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L’Italia degli Etf difende il primato in Europa

FIRSTonline

E’ ancora record di volumi nel primo trimestre per il segmento ETFPlus di Borsa italiana. Sono stati conclusi 1.446.529 contratti (+5,08% rispetto allo stesso periodo del 2015) per un controvalore di 29,04 miliardi di euro (+5,83%). A fine marzo, il patrimonio totale degli Exchange traded product (Etp) ha toccato i 48,51 miliardi, in crescita di quasi il 7% rispetto a dodici mesi prima. I flussi netti sono stati pari a 2,86 miliardi.

I debutti

Nei primi tre mesi dell’anno, sono stati quotati 51 nuovi prodotti indicizzati, portando il numero totale di Etf (fondi passivi quotati) a 739 e di Etc/Etn (strumenti su materie prime, valute, ecc.) a 301. Nei debutti hanno prevalso i cosiddetti strategic beta, che hanno l’obiettivo di ottenere performance migliori o un diverso profilo di rischio rispetto ai benchmark a capitalizzazione, e gli strumenti di trading (a leva e short). Tra gli emittenti più attivi figurano Lyxor, DB X-trackers, State Street Global Advisor SPDR e UBS.

Per la prima volta sono arrivati sul mercato italiano uno strumento per investire nelle mid cap tedesche, uno a doppia leva inversa sull’S&P500, uno sulla gestione attiva della liquidità denominata in dollari, uno sui titoli europei a bassa volatilità e alto dividend yield e due Etf su indici di società giapponesi a bassa volatilità, oltre ad Etn (Exchange traded note) a leva sul Vix (indice di volatilità), a leva short e long sui mercati azionari emergenti.

Leader in Europa

Piazza Affari ha confermato la leadership a livello europeo per numero di contratti su piattaforma elettronica con una quota del 31,97%. In media ne sono stati conclusi 23.334 ogni giorno contro i circa 16 mila di Deutsche Boerse, che si colloca al secondo posto.

Ma quali sono i trend dell’industria degli Etf che si delineano in Europa? Secondo le statistiche Morningstar, i primi quattro mesi del 2016 sono stati caratterizzati dal successo dei prodotti specializzati sul reddito fisso, che hanno ricevuto flussi netti per 11,64 miliardi di euro, di cui 3,69 solo ad aprile. Per contro, gli indicizzati azionari hanno sofferto riscatti netti per 4,86 miliardi, di cui 1,32 il mese scorso, nonostante la ripresa delle Borse. La seconda miglior asset class è stata quella delle materie prime (+5,57 miliardi di flussi netti da gennaio), grazie in particolare alla riscoperta dell’oro come bene-rifugio dalla volatilità dei mercati.

Ritorni di fiamma

“Se guardiamo più in profondità le categorie Morningstar, scopriamo che i prodotti fino a poco tempo fa impopolari, sono tornati nella lista della spesa degli investitori europei”, dice Ali Masarwah, research editor di Morningstar. “In cima alla lista ci sono gli Etf azionari USA large-cap blend, quelli equity emergenti e gli obbligazionari corporate in euro (inclusi gli high yield). Anche il reddito fisso emergente in valuta locale ha riscosso un buon successo”.

Per contro hanno sofferto le categorie molto richieste nel 2015, come gli azionari area euro, Germania e Giappone; oltre agli indicizzati sui titoli governativi in euro e agli obbligazionari diversificati in dollari.

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