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Invesco punta sulla sostenibilità: 34,5 miliardi di asset Esg (+64%) nel 2020

invesco.com

La sostenibilità come criterio fondamentale di gestione della strategia di investimento. Invesco ha già integrato i fattori ambientali, sociali e di Governance, noti come “criteri ESG”, nel 75% dei propri investimenti ed entro il 2023 punta ad arrivare al 100%. Parlando in cifre, nel 2020, gli asset under management ESG di Invesco ammontavano a 34,5 miliardi di dollari. Nel 2019 erano pari a 21 miliardi di dollari. In un solo anno il rialzo è stato dunque pari al 64,3%. A livello globale, la società di asset management gestisce 1,3 trilioni di asset per conto di diversi clienti (dato aggiornato al 31 gennaio 2021) e un totale di 40 prodotti ESG disponibili sul mercato.

Questa la fotografia che emerge dal “2020 Investment Stewardship Annual Report”, nel quale Invesco illustra le attività di engagement, approccio al proxy voting e aree di azione su cambiamenti climatici ed equità sociale.

“Lo scorso anno è stato un periodo d’incertezza, ma la nostra forte focalizzazione su corporate governance e stewardship non ha vacillato. Continuiamo a impegnarci in modo significativo nelle attività di engagement con i clienti nell’ottica di gestire le problematiche di breve termine, i rischi a lungo termine e le nuove opportunità”, ha affermato Cathrine de Coninck-Lopez, ESG Global Head di Invesco, aggiungendo che. “I fattori ESG sono integrati in tutto ciò che facciamo e sono alla base del modo in cui miriamo a realizzare il valore ricercato dai clienti.”

LA STRATEGIA ESG

Sono tre gli aspetti fondamentali su cui Invesco ha incentrato la propria filosofia sostenibile. Primo tra tutti la concretezza: nel momento in cui si valutano i criteri ESG implementati dalle aziende, si deve tener conto anche del rischio e del contesto economico in cui si sviluppano. Interessante anche il concetto di “miglioramento” portato avanti dall’azienda. Non si investe solo sulle società che hanno già implementato al 100% la propria strategia ESG, ma si tiene conto anche del percorso che le aziende possono compiere in termini di pratiche sostenibili, perché questo può determinare “performance finanziarie favorevoli nel lungo termine”, spiega Invesco. Terzo criterio fondamentale è “l’engagement”, considerato come opportunità. Per questo motivo il colosso di Atlanta rietene il dialogo con le società in portafoglio “una componente essenziale del processo d’investimento dei team fondamentali”.

PROXY VOTING ED ENGAGEMENT

Nel “2020 Investment Stewardship Annual Report”, Invesco spiega come il proxy voting  sia “una parte integrante delle proprie responsabilità di gestione degli investimenti”. Per questo motivo, lo scorso anno, la società ha votato in 10.399 assemblee su 247.465 delibere in 74 mercati, ottimizzando l’engagement e mantenendo un costante dialogo con gli investitori attivi. “Le nostre strategie passive – aggiunge Invesco –  di norma esprimono un voto in linea con il detentore della maggioranza della componente active equity detenuta da Invesco. Di conseguenza, l’impatto del nostro voto è amplificato conferendo ai nostri gestori azionari attivi un’autorevolezza ancora maggiore nei confronti delle società in portafoglio”, si legge nel report.

Parallelamente al proxy voting, un’altra via per gestire il valore degli investimenti è quella di stimolare l’engagement con il management societario, una pratica che consente a Invesco di intervenire attivamente sugli aspetti ESG di un’azienda che potrebbero avere un impatto sul valore futuro. “Per tale ragione, Invesco ha tenuto più di 2.000 riunioni di engagement con le aziende nel corso del 2020”, specifica la società.

CAMBIAMENTO CLIMATICO ED EQUITÀ SOCIALE

Quando si parla di sostenibilità è impossibile non fare riferimento ai problemi innescati dal cambiamento climatico. Invesco si è impegnata a rispettare le raccomandazioni della Task Force on Climate-related Financial Disclosures e investe nelle aziende che allocano capitali alla transizione. Lo scorso anno la società statunitense ha supportato il 55% delle proposte degli azionisti che hanno richiesto alle aziende maggiori informazioni sui rischi del cambiamento climatico per le attività aziendali e maggiore trasparenza sulla vigilanza, sui meccanismi di controllo, sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, incluse le emissioni di metano.

Passando invece all’equità sociale, sono state intraprese diverse iniziative globali, tra le quali il Women’s Network, una LGBT Network e una Black Professionals’ Network. Lo scopo è quello di raggiungere una rappresentanza femminile di almeno il 35% tra i senior leader entro il 2022, dall’attuale 33%. 

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