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Il Milan sprofonda ma Giampaolo resta, Napoli e Roma si rialzano

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Avanti con Giampaolo, nonostante tutto. È questa la notizia più importante che emerge dalla notte di San Siro, dove un Milan ai minimi storici esce umiliato dalla Fiorentina. L’1-3 finale infatti rende l’idea solo fino a un certo punto: più esplicative, in tal senso, le immagini della Curva Sud che abbandona lo stadio dopo il terzo gol dei viola, firmato da un sontuoso Ribery. Ridurre la rabbia solo al settore più caldo del tifo sarebbe però sbagliato, visto che tutto lo stadio ha letteralmente sommerso di fischi la prestazione dei rossoneri, la peggiore dell’intero campionato.

Ecco perché, alla luce di ciò, la notizia in copertina è la conferma dell’allenatore, quasi Maldini e Boban sapessero che, una volta caduto lui, sarebbe inevitabile seguirlo nel baratro. Sono stati loro, del resto, ad affidargli la panchina del Milan al posto di Gattuso, nonostante un campionato concluso a un solo punto dal terzo posto, e sono stati sempre loro a gestire il mercato, in entrata (spesi più di 80 milioni) e in uscita.

“L’allenatore è stata una scelta nostra, condivisa tra direzione tecnica e società e lo difenderemo sempre – la presa di posizione di Maldini. – È giusto dargli tempo, abbiamo una squadra giovane e sapevamo quali potevano essere i problemi anche se pensavamo di fare meglio. Quattro sconfitte in sei giornate sono tante e anche la qualità del gioco non è certo soddisfacente”. Carota e bastone insomma, a dimostrazione di uno scenario davvero difficile da gestire.

La certezza è che sabato prossimo contro il Genoa, in quel di Marassi, Giampaolo sarà ancora al suo posto, in caso di ulteriore sconfitta però, complice la sosta, potrebbe accadere qualsiasi cosa. In tutto ciò è giusto sottolineare anche la grande prova della Fiorentina, trascinata da un Ribery in formato Bayern (complimenti a Commisso, Barone e Pradè per l’intuizione) e capace di infliggere al Milan una sconfitta ben più netta di quanto non dica l’1-3 finale.

Se Donnarumma non avesse parato il rigore a Chiesa (70’), del resto, i gol sarebbero stati almeno 4 e anche l’unico rossonero, in fondo, nasce da una giocata individuale di Leao totalmente avulsa dal contesto, con un San Siro già svuotato e pieno di livore (80’). Prima era stato un monologo viola, anche perché a inizio ripresa, con la squadra di Montella in meritato vantaggio (14’, rigore di Pulgar), Musacchio si era fatto cacciare fuori per un fallaccio sul solito imprendibile Ribery (55’). Da lì in poi, se possibile, il dominio Fiorentina si era fatto ancora più netto, come certificato dai gol di Castrovilli (66’) e del fenomeno francese (78’).

“Tre giorni fa la squadra aveva fatto una partita ricca di personalità, avevo intravisto sprazzi di cose che a me piacciono, ma questa partita è stata giocata male individualmente, con poco senso dell’ordine – ha sospirato Giampaolo. – Mi assumo le mie responsabilità da allenatore, ma vado avanti convinto delle mie idee, non ho mai pensato alle dimissioni. Purtroppo sembrava che la squadra si fosse ritrovata a giocare a San Siro senza aver fatto un allenamento insieme, è questa la cosa che mi delude. I tifosi? Pagano il biglietto, hanno tutte le ragioni per essere arrabbiati”.

La classifica piange e trasforma il match di Marassi in un vero e proprio scontro salvezza: se sabato prossimo i rossoblu dovessero avere la meglio, infatti, il Milan si ritroverebbe addirittura in zona retrocessione…

Di tutt’altro tenore invece la domenica del Napoli, tornato alla vittoria dopo lo scivolone infrasettimanale. Contro il Brescia servivano i 3 punti, pena staccarsi ulteriormente, forse in modo addirittura definitivo, da Inter e Juventus. Missione compiuta, seppur con qualche grattacapo di troppo, a testimonianza che la squadra di Ancelotti, nonostante un mercato di qualità, non ha ancora trovato la ricetta giusta.

Il 2-1 del San Paolo non passerà alla storia per il gioco espresso, anzi quello, paradossalmente, era stato migliore mercoledì contro il Cagliari. Ieri però, nonostante il caldo estivo, gli azzurri hanno saputo sfruttare meglio le occasioni avute, portandosi a casa l’intera posta e regalandosi così qualche giorno di serenità in più.

L’approccio, forse anche grazie allo schiaffo di mercoledì, è stato buono e il Napoli, non a caso, ha sbloccato l’empasse già al 13’ con Mertens, bravo a finalizzare una bella azione nata sull’asse Fabian Ruiz-Callejon. Pochi minuti e Manolas sembrava aver trovato il 2-0 ma il Var, giustamente, ha annullato per un tocco col braccio. Poco male, perché il greco si è rifatto con gli interessi in pieno recupero deviando in rete una sponda di Maksimovic, per un raddoppio azzurro che aveva tutta l’aria della sentenza.

Guai però a dare per vinto il Brescia, capace di venir fuori con coraggio e determinazione, oltre che con la classe di alcuni suoi elementi. Tonali, per esempio, è un giocatore di categoria superiore e Balotelli, pur con tutti i suoi alti e bassi, non ha bisogno di presentazioni. Proprio Super Mario ha riaperto il match con un bel colpo di testa al 67’, riallacciando così il feeling con la A che mancava dai tempi del Milan. Una rete che ha rinvigorito il Brescia e fatto soffrire il Napoli, costretto a resistere per portarsi a casa i 3 punti.

“Dovevamo chiuderla prima ma in queste partite, con grande caldo, è normale soffrire – l’analisi di Ancelotti. – Nel primo abbiamo fatto bene, nella ripresa eravamo andati meglio contro il Cagliari ma sono comunque soddisfatto. Inter-Juve? Sono più preoccupato per Genk e Torino…”.

Vittoria importante anche per la Roma, tornata a sorridere dopo il ko con l’Atalanta. A Lecce serviva una risposta e la squadra di Fonseca l’ha data, per giunta senza subire gol: una novità assoluta in campionato (in Europa era già successo) e chissà che non possa essere il primo passo di una ritrovata solidità. Espugnare il Via del Mare non era facile e infatti non lo è stato: nella prima parte di gara è stato l’equilibrio a regnare sovrano, con la squadra di Liverani più volte pericolosa in contropiede.

Nella ripresa però ecco una Roma diversa, capace di imporre il suo maggior tasso tecnico e la personalità giusta. Grande protagonista Mkhitaryan, che prima ha sbagliato clamorosamente l’1-0, poi lo ha propiziato servendo un cioccolatino sulla testa di Dzeko, su cui Gabriel poteva opporsi molto meglio (56’).

Da lì in poi i giallorossi hanno mostrato grande maturità, gestendo il vantaggio senza correre grossi pericoli, sfiorando anzi il gol che avrebbe chiuso ogni discorso. L’occasione più grande l’ha avuta Kolarov su rigore ma Gabriel, questa volta, ha risposto alla grande, costringendo il serbo a un errore dal dischetto che mancava dal 2010. Poco male, perché la Roma ha vinto comunque, rilanciandosi sia nel morale che in classifica.

“È sempre importante vincere questo tipo di partite – il commento soddisfatto di Fonseca. – Penso che abbiamo fatto una buona prestazione, controllando sempre il match e creando molte occasioni da gol, potevamo segnarne 5 o 6. Sono contento poi di non aver incassato reti, stiamo arrivando all’equilibrio che chiedo alla squadra”.

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