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I campioni dello sport pizzicati dal fisco: Cannavaro ultimo caso

Dopo Lionel Messi, Fabio Cannavaro. Nel giro di poche settimane due dei più recenti Palloni d’Oro finiscono nel mirino del Fisco, rispettivamente spagnolo e italiano. La Pulga, come è noto, è sotto processo per frode fiscale dopo che un giudice istruttore di Gavà ha respinto lo scorso 3 ottobre il ricorso del fuoriclasse argentino del Barcellona contro la sua incriminazione (nonostante la Procura si fosse espressa per il proscioglimento). La frode contestata è di 4,1 milioni di euro, consumata negli anni 2007, 2008 e 2009.

Più lieve invece la presunta irregolarità commessa dal capitano della Nazionale campione del mondo nel 2006: Fabio Cannavaro è accusato di aver creato una società fittizia con moglie e cognato, sottraendo al Fisco italiano 900mila di euro. La frode è stata scoperta nel 2011 dall’Agenzia delle Entrate e la società fasulla si chiama FD Service.

Gli ultimi due casi, eclatanti per i nomi in ballo, non sono tuttavia gli unici della storia del calcio, spesso alle prese con il “nero”. E’ infatti noto a tutti che a finire nei guai è stato persino uno dei più grandi di sempre, Diego Armando Maradona, che nella sua esperienza napoletana avrebbe sottratto, complici anche gli interessi maturati negli anni, la bellezza di quasi 40 milioni di euro. Proprio l’1 agosto scorso il Pibe de Oro si è visto rigettare dal Tribunale di Napoli l’ennesimo ricorso contro la sentenza che lo condanna per evasione fiscale in Italia. La Commmissione Tributaria del foro campano ha così accolto le tesi di Equitalia e dell’Agenzia delle entrate, dichiarando inammissibile l’iniziativa processuale di Maradona volta a ottenere l’annullamento del proprio debito con lo Stato.

Destò scalpore anche quando a finire nel mirino del Fisco furono diversi giocatori del Milan degli “Invincibili”. In particolare i tre campioni olandesi, Van Basten, Rijkaard e Gullit, che tra gli anni ’80 e ’90 regalarono ai tifosi rossoneri un ciclo di vittorie irripetibili, furono imputati di aver ricevuto dal Milan, attraverso complicati passaggi su conti esteri, circa 67 miliardi di lire (oltre 34 milioni di euro), di redditi non dichiarati. I tre hanno poi patteggiato, mentre nell’agosto 2005, anche se per altri motivi, è stato condannato a cinque mesi di reclusione il capitano di quella squadra, Franco Baresi: la pena fu poi convertita in una multa di 5.900 euro, nell’ambito di una truffa sulla vendita di quadri.

Assolto invece un altro capitano storico del Milan e della Nazionale: Paolo Maldini è stato ritenuto non colpevole anche in secondo grado, quest’anno, dall’accusa di corruzione a accesso abusivo al sistema informatico. Era accusato di avere tenuto “a libro paga” un funzionario dell’Agenzia delle entrate per evitare controlli fiscali e aveva già ottenuto un’assoluzione nel 2013. 

Queste discutibili vicende non riguardano tuttavia soltanto il mondo del calcio. Molto famoso ad esempio anche il duello di Valentino Rossi con il Fisco, con contestazioni per quasi 44 milioni di euro e il videomessaggio di autodifesa registrato nel 2007 a Londra dal campione marchigiano (immediatamente trasmesso da Tg 1 e Tg5). Tutto inutile: Rossi viene disarcionato da Equitalia pochi mesi dopo. E nel febbraio 2008 patteggia pagando quasi 35 milioni di euro. 

Anche il ciclista toscano Mario Cipollini, campione del mondo nel 2002, era finito a sua volta nei guai: il 17 aprile 2008 viene condannato a 22 mesi di reclusione (coperti dall’indulto) per evasione fiscale. Ma nel giugno 2010 viene assolto dalla corte d’appello di Firenze. Altro caso “di scuola”, restando fra i big, fu quello dello sciatore Alberto Tomba, poi assolto dall’accusa di frode fiscale per la quale la Procura aveva chiesto 10 mesi di reclusione. Condannato invece il padre Franco a un anno e quattro mesi con la sospensione della pena. 

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