è curata da Alberto Mattia Martini e Gianfranco Ferlisi, organizzata dalla Provincia di Mantova – Assessorato alle Politiche Culturali, ai Saperi e alle Identità dei territori, e propone 35 opere in grado di ripercorre il lavoro recente dell’artista cremonese, dal 2010 a oggi.

L’Anastasis rimanda a un tema iconografico dell’arte bizantina e raffigura la Resurrezione di Cristo e la sua discesa agli inferi per recuperare le anime di Adamo ed Eva. Una rappresentazione che richiama il viaggio di Orfeo – qui raffigurato in un dipinto del 1994 – e sul quale riecheggia la rilettura paleocristiana del mitico cantore, visto come prefigurazione della morte e della resurrezione di Cristo. Per le prime comunità evangeliche, infatti, la simbologia di Orfeo con la cetra veniva interpretata come immagine cristologica in riferimento al Salvatore che vince sulla natura.

Come sottolinea Francesca Zaltieri, vicepresidente della Provincia di Mantova, “la mostra di Agostino Arrivabene approfondisce e mette a fuoco un percorso estetico che si caratterizza per immagini di matrice classica rilette in chiave contemporanea. […]  L’ispirazione si traduce in dipinti dai quali emerge un’attenzione felice verso ciò che è sacro. Oli su tela raffinatissimi riaffermano l’identità di questo pittore di valore europeo che da sempre affianca affascinanti rimandi al mondo mitologico e letterario e a una grande attenzione alla costruzione dell’opera, anche a livello tecnico”.

La rassegna esprime un forte sentimento della contemporaneità, che risponde all’impegno di partecipare allo sforzo collettivo di contributi che vede, in questo 2016, Mantova Capitale italiana della Cultura.

All’interno del percorso espositivo, Agostino Arrivabene dialogherà con il Cristo morto, il capolavorodi Andrea Mantegna, attraverso la citazione di due artisti contemporanei, come Carlo Fabre e Alessandra Borsetti Venier che, negli anni Novanta crearono una vera e propria sinergia sul tema, dando origine a una serie di scatti fotografici che rileggevano in chiave contemporanea il dramma della morte del Cristo.

Arrivabene, con un suo personale intervento di manipolazione delle forme fotografiche del duo Fabre-Borsetti Venier e del dipinto di Andrea Mantegna, intraprende un lavoro di deformazione dei corpi. Quello che ne risulta è un monumentale dipinto – Resurrezione – e un trittico in cui rivela le fasi metamorfiche del corpo che da carne, si muta in corpo glorioso.

Lungo il percorso espositivo, si incontrerà un dialogo mistico di grande suggestione tra le figure del Messia, di Maria e degli ‘angeli del versamento’, ovvero le figure angeliche solcate del sangue divino, oltre a una serie di opere con richiami ai codici del Rinascimento e rimandi alle sperimentazioni più attuali. Una Pietas velata e rivestita in foglia oro, ad esempio, ricostruirà il maphorion, il velo delle vergini consacrate.

Nella rassegna, sono molteplici gli evidenti contrasti e le distanze temporali che parlano del mistero del «Sacro sangue» che, proprio a Mantova, per antica devozione, viene venerato come reliquia sacra e che Agostino Arrivabene reinterpreta nel dipinto, Ecce Homo, in cui il sangue versato rivela le arboree tumefazioni delle stigmate.

Accompagna la mostra un catalogo stampato da Publipaolini, Mantova, con un’introduzione di Francesca Zaltieri e testi dei curatori.

Agostino Arrivabene nasce a Rivolta d’Adda (CR) nel 1976. Diplomato all’accademia di Brera di Milano. negli anni della formazione da autodidatta, l’artista riscopre e fa sue molte delle tecniche pittoriche tradizionali (ad es. la preparazione artigianale dei colori). Principali mostre personali (selezione): “Hierogamy”, Cara Gallery, New York, 2016; “Anabasis”, Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (RV),2015; “Vesperbild”, Galleria Giovanni Bonelli, Milano, 2014; “To pathei Mathos”, Panorama Museum, Bad Frankenhausen, 2013.

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Categories: Cultura