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Manovra: deficit 2016 da 2,2 a 2,4% per misure sicurezza

L’Italia potrebbe alzare da subito il rapporto deficit-Pil programmato per il 2016, portandolo dal 2,2 al 2,4 percento. Lo 0,2% in più vale 3,2 miliardi di euro e sarebbe destinato a finanziare un pacchetto di misure per la sicurezza da inserire nella legge di Stabilità. E’ questa la linea d’intervento che emerge dalle ultime riunioni tra il governo e la maggioranza alla Camera, dove attualmente è discussione la manovra (il via libera dovrebbe arrivare entro il 23 dicembre, ultimo giorno utile prima delle ferie di Natale). 

Il nostro Paese si dovrebbe quindi attribuire un ulteriore margine di flessibilità senza aspettare la Commissione europea, che in primavera pubblicherà la propria valutazione sulla finanziaria italiana e deciderà se concedere o meno la flessibilità che Roma ha già chiesto per gli investimenti e per far fronte all’emergenza migranti.

Salterebbe quindi il piano di cui si era parlato inizialmente, secondo cui i 2 miliardi messi sul piatto dal premier Renzi (uno per la sicurezza e la polizia e uno per interventi culturali) sarebbero andati a sostituire l’impegno ad anticipare al 2016 il taglio dell’Ires, programmato per luglio in caso di via libera da parte di Bruxelles alla flessibilità richiesta dall’Italia per la clausola migranti. 

In seguito era emersa un’ulteriore ipotesi: destinare subito alla sicurezza i 500 milioni di gettito superiore alle attese prodotto dalla voluntary disclosure e quindi attendere il responso europeo prima di impiegare altre risorse. Ma è chiaro a tutti che, dopo i fatti di Parigi, i fondi per la lotta al terrorismo non possono aspettare la prossima primavera. Per questo governo e maggioranza avrebbero deciso di cambiare rotta.

Secondo fonti citate dalle agenzie di stampa, per alzare da subito il deficit del 2016 il governo dovrà presentare una relazione al Parlamento e aggiornare il dato rispetto all’ultima nota di aggiornamento al Def. Sulla comunicazione del governo non dovrebbe, tuttavia, essere previsto alcun voto delle Camere, che avevano già approvato lo scostamento eventuale dal 2,2 al 2,4% legato alla ulteriore clausola di flessibilità.

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