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Juve beffata dalle papere del portiere, Roma e Napoli in festa

FC Juventus

La Juve stecca, Napoli e Roma no. La domenica di campionato balza alle cronache per il passo falso dei bianconeri a Udine, fermati sul 2-2 dalla squadra di Gotti, ma anche per le vittorie di azzurri e giallorossi, capaci di avere la meglio rispettivamente su Venezia (2-0) e Fiorentina (3-1). Il risultato che fa più rumore della domenica però è senza dubbio quello della Juve, capace di farsi bloccare sul pareggio nonostante il doppio vantaggio dopo neanche mezz’ora di gioco.

Sotto accusa finisce Szczesny, autore di due gravissimi errori che, di fatto, hanno rimesso in partita i friulani, praticamente inesistenti per un tempo. L’inizio infatti era stato totalmente juventino, con Dybala (migliore in campo) in gol dopo appena 2’ con uno splendido esterno sinistro e Cuadrado a raddoppiare al 23’, ancora su assist dell’argentino.

Sembrava la giornata perfetta per Allegri, vittorioso in scioltezza nonostante scelte pesanti: fuori Chiesa e, soprattutto, sua maestà Ronaldo per un 4-4-2 con Morata e la Joya titolari. Inevitabile pensare ancora al mercato, perché vedere CR7 in panchina per scelta tecnica fa sempre rumore, se non fosse che la società continua a ribadire la sua permanenza. A rovinare l’Allegri 2.0 ci ha però pensato, come dicevamo in precedenza, Szczesny, i cui errori hanno permesso all’Udinese di rialzarsi.

Il primo è arrivato al 51’ con una respinta scriteriata su tiro di Arslan che ha provocato il rigore del 2-1, trasformato con freddezza da Pereyra, ma per il vero patatrac bisogna andare all’83’: assurdo dribbling del polacco su Okaka e tap-in facile facile di un incredulo Deulofeu. Va anche detto che la Dea Bendata non tifava certo Juventus, visto che, dopo i pali di Morata e Bentancur, al 95’ è stato annullato un gol a Ronaldo per un fuorigioco di pochi centimetri che avrebbe sancito il 3-2.

“Abbiamo fatto una buona partita, purtroppo il calcio è anche questo, succedono cose inaspettate, non siamo stati capaci di gestire l’imprevisto, fortuna che è arrivato alla prima giornata e ci può servire da lezione – ha sospirato Allegri -. Szczesny? È un grandissimo portiere, ma in certi momenti non bisogna vergognarsi di buttare la palla in tribuna. Ronaldo? Sta bene, ho parlato con lui e vedendo le sue condizioni gli ho detto di venire in panchina, che avrei avuto bisogno nel secondo tempo e lui si è messo a disposizione. È entrato e ha fatto bene, aveva anche segnato…”.

Serate più felici per Napoli e Roma, seppur al cardiopalma. Entrambe infatti hanno faticato non poco per battere Venezia e Fiorentina, ragion per cui i successi in questione valgono oro, indipendentemente dalla qualità degli avversari. Nel caso degli azzurri, per esempio, non si trattava certo di una partita proibitiva, ma l’espulsione di Osimhen, cacciato dall’arbitro Aureliano per una manata a gioco fermo ai danni di Heymans (23’), l’ha completamente cambiata, costringendo la squadra di Spalletti a picconare il muro veneto senza il suo minatore migliore. A complicare ulteriormente le cose, oltre all’infortunio di Zielinski (problema muscolare), sembrava essersi messo Insigne, che al 57’ calciava clamorosamente in curva un rigore decretato dall’arbitro per un braccio di Caldara. Fortuna che il Venezia, pochi minuti dopo, mostrava nuovamente la tendenza a giocare con le mani: tocco largo di Ceccaroni e nuovo rigore, che questa volta Insigne trasformava alla perfezione (62’). Partita sbloccata e finalmente in discesa, tanto che il Napoli, liberato negli spazi, trovava anche il raddoppio con Elmas, bravo a battere Maenpaa con un destro sul primo palo dopo un azione verticale sull’asse Lozano-Insigne (72’).

“Nel primo tempo siamo partiti un po’ lentamente, Zanetti aveva impostato molto bene la gara, ma nella ripresa è stata un’altra partita – le parole di Spalletti -. Abbiamo avuto più vivacità e più brillantezza, poi il capitano ha dimostrato cosa significa portare la fascia di una squadra così importante”. Serata di festa anche per la Roma di Mourinho, uscita vittoriosa dallo scontro ad altissima tensione con la Fiorentina. Anche qui non è stata una passeggiata, nonostante una viola costretta a giocare in 10 per oltre 75’: al 16’, infatti, Pairetto ha estratto il rosso a Dragowski per un’uscita fallosa su Abraham. Decisione discutibile, visto che l’inglese era in posizione piuttosto defilata, ma confermata dal Var e dunque piombata sul match dell’Olimpico con tutta la sua forza. La Roma ne ha approfittato quasi subito trovando il vantaggio con Mkhitaryan (28’), ma poi ha subito il ritorno della Fiorentina, rimasta attaccata al match con coraggio e personalità. Nella ripresa le carte si sono nuovamente mescolate grazie all’espulsione di Zaniolo (54’, fallo su Gonzalez) e i viola, dopo aver sfiorato il pareggio con Vlahovic e Pulgar, lo hanno trovato con Milenkovic, bravissimo nel controllare un pallone spiovente e scaraventarlo alle spalle di Rui Patricio.

Mourinho, tarantolato in panchina come nei giorni migliori, ha temuto il tracollo, ma la sua Roma s’è ritrovata proprio nel momento peggiore. Abraham ha colpito una traversa a Terracciano battuto, poi ha servito il secondo assist di serata, questa volta a Veretout (66’), per un grande debutto celebrato dalla standing ovation dell’Olimpico. Il centrocampista, ex della partita, s’è poi ripetuto all’80’, questa volta su passaggio filtrante di Shomurodov, sancendo di fatto il successo dei giallorossi, il secondo consecutivo dopo quello in Turchia di giovedì.

“Bella partita anche se non abbiamo giocato molto bene – l’analisi di Mourinho -. In superiorità numerica abbiamo avuto qualche difficoltà di troppo, ma devo fare i complimenti alla Fiorentina e a Italiano, è davvero bravo. Bene anche l’arbitro che non ha sbagliato nulla e il Var che serve a questo, ad evitare errori. Mi è piaciuto lo spirito di sacrificio della mia squadra, ma abbiamo avuto delle difficoltà di troppo in 11 contro 10 soprattutto nella pressione: meglio in parità numerica”.

Alla conclusione della prima giornata mancano ancora due partite, ovvero Cagliari-Spezia (ore 18.30) e Sampdoria-Milan (20.45). I riflettori, evidentemente, sono puntati soprattutto su Marassi, dove i rossoneri di Pioli cercheranno un successo per rispondere alle rivali. Non sarà semplice perché i blucerchiati di D’Aversa promettono battaglia, decisi a rovinare l’esordio a un Diavolo indecifrabile. Il mercato, pur avendo visto Maldini e Massara impegnati in numerose trattative, resta tutto da valutare, alla luce delle partenze di Donnarumma e Calhanoglu, ma anche di un trequartista inseguito a lungo eppure ancora misterioso.

“Questo è il mio Milan più forte – ha ribattuto Pioli -. Ho una squadra forte, possiamo fare una grande stagione. Ci sono 7 squadre che possono vincere lo scudetto, anche se l’Inter rimane favorita così come è fortissima la Juventus. Ibra? La prossima settimana sarà importante, se tutto andrà bene dopo la sosta potrà rientrare con noi”. Oggi dunque, come da programma, non ci sarà proprio come Kessié, ancora ai box dopo il problema muscolare accusato qualche giorno fa. Due assenze importanti insomma, ma questo non significa che il Milan non possa comunque fare bene: la rosa a disposizione è stata allargata, ragion per cui Pioli potrà affidarsi al solito 4-2-3-1 con Maignan in porta, Calabria, Kjaer, Tomori e Hernandez in difesa, Bennacer e Tonali a centrocampo, Saelemaekers, Diaz e Leao sulla trequarti, Giroud in attacco.

Stesso sistema di gioco anche per D’Aversa, che risponderà con Audero tra i pali, Bereszynski, Yoshida, Colley e Augello nel reparto arretrato, Thorsby e Silva in mediana, Candreva, Gabbiadini e Damsgaard alle spalle dell’eterno Quagliarella.

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