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La guerra del gas entra nel vivo: i flussi in Europa iniziano a fermarsi. Come si muoverà l’Ue?

FIRSTonline

La tanto temuta guerra del gas è iniziata. Nemmeno un giorno dopo il bilaterale di Mario Draghi e Joe Biden, in cui il presidente del consiglio italiano parlava di pace, ecco che la guerra in Ucraina cambia ritmo e le minacce di un blocco delle forniture russe sembrano sempre più reali. Dopo lo stop ai flussi al punto di ingresso di Sokhranivka, in Ucraina, e la cessazione da parte di Gazprom dell’utilizzo del gasdotto Yamal-Europe, che dalla Russia porta l’oro blu all’Europa attraverso la Polonia, il Vecchio Continente è sempre più impegnato a trovare un piano B in caso di interruzioni improvvise. Una ritorsione da parte di Mosca nei confronti delle sanzioni europee, probabilmente intensificata dall’annuncio della Finlandia di aderire alla Nato motivo per cui si paventa anche uno stop delle forniture a Helsinki. Già lo scorso 26 aprile Mosca aveva bloccato l’export a Polonia e Bulgaria perché contrarie al pagamento del metano in rubli. In tutto questo, le controsanzioni e la riduzione del flusso russo stanno facendo aumentare ancora i prezzi del gas e rischiano di appesantire ulteriormente il dibattito sul sesto pacchetto di sanzioni.

La guerra del gas: il botta e risposta tra Russia e Ucraina

Arriva il primo stop ai flussi di gas verso l’Europa. L’Ucraina, mercoledì 12 maggio, ha annunciato di non poter far transitare il gas attraverso la stazione nei pressi di Sokhranivka, nella regione di Lugansk, – da cui passa quasi un terzo del metano destinato all’Europa ogni giorno – a causa della presenza delle forze armate russe. Ferma anche la stazione di compressione di confine Novopskov sul gasdotto Soyuz, punto di transito strategico per Slovacchia, Ungheria, Austria, Romania e Italia.

L’Ucraina ha dunque chiesto al colosso energetico controllato dal governo russo di aumentare i volumi in un altro sito, Sudhza. Mosca da parte sua sostiene che è impossibile spostare tutti i volumi su un altro gasdotto e che non ci sono pericoli che consigliano di farlo. Ma l’operatore ucraino del gas (Gtsou) ha smentito le dichiarazioni di Gazprom, sottolineando che già nell’ottobre del 2020 “per lavori sulla tratta di Sokhranovka, c’era stata una deviazione verso Sudhza”. Rimane, però, il nodo sulla capacità: i flussi attraverso Sokhranovka sono pari a 23 milioni di metri cubi al giorno, mentre la stazione di Sudzha ha una capacità totale inferiore, di circa 13 milioni.

Mappa del gas

Complessivamente, secondo il colosso petrolifero russo, ieri i flussi erano scesi di un quarto (72 milioni di metri cubi mercoledì 11 maggio, in calo rispetto ai 95,8 del giorno precedente).

Per quanto riguarda il nostro paese l’Italia non ha riscontrato problemi, l’approvvigionamento di gas è stato compensato da Nord a Passo Gries, come ha fatto sapere Snam.

Ma non finisce qui. In risposta alle sanzioni, Mosca ha deciso di sanzionare 31 società energetiche di Paesi Ue, Usa e di Singapore. Tra queste c’è anche la Europol Gaz, l’azienda proprietaria della sezione polacca del gasdotto Yamal-Europe, che collega la penisola russa di Yamal e la Siberia occidentale a Bielorussia e Polonia, per raggiungere la Germania. Per questo motivo, Gazprom ha deciso lo stop all’invio di gas attraverso il gasdotto polacco. Si tratta di un gasdotto strategico che garantisce i rifornimenti per circa 33 miliardi di metri cubi, ovvero un sesto delle esportazioni russe all’Europa.

Finlandia nella Nato: rischia lo stop da Mosca?

Uno dei peggiori incubi di Putin è più vicino a diventare realtà: dopo 70 anni di “neutralità strategica”, la Finlandia ha bussato alla porta della Nato, insieme alla Svezia, che potrebbe annunciare la richiesta lunedì. Una svolta importante nella guerra tra Russia e Occidente innescata dall’invasione dell’Ucraina per impedire l’estensione della Nato ad Est.

Secondo il giornale finlandese Iltalehti, i principali leader politici della Finlandia sono stati informati che Mosca potrebbe tagliare le forniture di gas, sottolineando però che in precedenza era stata evocata l’ipotesi di un’interruzione il 23 maggio, in occasione del prossimo pagamento da parte di Helsinki per il gas russo, che Mosca pretende avvenga in rubli. Ma sull’ipotesi manca ancora la conferma di Helsinki e sebbene il Cremlino abbia definito le notizie sul presunto stop una “bufala”, abbiamo imparato a diffidare dalle sue dichiarazioni.

L’Austria minaccia di confiscare l’impianto a Gazprom

Se Gazprom non riempirà di gas l’impianto di stoccaggio di Salisburgo, il più grande del Paese e il secondo dell’Europa centrale, l’Austria è pronta a confiscarlo e a metterlo a disposizione di altri fornitori. Lo ha detto il cancelliere austriaco Karl Negammer in un’intervista alla Kronen Zeitung ripresa da European Truth.

I media russi avevano riferito in precedenza di una disponibilità di Vienna a pagare il gas in rubli. Tuttavia, il cancelliere Negammer ha smentito la circostanza definendo le notizie divulgate un “falso della propaganda russa”. “Ovviamente, OMV continuerà a pagare in euro le forniture di gas dalla Russia. L’Austria aderisce rigorosamente alle sanzioni dell’Ue concordate”, ha ribadito.

Ciò apre la possibilità a un taglio delle forniture, per il quale neanche l’Austria è ancora pronta.

I prezzi del gas rimbalzano

I prezzi del gas risentono sempre di più della guerra. Dopo che ieri l’indice di riferimento, i future ad Amsterdam, hanno toccato il picco di 111 euro al MWh (+17,5%) oggi il prezzo del gas in Europa è partito in calo, per poi risalire a metà giornata. L’indice di riferimento del prezzo spot, ovvero i future ad Amsterdam si muovono attorno ai 106 euro al MWh segnando un incremento del 13,5%.

Il piano d’emergenza dell’Ue nella guerra del gas

L’Unione europea si sta preparando a una possibile escalation nella guerra del gas. Secondo l’agenzia di stampa Agi, i principali elementi del piano di emergenza che emergono nella bozza del RepowerEu ci sono: razionamento dei consumi, solidarietà tra i Paesi Ue colpiti, tetto al prezzo e interventi contro la speculazione.

Nel documento che sarà ufficializzato il 18 maggio, si menziona il “caso di ulteriori interruzioni del gas che interessano più Stati membri contemporaneamente”: un caso nel quale l’Unione prevede di poter adottare “necessarie misure aggiuntive utilmente integrati con un razionamento coordinato e una riduzione della domanda sulla base di principi a livello dell’Ue durante un’emergenza in cui i mercati del gas non corrispondono più in modo ottimale alla domanda e lasciano la domanda residua insoddisfatta”.

“Sulla base del principio di solidarietà, dovrebbe essere presa in considerazione una riduzione della domanda di gas negli Stati membri meno colpiti a vantaggio degli Stati membri più colpiti”, indica l’esecutivo europeo.

Ma se questo non bastasse, la Commissione apre la possibilità di fissare un tetto al prezzo del gas. “Un tale massimale di prezzo dell’Ue in uno scenario di grave perturbazione avrebbe il vantaggio di limitare gli effetti dannosi sui prezzi della perturbazione per i consumatori e le imprese a livelli prestabiliti. Ma presenterebbe anche una serie di sfide”.

“Dovrebbe essere garantito che l’introduzione di un tale massimale non peggiori l’accesso dell’Ue alle forniture di gas e gnl, il che sarà vitale in uno scenario del genere poiché qualsiasi riduzione o limitazione dell’offerta in una situazione di emergenza comporterebbe un ulteriore deterioramento. Limiterebbe inoltre automaticamente il potenziale di riduzione della domanda di gas determinata dai prezzi, con un impatto negativo sull’equilibrio tra domanda e offerta”, ha sottolineato la Commissione.

Tuttavia, ci troviamo in uno scenario complesso anche senza un’interruzione totale di fornitura da Mosca. Per fronteggiare il caro-bolletta, la Commissione propone “una proroga della tassazione degli extra-profitti e un regolamento più stringente contro la volatilità dei prezzi in Borsa, spinta dalla speculazione”. Potrebbe essere necessario “rivedere le regole di negoziazione interne”. Le entrate “possono aiutare a finanziare misure mirate e temporanee a sostegno delle famiglie e delle imprese vulnerabili”. Tali misure potrebbero “essere prorogate oltre il 30 giugno 2022, per coprire la prossima stagione di riscaldamento”, ha concluso l’esecutivo nel piano.

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