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Le Borse guardano ai negoziati in Turchia fra Russia e Ucraina. Riflettori anche sulle decisioni di Ue e Bce

Imagoeconomica

Rialzo della paura o rally della speranza? La corsa del Toro, partita ieri dai listini europei, è proseguita a Wall Street per approdare stamane sui listini asiatici. In parte è senz’altro l’effetto delle ricoperture della speculazione dopo l’esplosione della volatilità. In parte è l’attesa di una svolta nel conflitto: una tregua o anche qualcosa di più. Oppure, come sottolinea il New York Times, la convinzione che lo scontro economico cominci a produrre i suoi effetti: le sanzioni pesano sull’Occidente per lo 0,17% del Pil, sulla Russia per un devastante 0,7%.  Ma forse conta di più la svolta che la guerra ha imposto a governi e banchieri centrali. Rientrano nel cassetto i progetti per tagliare gli stimoli, più che mai necessari per scongiurare la recessione.

Restano le tensioni sulle materie prime, in forte calo. A partire dal nickel, sotto del 17% nella Borsa di Shanghai, l’unica dove si tratta ancora il metallo sospeso a Londra. Pare che un’azienda cinese, la Tsinghan Holding, abbia acquistato una valanga di derivati, provocando una corsa alle ricoperture e prezzi superiori a centomila dollari a tonnellata. Anche questo è un effetto della finanza di guerra.

Diffusi rialzi stamane sulle Borse dell’Asia Pacifico, in scia al balzo in avanti dell’Europa e di Wall Street: Nikkei +3,7%, BSE Sensex di Mumbai +2,3%, CSI 300 di Shanghai e Shenzen +1,7%. Seul, ieri chiusa per le elezioni, oggi è aperta: l’indice Kospi si avvia a chiudere in rialzo dell’1,7%. Nelle urne ha prevalso il conservatore Yoon Suk Yeol. Hong Kong, dove oggi ha debuttato in rialzo del 3% il produttore di auto elettriche Nio, guadagna l’1%.

Sidney +1%. Il colosso minerario Rio Tinto perde il 7% dopo la pubblicazione di una nota nella quale anticipa la chiusura delle sue relazioni commerciali con soggetti russi. Tra questi, ma non è chiaro cosa succederà ora, c’è la joint venture con il produttore di alluminio Rusa, guidata da Oleg Deripaska, il magnate russo più scettico sulle scelte di Putin.        

Nasdaq record. Amazon +10%: raddoppia il buy back

Poco mossi i future sulle Borse europee e su Wall Street. Ieri il Nasdaq ha messo a segno un rialzo del 3,59%. Su anche il Dow Jones (+2%) e l’S&P 500 (+2,57%).

Sono scattati i realizzi sugli Energetici: -4,5% dopo dieci rialzi di seguito. L’indice Vix, che misura la volatilità delle opzioni sull’indice S&P500, è sceso del 7%, a quota 32.

Amazon +10% nel dopoborsa. La società ha annunciato il raddoppio del programma di riacquisto di azioni proprie a 10 miliardi di dollari e ha anche avvertito che le sue azioni saranno suddivise in ragione di 20 ogni 1 attuale.

Maxi buyback da 3 miliardi di dollari anche per General Electric, +3% nel dopoborsa. È un segnale della fiducia degli imprenditori nei propri titoli, che non sono propriamente delle noccioline a Wall Street.

Brent in calo a 112 dollari, Wti a 109. Gli Emirati Arabi Uniti hanno affermato di sostenere il pompaggio di più petrolio in un mercato sconvolto dalle interruzioni dell’approvvigionamento dovute alle sanzioni contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Il Brent ha perso 17 dollari il barile in una seduta, il calo più ampio dal 21 aprile 2020. A pesare sui prezzi contribuiscono le parole del direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia, secondo il quale i 60 milioni di barili di riserve di petrolio schierate per compensare le interruzioni di forniture “sono solo una risposta iniziale”.

Oro in calo, crollano le criptovalute

Oro in calo dello 0,5%, a 1982 dollari, dal -2,90% di ieri, scattato una volta che la quotazione ha raggiunto i massimi storici dell’agosto 2020 a 2.075 dollari.

Torna a scendere il Bitcoin: -6% dopo il +9% di ieri in un clima di fortissima volatilità, altro che “bene rifugio”. Il presidente Usa, Joe Biden, ha firmato l’atteso ordine esecutivo in cui chiede alle agenzie governative di studiare i possibili rischi legati al boom delle criptovalute. Nel documento si chiede inoltre di valutare la creazione di un dollaro digitale sostenuto dalla Fed, dopo che la Cina e altri Paesi hanno già adottato una valuta digitale.

Parte dall’Europa il rally della speranza

Alla vigilia della riunione della Bce è scattato il rally della speranza. Le notizie dall’Ucraina restano terribili: sale il numero dei profughi così come delle aziende occidentali che scappano dalla Russia. Ma, a giudicare dal boom dei listini, qualcosa è cambiato. Anzi, più di qualcosa, visto il rimbalzo storico delle Borse sulle ali della volatilità.

Sul piano tecnico pesa l’ipervenduto, su quello fondamentale i listini hanno per ora già scontato le perdite indotte dall’embargo, compreso quello più simbolico che sostanziale, di Usa e Regno Unito sul petrolio. Di qui, quel filo di speranza legato agli incontri tra le parti di oggi a Istanbul, preceduti dallo scoop del Jerusalem Post che parla di una proposta russa per Zelensky.

Versailles e Francoforte, due occasioni per ripartire

Ancora più importante in chiave europea l’attesa del vertice di Versailles, da cui i mercati si attendono novità in merito a una politica comune Ue sull’energia e sulla difesa. Ultimo, ma non ultimo, l’incontro di Francoforte tra i banchieri centrali. Fino a pochi giorni fa un’occasione per cominciare a normalizzare la politica monetaria dell’Eurozona, oggi impensabile visto il rischio stagflazione. La Ue, probabilmente, chiuderà gli acquisti del piano Pepp, ma li sostituirà con qualcos’altro.

Scende lo spread: Milano sale del 6,95%

La corsa del Toro mette in fuga l’avversione al rischio. Sale a +0,19% il rendimento del decennale tedesco, il porto sicuro per eccellenza. Il Btp 10 anni chiude a +1,6%. Lo spread scende del 5,47%, a 142 punti.

Fuochi d’artificio nelle Borse, a partire da Milano, una delle più vivaci. Piazza Affari guadagna il 6,95% e risale a 23.889 punti base, con finanziari e auto in rally, mentre perdono quota solo i titoli petroliferi.

Meglio della Borsa italiana sia Francoforte (+7,89%) che Parigi (+7,13%). Seguono Amsterdam (+4,81%), Madrid (+4,71%) e Londra (+3,44%).

Il copione ricalca, alla rovescia, quello dei giorni precedenti. Scendono petroliferi e titoli della difesa (Thales -4,2%), si riscattano le banche e i titoli ciclici.

Corrono i partner di Apple: Stm +10,39%

Da segnalare la corsa dei fornitori europei di Apple, da Asml a Infineon, dopo che la Mela ha aggiunto la connettività 5G all’iPhone SE e all’iPad Air e ha introdotto un chip più veloce per un nuovo desktop. Guida la corsa Stm (+10,39%).

Stellantis in testa a Piazza Affari

Il Grand Prix di Piazza Affari vede prevalere sul filo di lana Stellantis: +12,28% a 14,52 euro. A favorire il rimbalzo del titolo (-37% dai massimi nella seduta di lunedì) contribuisce l’attesa per i provvedimenti governativi a favore del settore, nonché la conferma a fine febbraio del dividendo di 1,04 euro per una distribuzione totale di 3,3 miliardi di euro. Avanzano anche Pirelli (+10,38%), Ferrari (+8,9%, la Rossa ha sospeso i rapporti con la Russia) e Brembo (+4,07%).

Unicredit e Intesa su a doppia cifra. Ferragamo boom

Non sono pochi i titoli con un rialzo a doppia cifra. Brilla Unicredit (+11,68%), dopo aver rivelato un’esposizione di gruppo verso la Russia minore di quanto temuto. Intesa Sanpaolo sale dell’11,09% dietro Finecobank (+11,86%).

Sfiora le due cifre il rialzo di Salvatore Ferragamo +9,69% e di Moncler +8,6% in linea con il lusso.

Vivendi svaluta la quota in Telecom di 728 milioni

Rimbalza pure Telecom Italia (+6,6%) nonostante il downgrade di Moody’s a Ba 3dopo i risultati 2021. Vivendi, nel ribadire la fiducia a Labriola, ha tagliato di 728 milioni, da 0,857 a 0,657 euro per titolo, il prezzo di carico del suo 23,7%: quasi la metà di quanto pagato (1,07 euro) nel 2014, ma più del prezzo indicativo di Kkr (0,505 euro). Cdp, che nel 2020 ha svalutato Tim a 0,68 euro il suo 9,9%, aspetterà invece il bilancio che approverà il 31 marzo per decidere il da farsi.

Eni quota una spac a Londra

È breve l’elenco delle blue chips in rosso: Tenaris -5,5%, Saipem-1,45% ed Eni -0,5%, che ha annunciato in mattinata l’intenzione di quotare la spac New Energy One Acquisition Corporation (Neoa) al London Stock Exchange.

Fuori dal listino principale vola Seri Industrial (+26%) dopo l’ok del governo a un’agevolazione a fondo perduto da 417 milioni per la realizzazione di una Gigafactory a Teverola (Caserta).

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