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Intesa Sanpaolo motore dell’economia: 2,26 miliardi di utili

FIRSTonline

 Intesa Sanpaolo ha archiviato il primo semestre del 2019 con un utile netto di 2,266 miliardi, in crescita del 4% rispetto allo stesso periodo del 2018. “Il miglior risultato dal 2008” annuncia l’ad Carlo Messina. Il risultato, tra l’altro batte il consensus che prevedeva un utile di 915 milioni di euro. 

Tornando ai conti, i proventi operativi netti sono calati del 3,8% a 9,1 miliardi, con interessi netti a 3,5 miliardi (-4,7%) e commissioni nette a 3,9 miliardi (-4,1%). I costi operativi hanno registrato un ribasso del 3,2% a 4,5 miliardi, per un rapporto cost/income salito al 49,3%. Quanto alla solidità patrimoniale, il coefficiente Cet1 a regime è pari al 13,9%, considerando 1,8 miliardi di dividendi maturati nel periodo.

In virtù dei risultati raggiunti, la banca ha confermato i target per il 2019, anno in cui il gruppo prevede “un aumento del risultato netto rispetto al 2018, conseguente a una crescita dei ricavi, una continua riduzione dei costi operativi e un calo del costo del rischio”. Tutto come previsto anche per il dividendo. La politica dell’istituto stabilisce “la distribuzione di un ammontare di dividendi cash corrispondente a un payout ratio pari all’80% del risultato netto”.

“Siamo particolarmente soddisfatti del primo semestre 2019: in un contesto più complesso del previsto, Intesa Sanpaolo conferma la capacità di raggiungere risultati importanti, in linea con l’obiettivo di un utile netto superiore a quello del 2018″. ha dichiarato Carlo Messina, commentando i conti semestrali. Quanto alla qualità degli asset, il ceo ha sottolineato che “dopo 15 trimestri consecutivi di calo dal picco del 2015, lo stock dei crediti deteriorati è stato ridotto di 33 miliardi, al livello più basso dal 2009”. Nel semestre, inoltre, Intesa ha “registrato il più basso flusso di crediti deteriorati del primo semestre di sempre, grazie alla nostra capacità di gestire in maniera proattiva i crediti e grazie alla qualità delle nostre aziende clienti, attualmente molto più solide e profittevoli rispetto a quanto non fossero prima della crisi del 2008”.

Proprio sui crediti deteriorati, Intesa ha annunciato oggi la firma di un accordo vincolante con Prelios sui crediti classificati come inadempienze probabili, ovvero gli Utp (unlikely to pay). L’intesa stabilisce la vendita e cartolarizzazione di un portafoglio di Utp del segmento Corporate e Pmi del gruppo Intesa Sanpaolo pari a circa 3 miliardi lordi a un prezzo di circa 2 miliardi, “in linea con il valore di carico’”. 

Le parti firmeranno inoltre “un contratto di durata decennale per il servicing di crediti Utp del segmento Corporate e Pmi del gruppo Intesa Sanpaolo da parte di Prelios, con un portafoglio iniziale pari a circa 6,7 miliardi lordi, a condizioni di mercato e con una struttura commissionale costituita in larga prevalenza da una componente variabile volta anche a massimizzare i rientri in bonis”. 

Tenendo conto della vendita dei 3 miliardi, rispetto ai dati al 30 giugno l’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi si riduce dall’8,4% al 7,7% al lordo delle rettifiche di valore e dal 4,1% al 3,6% al netto.

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Categories: Finanza e Mercati