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In Borsa Ipo Iveco fa volare Cnh mentre Interpump sprofonda

Iveco

Piazza Affari sale dello 0,26% a 27.633 punti, al termine di una seduta ricca di informazioni sull’andamento delle società grazie a un gran numero di trimestrali, ma frenata dal clima incerto sui mercati dopo l’inflazione record di ottobre vista ieri negli Stati Uniti. 

Al termine delle seduta il Ftse Mib appare spaccato tra il boom di Cnh (+4,38%) che è ai massimi storici dopo la pubblicazione del prospetto per la quotazione di Iveco (il 3 di gennaio) e il tonfo di Interpump (-7,99%) dopo i conti, mentre è debole Telecom (-1,02%), nel giorno dell’atteso cda straordinario voluto dall’azionista Vivendi.

Nel resto d’Europa: Francoforte +0,11%; Parigi +0,2%; Amsterdam +0,21%; Londra +0,62%. Scivola Madrid -0,55%.

Si muove in direzioni opposte anche Wall Street, dove il Nasdaq è in progresso insieme allo S&P500, mentre il Dow Jones è in lieve calo zavorrata dal tonfo di Disney (-7%).

A indurre cautela contribuisce il quadro macro visto ieri e le scommesse sulle mosse delle banche centrali, mentre si avvicina la scelta di Joe Biden su Jerome Powell e cioè la decisione del presidente Usa di confermare o cambiare il presidente della Fed, con i bookmaker che danno l’attuale governatore al 70%. 

Il dollaro continua a correre e l’euro scende sotto 1,15 nel cambio contro il biglietto verde. Viaggia ad alta velocità anche l’oro, che ha preso l’abbrivio ieri con i dati sull’inflazione a stelle e strisce. Lo spot gold tratta al momento intorno a 1861 dollari l’oncia, in rialzo dello 0,6%.

Tornano gli acquisti sul petrolio: il Brent si muove in progresso dello 0,5% oltre 83 dollari al barile.

Dalla Cina intanto è arrivato stamane un input positivo per i mercati, perché Evergrande, pagando alcune cedole, ha evitato nuovamente un default potenzialmente destabilizzante. Hanno tirato un sospiro di sollievo il settore delle materie prime e dei materiali per le costruzioni in Europa. Altre nubi hanno però cominciato ad addensarsi sul Vecchio Continente spinte dalla continua crescita dei contagi da coronavirus e dalla crisi dei migranti che sta contrapponendo la Ue alla Bielorussa, con quest’ultima che minaccia di tagliare il transito del gas verso l’Unione.

Problemi che possono mettere i bastoni tra le ruote a una crescita che appare sostenuta e che oggi è stata certificata dalla Commissione Europa che ha rivisto al rialzo le previsioni, stimando +5,0% quest’anno per l’area euro dopo una recessione del 6,4% nel 2020; del 4,3% nel 2022 e del 2,4% nel 2023. In questo club l’Italia non è più la Cenerentola, ma una principessa che ha ritrovato la scarpetta e corre quanto e più degli altri paesi, anche se nel breve termine dovrà fronteggiare “alcuni venti contrari”. Nel 2021 la crescita stimata per l’Italia è del 6,2% (ultima la Germania, +2,7%), nel 2022 del 4,3% e nel 2023 del 2,3%. 

Per la ripresa europea “ci sono tre minacce chiave a questo quadro positivo – dice il commissario all’economia Paolo Gentiloni – un marcato aumento dei casi di Covid, più acuti nelle aree in cui le vaccinazioni sono relativamente basse; aumento dell’inflazione, trainata in gran parte da un’impennata dei prezzi dell’energia; e disagi nella filiera che stanno pesando su numerosi settori”.

In questo contesto salgono i rendimenti dei titoli di Stato di Eurolandia. In particolare il tasso del Btp decennale segna +0,91%  e quello del Bund -0,26%, con lo spread che sale leggermente a 117 punti base (+0,74%).

In Piazza Affari tra le blue chip migliori del giorno, dietro a Cnh, c’è Nexi +4,26%, che per la prima volta ha messo in trimestrale anche i conti di Nets mostrando un rialzo dei ricavi e dei margini. 

Sale Stm, +1,89%. Recupera Moncler +1,78%, mentre fallisce il rimbalzo Ferragamo -1,23%.

Bene Azimut +0,95% e tra le banche Bper +0,73%. Il rialzo è frazionale per Generali, +0,68%, con risultati oltre le previsioni.

Il tonfo maggiore è per Interpump, anche se i numeri appaiono solidi. Il titolo è molto cresciuto recentemente e quindi ha pochi margini, secondo alcuni analisti. Equita ha ridotto il giudizio a hold “ in quanto le prospettive 2022 sono ora più correttamente prezzate”, e Akros a “neutral”.

Poste perde l’1,59%, nonostante i risultati abbiano superato le attese. Il titolo è comunque sui massimi storici e quindi vittima di prese di beneficio. Debolezza per le utility a partire da Hera -1,3%.

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Categories: Finanza e Mercati