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Il divorzio Gates: retroscena scottanti per un addio miliardario

Imagoeconomica

No, non c’è prescrizione per il Bunga Bunga. Almeno negli Stati Uniti dove, rivela il Wall Street Journal, nientemeno che Bill Gates ha dovuto rassegnare le dimissioni dal board della “sua” Microsoft. Il motivo? Una scappatella coniugale (o qualcosa di più, vista la durata della relazione) nell’anno Duemila, quando il re del software ebbe la disgraziata idea di consolarsi dagli attacchi dell’Antitrust andando a piangere sulla spalla di una sua dipendente. E mal gliene incolse. La storia è arrivata ai piani alti del board di Microsoft nel 2019 che, senza alcun timore reverenziale per il boss (così si comporta un board indipendente), ha dato incarico ad un private eye di andare fino in fondo senza alcun rispetto per colui che condivide con il compianto Steve Jobs (nemmeno lui uno stinco di santo) il titolo di icona massima della new economy. Una cosa seria, mica un’indagine giallo-rosa al punto che, il 13 marzo del 2020, Gates diede a sorpresa le dimissioni sia dal cda della società che da quello di Berkshire Hathaway dell’amico Warren Buffett. Un’ esagerazione? No, spiega il giornale di Rupert Murdoch, un gesto imposto dai vertici del colosso del software per evitare che Microsoft venisse coinvolta nelle inchieste sulle molestie sessuali che stavano esplodendo qua e là nell’America pseudo puritana. 

Uno scrupolo eccessivo? Mica tanto, a giudicare dai retroscena che emergono sul divorzio da 130 miliardi di dollari tra Bill, rapidamente invecchiato via stress dismettendo quell’aria da eterno ragazzo del college che l’ha accompagnato dagli anni Novanta, e Melinda French (come ormai vuol farsi chiamare rispolverando il nome da ragazza) Gates. Lei, entrata fresca di laurea in Microsoft nel 1987 con il ruolo di product manager, aveva descritto nel 2016 il momento fatale del primo bacio: anno 1994, dopo una lunga corsa sotto la pioggia dopo una conferenza di Bill al campus. Altri tempi. Da allora infatti Melinda ha raccolto una serie di episodi che hanno dipinto il marito in ben altre sembianze. Qualcosa si era già intuito nel 2019 quando Melissa annunciò che la Fondazione avrebbe investito un miliardo di dollari per sostenere la parità effettiva della donna. “ Anche se ormai le donne lavorano a tempo pieno – dichiarò   a Time – e sopportano buona parte degli obblighi della vita familiare, sono loro a subire ingiustizie e molestie, vittime di una rappresentazione ingiusta del rapporto tra i sessi”.

Parole che assumono oggi un significato di sfida, alla luce dei retroscena che stanno venendo fuori dietro un divorzio che non riguarda solo il tesoretto di Microsoft, ma anche ville, partecipazioni nella catena alberghiera Four Seasons, la prima società raccolta rifiuti in Usa, decine di altri pacchetti azionari. Oltre ovviamente alla più importante Fondazione filantropica del pianeta. E pure il codice Leonardo, acquistato per 30 milioni di dollari alla vigilia del lancio di Microsoft ’95.

Altro che secchione, tutto casa e computer. Secondo le rivelazioni del New York Times Bill nascondeva la stoffa del mandrillo dietro quel faccione di bravo ragazzo: un finto timido che, nel 2006, si era proposto per un incontro galante con un’altra dipendente. “Ma se ti disturba – disse – facciamo che non sia mai successo”. E lo stesso approccio, sfortunato, l’ha usato in un’altra occasione, sempre con una Microsoft girl. Un’abitudine, visto che ben sei dipendenti del gruppo hanno confidato al Times che Bill era solito provarci, dentro e fuori l’ambiente di lavoro. 

Eppure, da buon mandrillo, Gates ha saputo difendere la sua privacy rispetto alla famiglia fino al 2017, quando è esploso il caso Michael Larson, ovvero il gestore che per trent’anni ha amministrato con assoluta fedeltà il patrimonio privato dei due. Ma una lettera galeotta lo ha messo nei guai: una commessa del grande negozio di bici posseduto dallo stesso Larson lo accusò di averla “sedotta e bidonata”. E lei, con felice intuito, informò della situazione i coniugi Gates. Il risultato? Un bell’assegno per la fanciulla. Tutto finito? Per niente. Melinda voleva lo scalpo del fedifrago (ovviamente in età da nonno), Bill si impuntò. E Larson guida ancor oggi Cascade Investment.

La signora Gates, che qualche sospetto l’aveva dietro tanta solidarietà maschile, cominciò così a guardare con occhio critico la frequentazione del marito con mister Epstein, allora facoltoso membro del jet set con amicizie importanti (vedi il principe Andrea d‘Inghilterra), oggi, suicida in cella sotto una valanga di accuse, sinonimo di molestatore numero uno d’America e non solo. Che ci fa Bill con uno così, si domandò Melinda?  E a ben poco servirono i giuramenti del marito, che continua a ripetere di aver incontrato Epstein solo per motivi filantropici. Sarà così, ma sono stati documentate cene private tra i due, incontri misteriosi in cui è difficile che si sia parlato di malaria nel Burundi o di vaccini per il Bangladesh.

 Di qui la decisione di Melinda di procedere al divorzio. Senza fare sconti. La sua fondazione, del resto, sta per ricevere un altro contributo miliardario: Scott McKenzie, l’ex signora Bezos scaricata dal numero uno di Amazon innamorato della giornalista Lauren Sanchez, ha deciso di contribuire con i 45 miliardi di dollari ricevuti in sede divorzio, alle sorti della Melinda French Foundation. Attenti, re della new economy. L’antitrust non vi ha fermato, ma quelle due fanno paura. 

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