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La Roma affonda il Milan. L’Inter è seconda

Inter e Roma volano, il Milan precipita. L’ultima giornata prima della sosta conferma la crescita di risultati di nerazzurri e giallorossi (a cui bisogna aggiungere di diritto anche la Lazio) e la crisi dei rossoneri, già staccati in modo preoccupante dal vagone di prima classe del campionato.

Paradossalmente però Montella, osservato speciale della sfida di San Siro, esce un po’ più rafforzato di prima: la sua squadra ha perso ancora ma quantomeno se l’è giocata alla pari, offrendo una prestazione decisamente migliore di quelle di Genova e di Europa League.

Certo, il tempo sta scadendo ed è probabile che il derby con l’Inter segnerà un punto di non ritorno: perderlo vorrebbe dire andare a meno 10 dai cugini, un’onta inaccettabile per chi, giusto o sbagliato, ha speso 240 milioni in sede di mercato.

“Montella non ha la bacchetta magica e come lui nessun allenatore – ha spiegato Mirabelli – Abbiamo cambiato tantissimo, ci vuole un po’ di tempo prima di vedere i risultati. Dobbiamo solo sperare che il lavoro ci porti là dove vogliamo arrivare”.

Parole decisamente più miti rispetto al post Genova, eppure il risultato è stato lo stesso: 0-2 e tutti a casa a fare i conti con un’altra sconfitta, la terza in appena sette giornate.

Fino al gol di Dzeko (72’) però il Milan aveva giocato una discreta gara, senza eccellere in niente ma senza nemmeno soffrire troppo la Roma di Di Francesco. Poi ecco la giocata del campione (propiziata anche da una leggera, ma decisiva, deviazione di Romagnoli) e il conseguente calo del sipario, certificato dalla zampata finale di Florenzi (77’), bravo a sfruttare una respinta un po’ così di Donnarumma e a chiudere ogni discorso.

“Ero molto più preoccupato dopo la sconfitta di Genova, questa volta invece abbiamo giocato alla pari – il commento di Montella – Credo che i ragazzi possano essere soddisfatti per la prestazione, sono convinto che questa sia la strada giusta”.

Per il Milan si tratta di una sconfitta pesante, per la Roma invece è l’opposto: con questa di Milano sono 4 le vittorie consecutive in campionato, un ruolino di marcia imponente che permette di tornare a sognare in grande.

“Siamo appena dietro agli altri e ci restiamo volentieri – ha glissato Di Francesco. – Dobbiamo rimanere coi piedi per terra ma con la consapevolezza della nostra forza”.

Dopo la sosta i giallorossi ospiteranno il Napoli in un big match che dirà molto sulle gerarchie del campionato, un po’ come il derby di Milano. I rossoneri si presenteranno con l’acqua alla gola, l’Inter invece con l’ambizione di potersi addirittura lanciare in chiave scudetto. La classifica infatti parla chiaro: i nerazzurri di Spalletti sono secondi assieme alla Juventus, peraltro con la miglior difesa del campionato.

I 3 gol subiti però mal si sposano con le prestazioni di una squadra che, ad oggi, continua a non convincere del tutto: anche a Benevento infatti la gestione del match non è stata al passo con quelli che sono numeri e risultati raccolti sin qui. Il pomeriggio del Vigorito era cominciato benissimo e i due gol segnati da Brozovic in meno di mezzora (19’ e 22’) lasciavano presagire una vittoria tranquilla, per non dire roboante.

Poi però ecco i soliti fantasmi, con i padroni di casa a riaprire la partita (D’Alessandro al 42’) e a spaventare Spalletti con traversa (Memushaj) e palo (ancora D’Alessandro): troppi rischi contro un Benevento che, fino a ieri, aveva segnato un solo gol in tutto il campionato.

“Tutto quello che abbiamo raccolto sin qui è meritato – la replica del tecnico nerazzurro – Questo accresce autostima e mentalità della squadra, dobbiamo essere orgogliosi di quanto fatto sin qui. Lassù in alto si sta bene, ora però bisogna imparare ad evitare i cali di tensione”.

In questo senso il derby del rientro dovrebbe aiutare: difficile infatti che l’Inter possa affrontarlo senza la giusta carica emotiva. Due settimane per riflettere e prepararsi, poi sarà giornata di scontri diretti: ancora presto per avere sentenze definitive, certo però che gli indizi saranno tanti e pure piuttosto indicativi.

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