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Le istituzioni finanziarie per lo sviluppo contro il cambiamento climatico

Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay

Le organizzazioni di finanza per lo sviluppo appartenenti alle Development Finance Institutions (DFI) e partner della “Adaptation & Resilience Investors Collaborative” si sono impegnate ad incrementare significativamente i propri investimenti in progetti di contrasto ai cambiamenti climatici nei Paesi emergenti e in via di sviluppo.

Oltre al piano d’azione presentato nel corso dell’ultimo G7 volto ad adottare un approccio comune per identificare i possibili investimenti nonché il modello di reporting per misurarne l’impatto e i risultati conseguiti, i membri della Collaborative si sono impegnati a:

  • adottare principi comuni per rendicontare le risorse finanziarie mobilitate a favore di progetti di adattamento e resilienza ai cambiamenti climatici,
  • comunicare i volumi di risorse finanziarie impegnate in progetti di adattamento e resilienza climatica, su base annuale e con date di avvio specifiche per ciascuna istituzione,
  • continuare a collaborare per l’adozione di approcci standard nella misurazione dei contributi dei propri investimenti verso gli obiettivi di impatto su adattamento e resilienza climatica,
  • sviluppare pratiche comuni per identificare, valutare e gestire i rischi climatici fisici.

“La Collaborative fornirà un aggiornamento sui propri progressi in occasione del Summit G7 che si terrà in Germania nel 2022, e continuerà a lavorare per raggiungere risultati comuni da annunciare durante la COP27 che si terrà nel continente africano”, si legge nella nota congiunta emessa dalle associazioni. 

Ricordiamo che alla Adaptation & Resilience Investors Collaborative hanno aderito l’italiana Cassa Depositi e Prestiti, l’inglese CDC Group, le francesi AFD e Proparco, FinDev Canada, il Foreign, Commonwealth & Development Office (FCDO) inglese, l’olandese FMO, il Global Center for Adaptation e la U.S. International Development Finance Corporation (DFC). Tra i nuovi membri firmatari figurano invece: le DFI Finnfund e Swedfund, mentre la Banca Europea per gli Investimenti, il Global Innovation Fund, la Islamic Development Bank, la KfW Development Bank, il Nordic Development Fund, e USAID hanno aderito in qualità di partner.

Infine, in occasione della COP26 alcuni membri della Collaborative stanno annunciando nuovi impegni per incrementare le risorse mobilitate in favore di progetti di adattamento climatico e accelerare gli investimenti privati in tale ambito. Tra questi c’è Cdp che si è detta pronta a fornire supporto nell’ambito del rinnovato impegno dell’Italia a favore della finanza per il clima, pari a 1,4 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 5 anni. Nel suo ruolo di Istituzione Finanziaria per la Cooperazione allo Sviluppo, Cdp sta inoltre definendo una strategia di investimento nella finanza per il clima, mirata a rafforzare la propria azione a sostegno sia della mitigazione che dell’adattamento.

Rémy Rioux, Ad del gruppo AFD, ha dichiarato: “Per le istituzioni finanziarie, valutare e gestire i rischi climatici fisici contribuisce a sensibilizzare sull’importanza dell’identificare le vulnerabilità e investire in progetti di adattamento. Da questo punto di vista, le banche di sviluppo hanno una particolare responsabilità: non penalizzare i debitori più esposti focalizzandosi unicamente su un approccio basato sul rischio, ma conoscerli meglio e accompagnarli verso un percorso di adattamento di lungo termine, per contribuire a ridurne i rischi. 
Amal-Lee Amin, direttore Climate Change del Gruppo CDC, ha commentato: “Come DFI, dobbiamo agire adesso e lavorare congiuntamente per superare gli ostacoli e accelerare gli investimenti del settore privato nell’adattamento climatico”.

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Categories: Finanza e Mercati